“Canto e non faccio politica, ma rido dei complottisti”. La versione di Gabbani

Dal clima pazzo alle scie chimiche, così Gabbani deride in musica i luoghi comuni

“Canto e non faccio politica, ma rido dei complottisti”. La versione di Gabbani

Francesco Gabbani (foto LaPresse)

Roma. Il complottismo va sempre più di moda, e dopo Dan Brown che scala le classifiche librarie e i populismi di ogni tipo che danno in tutto il mondo l’assalto alla politica adesso c’è anche “Pachidermi e Pappagalli” di Francesco Gabbani che sbanca la Hit Parade delle canzoni. Con una differenza non da poco, però. Il vincitore di Sanremo le “verità alternative” non le incensa: le demolisce sotto un fuoco concentrato di ironia. Neanche troppo cattiva, in verità. Ma comunque demolitrice. Con la premessa che lui “fa musica e preferisce parlare di musica” piuttosto che di politica, è stato comunque felice di conversare sul tema con il Foglio.

 

Partiamo allora dalla canzone. “Lo sai che tutto il mondo è chiuso in un display/ Il Dna dell’umanità viene da lontano/ Che ogni tre respiri sciogli due ghiacciai/ Il telefono ci spia, sono della Cia, il silenzio è d’oro/ Sai che Gandhi era un massone, i Beatles un’invenzione/ E che Adolfo si è salvato, il Titanic mai affondato/ Le catastrofi naturali? Tutta colpa dei Templari/ Scie chimiche e marziani, rettiliani!”. “Lo sai, la terra è piatta e dominata ormai/ Dalle lobby gay, da banchieri ebrei, un padrone solo?/ E Marilyn ed Elvis vivono alle Hawaii/ Hanno aperto un bar che si chiama Star, fanno affari d’oro/ L’uomo è stato già clonato, fatto a pezzi, resuscitato/ Si può campare a fieno, peggio il latte del veleno!/ Non esiste prova alcuna dello sbarco sulla Luna/ Le piramidi egiziane sono marziane!”. 

  

Insomma, qui abbiamo tutto assieme il riscaldamento globale, la Cia, la massoneria, i Beatles che non sarebbero mai esistiti, Hitler ancora vivo come d’altronde Marilyn ed Elvis, il Titanic mai affondato, i Templari, le scie chimiche, i marziani, i rettiliani, la terra piatta, le lobby gay, i banchieri ebrei, i vegani, l’archeologia spaziale alla Peter Kolosimo e Martin Mystère… Formidabile! Mancano gli americani che si sono fatti da soli l’11 settembre e i vaccini, e ha messo in musica tutto lo schiocchezzaio cospirazionista che circola sul web (e non solo). Ma come gli è venuto? “Assieme ai miei coautori volevamo ironizzare sul mondo della cospirazione – spiega Gabbani al Foglio – richiamando l’attenzione sulle tante bufale che proliferano, soprattutto nell’èra del web. Da lì, l’idea di elencare una serie di luoghi comuni e di concetti legati al complottismo. Ho voluto farlo, però, non in tono accusatorio, ma ironico. Perché far riflettere con il sorriso a volte può risultare più efficace che imporre concetti in modo serioso”.

 

A Sanremo ha vinto con “Occidentali’s Karma”, la cui fonte di ispirazione principale è stata dichiaratamente “La scimmia nuda” di Desmond Morris. Non è un po’ traumatico il passaggio da un testo che ha fatto la storia del pensiero occidentale ai polpettoni di Dan Brown e Graham Hancock?

 

“L’album ‘Magellano’ è intitolato proprio al grande navigatore. Nell’attraversare l’oceano, ha dovuto affrontare correnti e tempeste, governando la nave tra onde gigantesche: ho preso spunto da lui per compiere brusche virate”.

 

E’ un momento di canzoni che satireggiano la dipendenza da iPhone di coloro che sono peraltro i principali fan di chi le canta: da “Vorrei ma non posto” a “L’esercito dei selfie”. “Pachidermi e pappagalli” sta in questo filone – “Lo sai che tutto il mondo è chiuso in un display” – o la satira sul cospirazionismo va molto oltre? Lo suggerirebbe il video di “Pachidermi e Pappagalli”: il protagonista è un navigatore a vela che non ha affatto bisogno di Internet per rincretinirsi. Gli bastano ritagli di giornale cartaceo, una radio di vecchio tipo e una macchina da scrivere… “Le cospirazioni e il sospetto fanno parte dell’uomo – continua il cantautore toscano – pertanto non sono necessariamente legati agli strumenti tecnologici. Va però detto che internet ha amplificato il diffondersi di notizie fasulle, non controllate. Quanti di noi, oggi, s’informano leggendo il web e argomentando: ‘L’ho letto su internet’? In fondo, la mia canzone vuol essere un suggerimento: non prendete tutto per oro colato”.

 

“Abbiamo punti fermi e saldi/ Pachidermi e pappagalli”. “E a questa nostra nuova religione/ Un giorno proveremo a darle un nome/ A questo immenso canto a luci spente/ Dove tutto è eterno e dura poco più di niente”. C’è tenerezza o paura di fronte a questo imperversante bisogno di cospirazione? La solitudine ne è causa o conseguenza? “Ne è causa e conseguenza. Il mondo globalizzato del web avvicina tutti e ci fa sembrare di essere in contatto continuo col mondo. Però poi le piazze vere sono vuote e la gente s’incontra in chat. Oggi si cerca di colmare la solitudine reale con la compagnia virtuale, quindi con le idealizzazioni e con la fantasia. Ed è nella fantasia che le cospirazioni nascono”.

 

Questa canzone conferma comunque una grande capacità di concentrare tante citazioni in pochi versi, e per di più giocosi. In “Occidentali’s Karma” ci sembra di aver riconosciuto Shakespeare, Hume, Kant, Fromm, Morris, McLuhan, Eraclito, Gene Kelly, Budda, Andy Warhol, Pirsig, Marilyn Monroe, Marx, Raymond Aron… Abbiamo dimenticato o aggiunto qualcuno? “Sì, avete dimenticato Fabio Ilacqua, che è mio coautore del testo”.

 

E’ vero che, quando lo ha visitato a casa sua, Desmond Morris si era messo a fare il ballo della scimmia nuda ma la moglie gli ha impedito di postarlo su YouTube? “Ho promesso a Desmond Morris di non confermare nulla in merito. Però è stato bravissimo”.

 

Però è un po’ curioso. Lei ha dimostrato che si può stravincere Sanremo senza fare rima con cuore e amore ma parlando di Desmond Morris, quando proprio Morris nel suo libro spiegava perché le canzoni devono parlare di cuore… “’Occidentali’s Karma’ è stata una canzone atipica, nata da un lavoro di squadra con Ilacqua, Luca Chiaravalli e mio fratello Filippo Gabbani. Oltre al testo, ha proposto anche un ritmo che le persone hanno colto come coinvolgente. Credo che il pubblico abbia apprezzato questa novità, proposta in un tempio della musica come il Festival di Sanremo”.

 

Parliamo anche di altre canzoni dell’album “Magellano”. “Tra le granite e le granate” si limita a prendere in giro gli italiani in vacanza. Ma “A moment of silence” è dedicata ai soldati del D-Day: oltre che a Martin Luther King, Niccolò Copernico, Neil Armstrong, Sigmund Freud, Enrico Fermi, Socrate, Ulisse, Marco Polo e il Tempo del Sogno degli aborigeni australiani. Non ha paura di essere giudicato politicamente scorretto?

 

“La politica non è il mio mondo, perché i miei interessi sono attualmente concentrati nel fare musica. E la musica, pur risplendendo come un arcobaleno, non ha colori politici. Il mio intento è solo quello di proporre le mie creazioni musicali, abbinandole a testi non sempre canonici e spesso permeati di ironia. Non c’è mai l’intenzione di essere irrispettoso, né tantomeno offensivo. Le mie sono canzoni da cantare con il sorriso sulle labbra e quelle devono rimanere”.

 

Per molti il suo stile ricorda Battiato, e lei ha pure detto che vorrebbe fare un duetto con lui. La nostra impressione però è che lei abbia un magnifico senso dell’autoironia che a Battiato sembra mancare del tutto. O ci sbagliamo? “Battiato è indubbiamente uno degli artisti che ammiro di più – dice al Foglio Gabbani – Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di aver avuto un invito da parte sua, nella sua Sicilia. Per quanto riguarda la sua ironia, rispondo con un breve aneddoto: quando gli confessai tutta la mia stima e ammirazione, mi guardò e mi disse: ‘Contento tu…’”.

 

E andiamo infine alle sue radici. Carrara: una città famosa per gli anarchici e per le cave di marmo. E il movimento anarchico era nato proprio tra i minatori che nelle cave avevano imparato a usare la dinamite, e che poi a volte invocavano nelle loro canzoni. C’è qualcosa dell’anarchico, del cavatore o del dinamitardo (ovviamente in senso metaforico) nelle sue canzoni? “Sicuramente ho un legame molto forte con la mia terra e appena gli impegni di lavoro me lo permettono, torno a casa. Carrara è una terra sanguigna, spontanea. Ed è quella la spontaneità che io cerco di mantenere sempre. L’affinità con la mia musica la riscontro nella filosofia del cavatore, figura che quotidianamente lavora, suda e fatica per realizzare il proprio lavoro. Insomma, ‘sudore, fiato e cuore’ servono sempre per provare a ottenere qualche risultato, qualsiasi attività si voglia svolgere”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi