Il bonus Stradivari diventa grande

Confermato e ampliato il contributo per tutti gli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati che acquistano uno strumento musicale nuovo. Così la cultura fa crescere il Paese

Il bonus Stradivari diventa grande

Uno Stradivari che verrà battuto all'asta. Il suo valore è stimato tra 1,3 e 2 milioni di sterline (foto LaPresse)

E anche quest’anno è stato approvato. Parliamo del Bonus Stradivari, idea dell’onorevole Raffaello Vignali di Area Popolare. Già introdotto con la legge di stabilità del 2016 prevedeva un contributo di mille euro per tutti gli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati che acquistavano uno strumento musicale nuovo (coerente con il percorso di studi in cui si è regolarmente iscritti), anticipati dal rivenditore sotto forma di sconto sul prezzo di vendita. Il ribasso era poi rimborsato a quest’ultimo come credito d’imposta di pari importo, da utilizzare in compensazione.

 

Anche quest’anno l’idea di fondo del Bonus Stradivari non è cambiata. Anzi per alcuni aspetti è stata ampliata. L’importo finanziato è passato al sessantacinque per cento del prezzo finale, per un massimo di euro 2.500, per l'acquisto di uno strumento musicale nuovo. Ampliate anche le categorie di utenti che potranno usufruirne: gli iscritti a tutti i corsi dei Conservatori (anche i pre - accademici), ai Licei musicali e a quegli Enti che rilasciano titoli di Alta Formazione Artistica e Musicale.

 

L’origine di questo bonus la spiega al Foglio lo stesso Vignali: “Sono un appassionato di chitarra classica e mi occupo di piccole imprese. Ho sempre frequentato negozi di musica e liutai. In una di queste botteghe c’era un ragazzo che avrebbe voluto comprare una chitarra da concerto ma non poteva permettersela”. Da questo incontro inizia uno studio di fattibilità che si conclude nel 2016 con il primo Bonus Stradivari. L’iniziativa è accolta dal mondo musicale e non solo come un primo concreto interesse verso un settore, quello della musica, che lamenta sempre una faziosa dimenticanza.

 

Vignali guarda già al futuro: “Sarebbe bello – continua – che il contributo si stabilizzasse e potesse essere esteso alle scuole medie a indirizzo musicale, che forse sono quelle a cui più farebbe comodo un tale aiuto”.  Quest’ultima considerazione è fondamentale perché molte volte le famiglie, i cui figli vogliono iniziare a studiare uno strumento musicale, non hanno i fondi necessari per l’acquisto e non offrono la possibilità ai propri ragazzi di iniziare un certo tipo di formazione.

 

Dello stesso parere Renato Meucci, Presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori che introduce un nuovo punto: “Questo bonus dà un po’ di respiro anche ai costruttori e rivenditori. In Italia i veri costruttori nel settore classico ed elettronico sono pochissimi. La liuteria regge ancora ma tutto il movimento, dal punto di vista della vera produzione, ha perso tanto”. Come successo a un rivenditore di San Benedetto del Tronto che ci dice di come “il terremoto, e tutti gli eventi atmosferici, hanno congelato tutti i mercati. Specialmente quello musicale. Il Bonus, in questo momento, è una manna dal cielo”. 

 

Eppure nel 2016 non tutti i quindici milioni di euro stanziati (come tetto massimo di spesa previsto anche per quest’anno) sono stati consumati. 11.738 gli studenti che ne hanno fatto richiesta per un totale di 10.538.123 euro. Alcuni di questi studenti sono ragazzi fuori sede che hanno iniziato l’Università e sono iscritti anche in Conservatorio. Come il caso di Alessandro che si è dovuto trasferire da Matera a Bologna e con il bonus ha potuto acquistare un pianoforte digitale che lo accompagna in ogni suo spostamento.

La bontà dell’operazione è evidente ma è molto interessante un altro aspetto che sembra, mutatis mutandis, apparentare questa iniziativa alla Buona Scuola (per quello che ormai ne rimane) di Renzi e Giannini: l’aver riportato l’attenzione, anche con piccole iniziative concrete, sulla cultura come mezzo per creare benessere e far crescere il paese. Incrementare professionalità o crearne di nuove partendo dalla base.

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