Riscatto laurea gratis per la pensione: la campagna social arriva al Miur

I responsabili del coordinamento nazionale ricevuti al ministero dell'Istruzione: per ora non si parla di disegni di legge ma di futuro tavolo tecnico. Ma non mancano i dubbi

RiscattaLaurea

Foto tratta dalla pagina Facebook "RiscattaLaurea"

Il riscatto gratuito della laurea per tutti i laureati italiani. È l'obiettivo di una campagna social dall'hashtag chiarissimo, #RiscattaLaurea, con tanto di coordinamento nazionale e pagina Facebook da oltre 5.000 “mi piace”. Il riscatto per fini pensionistici formalmente è già previsto, ma i costi non sono proprio marginali, dunque la diffusione non è capillare. I responsabili del coordinamento, Luigi Napolitano e Rosario Pugliese, sono andati oltre la semplice viralità, incontrando al ministero dell'Istruzione Marco Mancini, capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca, e Andrea Giorgio, responsabile della progettazione politiche pubbliche della segreteria particolare del ministro Valeria Fedeli.

  

Per il momento non si parla di progetti di legge in questo senso, ma nelle prossime settimane potrebbe essere convocato un tavolo tecnico. L'eventuale concretizzazione dell'idea non è semplice, considerando chi sta usufruendo del riscatto pagando. “Ogni ipotesi che escluda la totalità dei laureati ci vedrebbe fermamente contrari e pronti a portare in piazza la protesta”, dicono Napolitano e Pugliese, facendo riferimento all'ipotesi del riscatto gratuito per i nati tra il 1980 e il 2000 o agli iscritti dal 2018 in poi.

  

“Quella degli anni Settanta è in assoluto la generazione più vessata dalla crisi economica internazionale, specie considerando che i laureati della suddetta fascia di età, dopo anni di intensi studi e sacrifici, hanno subito tra gli effetti della crisi anche licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, disoccupazione e, nei casi migliori, ricollocazione per gli assunti a tempo indeterminato”, affermano i responsabili del coordinamento RiscattaLaurea. “Non di rado - aggiungono - ne è conseguita la perdita di molti mesi di lavoro, ma anche l’espulsione dai cicli produttivi e, col passare del tempo, l’invecchiamento rispetto alle esigenze del mercato, la perdita di competenze e, in un circolo vizioso, l’impossibilità di ricollocarsi”.

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