Il falsario - Operazione Bernhard

Esce con una settimana di ritardo sul Giorno della Memoria, riservato nei cinema italiani a “Hotel Meina” di Carlo Lizzani: rievocazione – da sceneggiato che fu – della carneficina sul Lago Maggiore, nel settembre 1943 (c’è perfino la bella tedesca doppiogiochista, a testimoniare l’amore dei figli di Goethe per il paese “dove fioriscono i limoni”). Esce con un anno di ritardo sulla Berlinale 2007, dov’era in concorso tra qualche polemica e nessun premio. Il regista – viennese, nato nel 1961 – non aveva abbastanza pedigree. Nel suo passato troviamo un horror ospedaliero con Franka Potente (“Anatomie”), e il suo seguito, “Anatomie 2”. Macchie che non si cancellano, neanche dopo un bel film come questo. La singolare storia vera – tratta dalle memorie di Adolf Burger, numero 64401 tatuato sul polso, 90 anni, un libro intitolato “L’officina del diavolo” – racconta gli esperimenti di falsificazione del Reich tedesco, ormai avviato verso la sconfitta. In difficoltà con l’esercito, decise di fabbricare sterline e dollari fasulli, per minare l’economia dei nemici. Le banconote tarocche furono usate da Himmler, racconta il tipografo promosso a falsario, per compensare i servizi resi dalla spia Cicero. L’eroe del film si chiama Salomon Sorowitsch, pittore donnaiolo che prima fa soldi dipingendo quadri, poi decide che tanto vale fabbricare direttamente la carta moneta. Quando viene catturato dai nazisti e avviato ai campi di concentramento, per un po’ se la cava disegnando ritratti. Scelto per l’operazione Bernhard, viene trattato con tutti i riguardi. I prigionieri falsari avevano letti e lenzuola pulite, cibo decente, musica classica, ping pong, mentre nelle baracche a fianco gli altri ebrei morivano di fame, o di freddo, o di Cyclon B, o di pallottole. Da qui il Grande Dilemma: se aiutando gli aguzzini nei loro scopi riesco ad aver salva la vita, posso farlo senza farmi assalire dal rimorso? E non sarebbe più giusto per la causa fingere di lavorare, e intanto sabotare l’impresa, producendo banconote imperfette? L’attore protagonista Karl Markovics – nel prologo lo vediamo a Montecarlo, con una valigia di banconote – è perfetto per la parte. Tanto azzeccato e macilento che ogni tanto viene il dubbio: non somiglia un po’ troppo all’ebreo disegnato nelle vignette antisemite?

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