Qualità musicale e fair play, inizia il prendere o lasciare di X Factor

Prima puntata dei bootcamp. Fedez (under uomini) e Manuel Agnelli (gruppi) hanno selezionato i 5 concorrenti da cui usciranno i tre che andranno alla fase finale

Qualità musical e fair play, inizia il prendere o lasciare di X Factor

Manuel Agnelli con i gruppi selezioni al Bootcamp (foto profilo Facebook XFactor)

Sono stati il fair play e la qualità musicale a farla da protagonisti nella puntata di ieri di X Factor. Finite le audition, eccoci ai cosìddetti bootcamp durante i quali 2 dei 4 giudici hanno selezionato i concorrenti (5 per categoria) che avranno accesso agli home visit, prima dei live. Prima, cioè, della gara vera.

 

  

E quindi: A Fedez, sono toccati gli under uomini. Mentre i gruppi sono, finalmente, finiti nelle sapienti mani di Manuel Agnelli.

 

A rompere gli indugi, il fidanzatissimo di Chiara Ferragni che, davvero perfetto nella veste che indossa a X Factor, ha selezionato senza particolare fatica i 5 concorrenti che rivedrà agli home visit.

Dentro Gabriele, la faccia pulita e una camicina a quadri con le maniche corte che, con la sua chitarra (e la sua voce, ovvio), ha convinto - di nuovo - portando When we were young di Adele. Per lui: una delle 5 sedie e pure la standing ovation del pubblico.

  

Si è seduto anche Domenico. Alle audition aveva portato una stupefacente versione di Prince. Ieri, seppure con un più modesto Charlie Puth, non he deluso le aspettative: “Hai una cosa che gli altri non hanno, tu il palco te lo mangi ed è come se fossi già un professionista”, gli ha detto Fedez. Si è seduto al posto di Sidy, il ragazzo troppo emotivo per un palco come quello di X Factor.

  

 

Samuel Storm, lasciato il suo paese e la famiglia, arrivato qui da noi dopo 9 mesi di deserto e mare, ri-convince (“forse abbiamo davanti a noi un papabile vincitore di X Factor”, aveva già azzardato Fedez la prima volta che lo aveva ascoltato). Ha preso il posto del giovanissimo Luca Marzano che, nonostante i suoi 16 anni, ha incassato con la filosofia che nemmeno un adulto finito: “sono soddisfatto che lui abbia preso il mio posto”, ha detto congedandosi. Viva il fairplay.

 

Kamless ha portato i Maroon 5. Voce soave, quasi femminile, chitarra e gilet di jeans. Per Levante è intonatissimo. Per Fedez è un “porca troia” scandito off the records. “Non eri tra i miei favoriti, ma mi hai fatto totalmente cambiare idea”, gli ha confessato alla fine dell’esibizione. Si è seduto anche lui.

 

 

L’ultimo posto se l’è preso Lorenzo da Roma, 20 anni. Alle audition si era esibito su note di Rihanna e per Fedez era stato un no. Ma chi non si ricrede è un po’ scemo e, siccome Mister Ferragni non lo è di certo, si è ricreduto: dentro Lorenzo, fuori Francesco Bertoli, il biondino (un po’ Riki di Amici, ma di X Factor), che lo scorso anno rifiutò di concorrere insieme al suo gruppo nonostante fosse stato prescelto: “ho fatto questa esperienza due volte e mi ritengo soddisfatto, loro se la meritano tutta”. Ri-viva il fairplay, visto che parliamo di post- adolescenti, encomiabile. Pure troppo.

 

Finiti i giovanotti, è stata la volta dei gruppi. E di Manuel Agnelli: “Oltre a lavorare tantissimo, probabilmente non vincerete: voglio fare un lavoro di qualità”. Questa la premessa.

  

A iniziare, i The Heron Temple. Alle audition avevano portato Paolo Nutini e le fidanzate emozionate dietro le quinte. Rieccoli coi loro timbri decisi che convincono l’esperto Manuel: “oggi cantano tutti in maniera più leggera, ma io preferisco voi”, ha spiegato subito dopo la loro esibizione impeccabile. Si sono aggiudicati la prima sedia.

 

  

Quindi: Sem&Stenn. I due fidanzati del synth pop anni 80 che avevano incuriosito col loro inedito nuovo ma vecchio e comunque inedito per il palco di X Factor. Ieri hanno proposto una “versione oscura” di Into you di Ariana Grande. Calzoncini brillanti al ginocchio e calze di spugna bianche a mezzo polpaccio, i due hanno ri-conquistato pubblico e giudici: “Non so cosa posso fare di voi, ma qualcosa farò di sicuro perché per ora vi pigliate una sedia” ha decretato Manuel.

 

I Ros dalla provincia di Siena hanno portato Svalutation di Adriano Celentano. Il frontman è una frontwoman coi capelli fucsia e a soli 21 anni dimostra - come subito notato da Mara Maionchi - di avere le palle. L’interpretazione è ottima e loro si accomodano al posto dei Deadline induced punk.

 

Il premio personalità se lo sono aggiudicato i Maneskin con “una nostra versione di Io vengo dalla luna di Caparezza”. La loro esibizione per nulla banale ha spodestato i The Noiserz (quelli che “perché cazzo non vi chiamate Cavalli?” che per l’occasione avevano anche abbandonato l’inglese per l’italiano. Per De Andrè).

 

  

Ana e Carolina dalla penisola iberica sono state le ultime a esibirsi. Arrivate da Madrid coi loro cappellini da baseball, per prendersi la sedia dei bootcamp, ce l’hanno fatta. “Siete molto acerbe come band ma Ana ha un timbro pazzesco e un’emozionalità più da donna che non da ragazzina ma”. Agnelli è convinto. Noi pure.

 

Il prossimo giovedì toccherà a Mara Maionchi e alla bella Levante decidere chi prendere e chi lasciare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi