Muti “ritorna vincitor” con l'Aida di Salisburgo

Il Maestro plasma l'opera di Verdi con un cast stellare, fatto di fedelissimi: un successo

Muti “ritorna vincitor” con l'Aida di Salisburgo

Riccardo Muti

Doveva essere un successo. Lo è stato. Della prima di Aida al Festival di Salisburgo 2017 si parlava da mesi e tutti gli elementi assicuravano il trionfo. Qualcuno tra gli addetti ai lavori parla già di un’Aida storica. Sette repliche (la prima il 6 agosto ndr), biglietti (costosi) terminati dopo poche ore. Tante prime dentro la prima. Il debutto della diva Anna Netrebko nel ruolo di Aida, la prima volta di Francesco Meli nel ruolo di Radamès. La prima regia “lirica” anche di Shirin Neshat, l’artista iraniana (molto nota per le sue battaglie femministe) prestata all’opera, ma radicata professionalmente nel cinema e nelle arti visive. Senza dimenticare la presenza (per tre anni consecutivi al Festival di Salisburgo) del baritono Luca Salsi nel ruolo di Amonastro. E a chi affidare la guida di una scuderia così scintillante se non al pilota che meglio di chiunque altro sa condurre al trionfo? E che non ha eguali quanto alla conoscenza del melodramma verdiano?

 

Latitante al Festival di Salisburgo dal 1979, anno in cui la bacchetta la stringeva Herbert Von Karajan, Aida torna con Riccardo Muti. Anch’egli lontano dal Festival da sei anni e a digiuno di Aida dagli anni Settanta (solo una colossale registrazione con Placido Domingo e Montserrat Caballé del 1974). Basti pensare che, sotto la sua direzione, non è mai stata in cartellone alla Scala. Non sarà stata impresa facile conciliare la presenza del Maestro a un Festival così importante. E non è difficile scorgerne le condizioni. Prima di tutto il cast: Muti ha puntato su musicisti di altissimo profilo ma mai interpreti delle parti principali. Perché? Sicuramente per dettare la sua visione vocale dell’opera, lavorare sulla frase, arginare le ridondanze o le viziose usanze. Nello stesso cast, agli esordienti (immaginate quanto possa essere esordiente la divina Netrebko) il direttore ha affiancato dei fedelissimi: Luca Salsi è voce che segue spesso Muti in molte produzioni. Benedetta Torre (nel ruolo della Sacerdotessa) è fresca di studi nell’Accademia operistica del maestro. Anche l’esordio alla regia di Shirin Neshat dice di quanto Muti volesse voce in capitolo in tutto l’allestimento e non avrebbe accettato regie ‘sperimentali’. Ne è venuta fuori una produzione senza piramidi, sfingi e ridondanze che ha esaltato il carattere profondamente intimo della partitura verdiana. Un’opera dove regna la simmetria. Eliminato ogni elemento che potesse disturbare musica e canto. Alla regista è lasciato il giusto spazio, ma il tutto è sobrio, dismesso di fronte al dramma dei due amanti.

 

Si diceva un successo (prevedibile e meritato) ma Muti a Salisburgo dice molto di più. Prima di tutto il ritorno sempre più frequente del Maestro nelle Sale e nei Festival Europei (senza la presenza dell’Orchestra di Chicago o della “sua” Orchestra Cherubini); segnala un rinnovato interesse per un immenso artista che aveva colto l’invito della Chicago Symphony Orchestra come prestigioso esilio dopo le burrascose vicende romane. La direzione dei Filarmonici di Vienna in Aida prelude a un altro appuntamento che legherà Maestro e Orchestra viennese: il concerto del primo gennaio 2018. Non solo. La scelta di dirigere Aida in un Festival la cui importanza è paragonabile a quello wagneriano di Bayreuth fa sicuramente da traino per l’Italian Opera Accademy fondata dal Direttore e luogo di formazione per giovani cantanti, direttori d’orchestra e pianisti accompagnatori, che dal prossimo settembre vedrà l’allestimento proprio di Aida. Una nuova sfida per Riccardo Muti che lo vede sempre più spesso, in questi anni, ritornar vincitor.

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