Per adesioni, interventi, esperienze, testimonianze e lettere al direttore:
moratoria@ilfoglio.it
Pubblichiamo il testo della lettera al segretario generale dell’Onu già sottoscritta da autorevoli personalità internazionali. Diffondetelo nel mondo e fatelo sottoscrivere. Le firme vanno inviate a moratoria@ilfoglio.it
Sono arrivate le prime adesioni internazionali alla lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite promossa dal Foglio.
A Sua Eccellenza Dr Ban Ki-Moon - Segretario Generale delle Nazioni Unite
Alle Loro Eccellenze primi ministri e capi di stato delle Nazioni UniteIn questi ultimi sessant’anni sono stati presi notevoli provvedimenti e fatti rilevanti sforzi per creare e sostenere gli strumenti giuridici intesi a proteggere gli ideali espressi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre del 1948 a Parigi. Negli ultimi tre decenni sono stati effettuati più di un miliardo di aborti, con una media annua di circa cinquanta milioni di aborti. Secondo l’ultimo rapporto dello United Nations Population Fund, in Cina si corre il rischio di aborti, incentivati e anche coattivi, per decine di milioni di nascituri in nome di una pianificazione familiare e demografica di stato. In India, per una selezione sessista, sono state eliminate prima della nascita milioni di bambine in 20 anni. In Asia l’equilibrio demografico è messo a rischio da un infanticidio di massa che sta assumendo proporzioni epocali. In Corea del nord il ricorso all’aborto selettivo tende alla radicale eliminazione di ogni forma di disabilità. Anche in occidente, l’aborto è diventato lo strumento di una nuova eugenetica che viola i diritti del nascituro e l’uguaglianza tra gli uomini, portando la diagnostica prenatale lontano dalla sua funzione di preparazione all’accoglienza e alla cura del nascituro e vicino al criterio del miglioramento della razza, distruggendo così gli ideali universalistici che sono all’origine della Dichiarazione universale del 1948.
Sottoponiamo alla Sua e alla Vostra attenzione una richiesta di moratoria delle politiche pubbliche che incentivano ogni forma di ingiustificato e selettivo asservimento dell’essere umano durante il suo sviluppo nel grembo materno mediante l’esercizio di un arbitrario potere di annichilimento, in violazione del diritto di nascere e del diritto alla maternità. L’articolo 3 della Dichiarazione universale afferma che “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Chiediamo ai rappresentanti dei governi nazionali che si esprimano a favore di un emendamento significativo al testo della Dichiarazione: dopo la prima virgola, inserire “dal concepimento fino alla morte naturale”. La Dichiarazione universale si riferisce infatti ai diritti umani “eguali e inalienabili” e proclama solennemente che gli esseri umani hanno una “dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana” (Preambolo). La scienza, alcune delle cui maggiori scoperte in campo genetico sono posteriori alla Dichiarazione, documenta inconfutabilmente l’esistenza di un patrimonio genetico umano già nell’embrione, un patrimonio unico e irripetibile, fin dal primo stadio del suo sviluppo. La Commissione britannica Warnock, nel 1984, fa del quattordicesimo giorno dal concepimento la soglia oltre la quale un embrione è non soltanto un essere umano, ma titolare del diritto a non essere manipolato sperimentalmente. I governi devono preservare e proteggere questi diritti naturali, che comprendono il diritto a un “patrimonio genetico non manipolato”.
La Dichiarazione del 1948 fu la risposta del mondo libero e del diritto internazionale ai crimini contro l’umanità giudicati tre anni prima a Norimberga. In risposta alla pratica eugenetica dei medici nazisti, la World Medical Association nel 1948 adottò la Dichiarazione di Ginevra nella quale si afferma: “Rispetterò la vita umana, a partire dal momento del concepimento”. L’articolo 6 dell’International Covenant on Civil and Political Rights, voluta dalle Nazioni Unite nel 1966, stabilisce che “ogni essere umano ha un inerente diritto alla vita”. L’aborto selettivo e la manipolazione selettiva in vitro sono oggi la principale forma di discriminazione su base eugenetica, razziale e sessuale nei confronti della persona umana. Quella stessa persona umana che le Nazioni Unite tutelano all’articolo 6 della propria carta dei diritti. A sessant’anni dalla proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è necessario rinnovare la nostra principale fonte di ispirazione umanitaria attraverso un emendamento all’articolo 3. Desideriamo perciò richiamare i governi a un profondo rispetto dei diritti della persona, il primo dei quali è l’inviolabile diritto alla vita.
Con osservanza
René Girard, antropologo membro dell’Académie française
Lord David Alton, membro della Camera dei Lord
Roger Scruton, filosofo inglese al Bircbeck College
John Haldane, professore di filosofia alla St. Andrews University
George Weigel, teologo e biografo di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, professore emerito di Filosofia all’Università di Monaco
Suor Nirmala Joshi, Superiora delle Missionarie di Madre Teresa di Calcutta
Josephine Quintavalle, direttrice del Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Centro di aiuto alla vita della clinica Mangiagalli di Milano
Pierre Mertens, presidente della Federazione internazionale Spina Bifida
Jean-Marie Le Mené, presidente della Fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, presidente della Christian Peoples Alliance inglese
Richard John Neuhaus, teologo e direttore di First Things
Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano
Lucetta Scaraffia, docente di storia all’Università La Sapienza di Roma
Bobby Schindler, fratello di Terri Schiavo
We publish here below the letter to the United Nation Secretary General that has been already supported by international personalities. Spread it through the English-speaking world and make people support it. Accessions could also be sent to moratoria@ilfoglio.it
Dear Dr Ban Ki-Moon - Secretary General of the United Nations
Dear Honourable Prime Ministers and Heads of State of the United NationsOver the last 60 years, notable measures have been adopted and efforts made to strengthen the legal framework designed to ensure the ideals expressed in the Universal Declaration of Human Rights that was approved in Paris on 10 December 1948. Over the last thirty years, more than a billion abortions have been performed, at an average of roughly 50 million a year. According to the latest report by the United Nations Population Fund, in China, tens of millions of unborn children are in danger of being aborted - through incentives or coercion - in the name of family planning and national demographics. In India, millions of babies have been eliminated prior to birth over the last 20 years for sexist reasons. In Asia, the demographic balance is threatened by mass infanticide, which is taking on extraordinary proportions. In North Korea, the use of selective abortion is leading to a radical way of eliminating all forms of disability.
In the western world, abortion has also become the tool of a new form of eugenics that is violating the rights of unborn children and equality among mankind. Originally, prenatal diagnosis was designed to help people prepare and care for their unborn children, but it is becoming a way a improving the human race and, in doing so, destroying the universalistic ideals that underlie the Universal Declaration of 1948.
We are calling on you to look at our request for a moratorium on public policies that encourage any form of unjustified or selective enslavement of a human being in the womb through the arbitrary use of the power to annihilate, which violates the right to birth and to motherhood. Article 3 of the Universal Declaration states that "Everyone has the right to life, liberty and security of person". We are calling on the representatives of national governments to back a key amendment to this part of the declaration, by adding in, after the first comma, the words "from conception to natural death". Indeed, the Universal Declaration refers to "equal and inalienable" human rights and solemnly proclaims the "inherent dignity...of all members of the human family" (Preamble). Science has shown us - and some of the major discoveries in the field of genetics come after the declaration - the irrefutable presence from the first stage of development of the human genetic pattern in the embryo, a pattern that is unique and unrepeatable. In 1984, the Warnock Commission in the UK determined that 14 days after conception an embryo is not only a human being, but also entitled to the right not to be used for experimental purposes.
Governments must preserve and protect these natural rights, which include "the right to inherit a genetic pattern which has not been artificially changed".
The 1948 Declaration was the response by the free world and international law to the crimes against humanity that had been prosecuted at Nuremberg three years earlier. In 1948, in response to the eugenic practices of the Nazis, the World Medical Association adopted the Declaration of Geneva, which stated: "I will maintain the utmost respect for human life from its beginning". Article 6 of the United Nations' International Covenant on Civil and Political Rights (1966) sets out that "Every human being has the inherent right to life". Today, selective abortion and selective in vitro engineering are the main ways in which eugenic, racial and sexual discrimination are perpetrated against human beings.
These are the same human being who are protected by article 6 of the United Nations charter of rights. Sixty years on from the Universal Declaration of Human Rights it is necessary to renew the primary basis of our humanitarian inspiration through an amendment to article 3. As such, we call on all governments to truly ensure the respect of the rights of people, including above all the right to life.
Yours faithfully
René Girard, anthropologist member of Académie française,
Lord David Alton, member of the House of Lords
Roger Scruton, British philosopher at Birbeck College
John Haldane, Philosphy professor at St. Andrews University
George Weigel, biographer of Karol Wojtyla and Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, Philosophy professor emeritus at Universität of Munich
Sister Nirmala Joshi, General mother superior of Missionaries of Charity
Josephine Quintavalle, director of Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Center for life help at Mangiagalli Clinic of Milan
Pierre Mertens, president of the International Federation for Spina Bifida, Jean-Marie Le Mené, president of Fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, president of British Christian Peoples Alliance
Richard John Neuhaus, chief editor of di First Things
Carlo Casini, president of Movimento per la vita Italy
Lucetta Scaraffia, professor of history at Università La Sapienza di Roma
Bobby Schindler, Terri Schiavo’s brother
Publicamos el texto en español de la carta al secretario general de la Onu ya firmada por destacadas personalidades internacionales.¡Les invitamos a que lo difundan en el mundo de habla española y que lo hagan firmar! Las firmas deben ser enviadas a moratoria@ilfoglio.it
A Vuestra Excelencia Sr. Ban Ki-Moon Secretario General de las Naciones Unidas
A Vuestras Excelencias Presidentes de Gobierno y Jefes de Estado de las Naciones UnidasEn estos últimos sesenta años se han tomado muchas medidas y no se han escatimado esfuerzos para crear y sostener los instrumentos jurídicos en materia de protección de los ideales contemplados en la Declaración Universal de los Derechos Humanos aprobada el 10 de diciembre de 1948 en Paris. En las últimas tres décadas se llevaron a cabo más de mil millones de abortos, termino medio unos cinquenta millones de abortos por año. Del último informe de United Nations Population Fund (Fondo de Población de las Naciones Unidas) se desprende que en China el aborto, fomentado o coactivo, es un riesgo que corren decenas de millones de niños que están por nacer en aras de una planificación familiar y demográfica gubernamental. En la India, en veinte años, por selección sexista se le quitó la vida a millones de niñas antes de nacer. En Asia el equilibrio demográfico peligra debido al infanticidio masivo de magnitud epocal. En Corea del Norte con el aborto selectivo se intenta eliminar radicalmente toda forma de discapacidad. En Occidente, el aborto también se ha vuelto en el instrumento de una nueva eugenesia que viola los derechos del feto y la igualdad entre los hombres. El diagnóstico prenatal ya no cumple su función de preparación para acoger y cuidar al bebé sino que es más bien un criterio para mejorar la raza, destruyendo de esta forma los ideales universales en los que se basa la Declaración Universal de 1948.
Sometemos a Vuestra consideración una petición de moratoria de las políticas públicas que fomentan formas de sumisión injustificada y selectiva del ser humano durante su desarrollo en el vientre de la madre mediante el ejercicio arbitrario de un poder de aniquilamiento, violando el derecho a nacer y a la maternidad. El artículo 3 de la Declaración Universal contempla que “Todo individuo tiene derecho a la vida, a la libertad y a la seguridad de su persona.”
Hacemos un llamamiento a los representantes de los gobiernos nacionales para que expresen su opinión a favor de un emendamiento significativo del texto de la Declaración: después de la primera coma, insertar “desde la concepción hasta la muerte natural”. La Declaración universal, de hecho, se refiere a los derechos humanos “iguales e inalienables” y proclama solemnemente que los seres humanos tienen la “dignidad intrínseca de todos los miembros de la familia humana” (Preambulo). La ciencia, con algunos de sus descubrimientos más significativos en el ámbito genético posteriores a la Declaración, documenta de forma irrefutable la existencia de un patrimonio genético humano en el embrión, un patrimonio único e irrepetible, a partir de su primera etapa de desarrollo. La Comisión británica Warnock, establece, en 1984, que a partir del décimo cuarto día de la concepción el embrión es un ser humano con derecho a no ser manipulado experimentalmente. Los gobiernos deben preservar y proteger estos derechos naturales que abarcan también el derecho a un “patrimonio genético que no esté manipulado”.
La Declaración de 1948 fue la respuesta del mundo libre y del derecho internacional a los crímenes contra la humanidad procesados tres años antes en Nuremberg. Como reacción a las prácticas eugenésicas de los médicos nazis, en 1948, la World Medical Association adoptó la Declaración de Ginebra en la que se afirma: “Respetaré la vida humana desde su comienzo”. El artículo 6 del International Covenant on Civil and Political Rights (Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos) aprobado por las Naciones Unidas en 1966, establece que “El derecho a la vida es inherente a la persona humana”. El aborto selectivo y la manipulación selectiva in vitro son la forma principal de discriminación entre los seres humanos por razones eugenésicas, raciales o sexuales. Es la misma persona humana que las Naciones Unidas amparan en el artículo 6 de su carta de los derechos.
A los sesenta años de la proclamación de la Declaración Universal de los Derechos Humanos es necesario renovar nuestra fuente principal de inspiración humanitaria enmendando el artículo 3.
Hacemos un llamamiento a los gobiernos para que respeten escrupulosamente los derechos humanos y, el primero de estos derechos es el derecho inviolable a la vida.
Con toda consideración
René Girard, antropólogo, miembro de la Academia Francesa
Lord David Alton, miembro de la Cámara de los Lores
Roger Scruton, filósofo inglés en el Bircbeck College
John Haldane, profesor de filosofía en la St. Andrews University
George Weigel, teologo y biografo de Karol Wojtyla y Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, profesor emérito de Filosofia en la Universidad de Múnich
Sor Nirmala Joshi, Superiora de las Misioneras de Madre Teresa de Calcuta
Josephine Quintavalle, directora del Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Centro de ayuda a la vida en la clínica Mangiagalli de Milán
Pierre Mertens, presidente de la Federación internacional de la Espina Bífida
Jean-Marie Le Mené, presidente de la Fundación Jérôme Lejeune
Alan Craig, presidente de la Christian Peoples Alliance inglés
Richard John Neuhaus, teologo y director de First Things
Carlo Casini, presidente del Movimiento por la Vida italiano
Lucetta Scaraffia, docente de historia en la Universidad La Sapienza de Roma
Bobby Schindler, hermano de Terri Schiavo
Nous publions en français le texte de la lettre au Secrétaire générale de l’Onu, qui vient d’être signée par des personnalités internationales reconnues. Diffusez-le dans le monde francophone et souscrivez-le. Les signatures peuvent être addressés à moratoria@ilfoglio.it
À Votre Excellence Monsieur Ban Ki-Moon, Secrétaire Général des Nations Unies
À Vos Excellences Messieurs les Premiers Ministres et Chefs d’État des Nations UniesAu cours de ces soixante dernières années, des mesures considérables ont été prises, et les efforts n’ont pas été ménagés, pour créer et soutenir les instruments juridiques visant à protéger les idéaux exprimés par la Déclaration Universelle des Droits de l’Homme, approuvée le 10 décembre 1948 à Paris. Et au cours des trente dernières années, plus d’un milliard d’avortements ont été pratiqués dans le monde, soit une moyenne annuelle de quelque cinquante millions d’avortements.
Le dernier rapport de l’United Nations Population Fund - Fonds des Nations Unies pour la Population – établit ainsi qu’en Chine, l’avortement encouragé, voire forcé, est un risque que courent des dizaines de millions d’enfants à naître, au nom d’une planification familiale et démographique organisée par l’Etat. En Inde, autre exemple, en une vingtaine d’années, des millions de fillettes ont été éliminées avant de naître, pour la seule raison qu’elles étaient de sexe féminin. En Corée du Nord, le recours à l’avortement sélectif est synonyme d’élimination radicale de toute forme de handicap. En Asie, l’équilibre démographique est en danger à cause de cet infanticide de masse qui prend des proportions jamais vues. Dans le monde occidental, l’avortement est également en passe de devenir l’instrument d’un nouvel eugénisme qui viole les droits de l’enfant à naître et l’égalité entre les hommes. Le diagnostic prénatal s’éloigne de plus en plus de sa fonction originale : préparer l’accueil et le soin de l’enfant; il tend même à devenir un critère de l’amélioration de la race, détruisant ainsi les idéaux universels sur lesquels repose la Déclaration universelle de 1948.
C’est pourquoi nous soumettons à votre attention à tous une pétition pour un moratoire des politiques publiques encourageant toute forme d’asservissement injustifié et sélectif de l’être humain au cours de son développement dans le sein maternel, par l’exercice d’un pouvoir arbitraire d’anéantissement, en violation totale du droit de naître et du droit à la maternité. L’article 3 de la Déclaration universelle affirme que tout individu a droit à la vie, à la liberté, à la sécurité de sa personne. Aussi demandons-nous aux représentants des gouvernements nationaux de s’exprimer en faveur d’un amendement significatif du texte de la Déclaration et plus précisément d’inclure, après la première virgule, ‘’de la conception jusqu’à la mort naturelle’’.
La Déclaration universelle se réfère effectivement aux droits de l’homme égaux et inaliénables, et proclame solennellement que les êtres humains possèdent une dignité inhérente à tous les membres de la famille humaine (Préambule). La science, dont certaines des découvertes les plus importantes en matière génétique sont postérieures à la Déclaration, témoigne, sans équivoque possible, de l’existence d’un patrimoine génétique humain dans l’embryon, un patrimoine unique et irremplaçable dès le tout premier stade de son développement. À Warnock, en 1984, la Commission britannique a établi au quatorzième jour de la conception le seuil au-delà duquel l’embryon est non seulement un être humain, mais un être titulaire du droit de ne pas être expérimentalement manipulé. Les gouvernements doivent préserver et protéger ces droits naturels qui comprennent le droit à un patrimoine génétique non manipulé.
La Déclaration de 1948 fut la réponse du monde libre et du droit international aux crimes contre l’humanité condamnés trois ans plus tôt à Nuremberg. En réponse aux pratiques eugénistes des médecins nazis, l’Association des Médecins a adopté, en 1948, la Déclaration de Genève qui affirme le respect de la vie humaine dès le moment de la conception. L’article 6 de l’International Covenant on Civil and Political Rights - Pacte international sur les Droits Civils et Politiques -, approuvé par les Nations Unies en 1966, établit que tout être humain possède le droit inhérent à la vie. L’avortement sélectif et la manipulation sélective in vitro sont à ce jour la forme principale de discrimination entre les êtres humains pour des raisons eugéniques, raciales et sexuelles. Cette personne humaine est celle-là même que les Nations Unies protègent à l’article 6 de sa propre charte des droits.
Soixante ans après la proclamation de la Déclaration universelle des droits de l’homme, il est nécessaire de rénover notre principale source d’inspiration humaniste à travers un amendement de l’article 3. C’est pourquoi nous souhaitons recommander aux gouvernements le respect absolu des droits de la personne, dont le premier est le droit inviolable à la vie.
Avec toute notre considération,
René Girard, anthropologue, membre de l’Académie française
Lord David Alton, membre de la Chambre des Lords
Roger Scruton, philosophe, Bircbeck College
John Haldane, professeur de philosophie, St. Andrews University
George Weigel, théologien, biographe de Karol Wojtyla et Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, professeur émerite de philosophie à l’Université de Munich
Suor Nirmala Joshi, religieuse, supérieure des Missionnaires de Mère Thérèse de Calcutta
Paolo Carozza, membre de la Commission interaméricaine pour les droits de l’homme
Josephine Quintavalle, directrice de “Comment on Reproductive Ethics”
Paola Bonzi, Centre d’aide à la vie de l’hôpital Mangiagalli de Milan
Pierre Mertens, président de la Fédération internationale Spina Bifida
Jean-Marie Le Mené, president de la fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, président de la “Christian Peoples Alliance” anglaise
Richard John Neuhaus, théologien, directeur de la revue “First Things”
Carlo Casini, président du Movimento per la Vita, Italie
Lucetta Scaraffia, historienne, université La Sapienza, Rome
Bobby Schindler, frère de Terri Schiavo
Anbei der Brief an den Generalsekräter der Vereinten Nationen, der schon von internationalen Persönlichkeiten unterschrieben worden ist.
Vertreibt ihn durch den deutschsprachigen Raum und lasst ihn unterschreiben. Die Unterschriften müssen an moratoria@ilfoglio gesandt werden.
An Seine Exzellenz Dr. Ban Ki-Moon Generalsekretär der Vereinten Nationen
An Ihre Exzellenzen Premierminister und Staatsoberhäupter der Vereinten Nationen.An Seine Exzellenz Dr. Ban Ki-Moon Generalsekretär der Vereinten Nationen
An Ihre Exzellenzen Premierminister und Staatsoberhäupter der Vereinten Nationen
In den vergangenen sechzig Jahren wurden beachtliche Maßnahmen getroffen und bedeutsame Anstrengungen unternommen, um rechtliche Instrumente zu schaffen und zu fördern, deren Zweck es ist, die in der am 10. Dezember 1948 in Paris genehmigten Allgemeinen Erklärung der Menschenrechte niedergeschriebenen Ideale zu schützen. In den letzten drei Jahrzehnten wurden mehr als eine Milliarde Schwangerschaftsabbrüche durchgeführt, mit einem Durchschnitt von ca. fünfzig Millionen Abtreibungen pro Jahr. Laut dem letzten Bericht des United Nations Population Fund sind in China im Namen einer staatlichen Familien- und Bevölkerungsplanung über zehn Millionen ungeborene Kinder der Gefahr von geförderten und auch zwanghaften Schwangerschaftsabbrüchen ausgesetzt. In Indien wurden durch die geschlechterspezifische Selektion in 20 Jahren Millionen von Kindern vor der Geburt eliminiert. In Asien ist das demographische Gleichgewicht durch massenweise Kindstötung, die unvergleichliche Ausmaße annimmt, ins Schwanken geraten. In Nordkorea strebt der selektive Schwangerschaftsabbruch auf eine radikale Eliminierung jeglicher Form von Behinderung. Auch im Westen ist der Schwangerschaftsabbruch zu einem Instrument der neuen Eugenik geworden, die die Rechte des Ungeborenen und der Gleichheit der Menschen verletzt und die vorgeburtliche Diagnostik weit von ihrer Funktion der Vorbereitung zur Aufnahme und Pflege des neuen Lebens abbringt und in die Nähe des Kriteriums der Rassenverbesserung bringt und dadurch die allgemeinen Ideale, welche die Grundlage der Allgemeinen Erklärung der Menschenrechte von 1948 darstellen, zerstört.
Wir unterbreiten Seiner und Ihrer Aufmerksamkeit die Forderung eines Moratoriums aller öffentlichen Politiken, die jedwede Form der unbegründeten und selektiven Unterjochung des Menschen während seiner Entwicklung im Mutterleib durch die Ausübung einer willkürlichen Vernichtungsgewalt fördern, unter Verletzung des Rechtes geboren zu werden und des Rechtes auf Mutterschaft. Der Artikel 3 der Allgemeinen Erklärung der Menschenrechte besagt, dass „ jeder das Recht auf Leben, Freiheit und Sicherheit der Person„ hat.
Wir fordern von den Vertretern der nationalen Regierungen, dass sie sich zu Gunsten einer deutlichen Änderung des Wortlaus der Erklärung aussprechen: nach dem ersten Komma, soll eingefügt werden „von der Empfängnis bis zum natürlichen Tod“. Denn die Allgemeine Erklärung bezieht sich auf die „gleichen und unveräußerlichen Rechte“ und proklamiert feierlich, dass die Menschen über eine „allen Mitgliedern der menschlichen Familie innewohnenden Würde“ (Präambel) verfügen. Die Wissenschaft dokumentiert auf unbestreitbare Weise - wobei einige der wichtigsten Entdeckungen im Bereich der Genetik erst in die Zeit nach der Menschenrechtserklärung von 1948 fallen - die Existenz eines menschlichen genetischen Erbgutes bereits im Embryo, ein einzigartiges und unwiederholbares Gut, bereits ab der ersten Phase der Entwicklung. Die britische Warnock-Kommission machte 1984 den vierzehnten Tag nach der Befruchtung zur Grenze, ab der der Embryo nicht nur ein menschliches Wesen sei, sondern auch ein Recht darauf habe, nicht experimentell manipuliert zu werden. Die Regierungen müssen diese natürlichen Rechte, die das Recht auf ein „nicht manipuliertes Erbgut“ einschließen, bewahren und schützen.
Die Erklärung von 1948 war die Antwort der freien Welt und des internationalen Rechts auf die drei Jahre zuvor in Nürnberg verurteilten Verbrechen gegen die Menschheit. Als Antwort auf die eugenischen Praktiken der NS-Ärzte verfasste die World Medical Association 1948 die Genfer Erklärung, in der es heißt: „Ich werde das Leben achten, ab dem Zeitpunkt der Empfängnis“. Im Artikel 6 des 1966 von den Vereinten Nationen gewollten Internationalen Pakts über bürgerliche und politische Rechte wird festgelegt, dass „jeder Mensch ein inhärentes Recht auf Leben hat“. Der selektive Schwangerschaftsabbruch und die selektive Manipulation in vitro sind heute die grundlegende Form der Diskriminierung der menschlichen Person auf eugenischer, rassistischer und Geschlechter diskriminierender Grundlage. Eben jener Person, die die Vereinten Nationen im Artikel 6 ihrer eigenen Charta schützen. Sechzig Jahre nach der Proklamierung der Allgemeinen Erklärung der Menschenrechte ist es notwendig, unsere grundlegende Quelle für humanitäre Inspiration zu erneuern, durch eine Änderung des Artikels 3. Wir möchten daher die Regierungen zu einer tief greifenden Achtung der Rechte der Person ermahnen, wobei an erster Stelle das unantastbare Recht auf Leben steht.
Hochachtungsvoll
René Girard, Anthropologe, Mitglied der Académie française
Lord David Alton, Mitglied des House of Lords
Roger Scruton, englischer Philosoph am Birbeck College
John Haldane, Philosophieprofessor an der St. Andrews University
George Weigel, Theologe und Biograph von Karol Wojtyla und Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, emeritierter Professor der Philosophie an der Universität München
Schwester Nirmala Joshi, Generaloberin der Missionarinnen der Nächstenliebe
Josephine Quintavalle, Leiterin des Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Zentrum für Lebenshilfe in der mailänder Klinik Mangiagalli
Pierre Mertens, Vorsitzender des internationalen Verbandes für Spina Bifida-Gespaltene Wirbelsäule
Jean-Marie Le Mené, Vorsitzende der Fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, Vorsitzender der britischen Christian Peoples Alliance
Richard John Neuhaus, Theologe und Chefredakteur von First Things
Carlo Casini, Vorsitzender vom Movimento per la Vita
Lucetta Scaraffia, Geschichtsprofessorin an der Università La Sapienza, Rom
Bobby Schindler, Bruder von Terri Schiavo
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A Vossa Excelência Dr. Ban Ki-Moon – Secretário Geral das Nações Unidas
A Vossas Excelências Primeiros-ministros e Chefes de Estado das Nações UnidasNos últimos sessenta anos foram tomadas medidas notáveis e feitos relevantes esforços para a criar e suster os instrumentos jurídicos direccionados à protecção dos ideais expressos na Declaração Universal dos Direitos do Homem, aprovada a 10 de Dezembro de 1948 em Paris. Nas últimas três décadas foram feitos mais de mil milhões de abortos, com uma média anual de cerca de cinquenta milhões de abortos. Segundo o último relatório do United Nations Population Fund, na China dezenas de milhões de nascituros correm o risco de aborto, incentivados e coagidos, em nome de um planeamento familiar e demográfico estatais. Na Índia, por uma selecção sexista, em vinte anos foram eliminadas milhões de crianças antes do nascimento. Na Ásia, o equilíbrio demográfico foi posto em causa por um infantícidio em massa, que está a tomar enormes proporções. Na Coreia do Norte, o risco de aborto selectivo tende à eliminação radical de todas as formas de deficiência. Mesmo no Ocidente, o aborto tornou-se o instrumento de uma nova eugenia que viola os direitos do nascituro e a igualdade entre os homens, afastando o diagnóstico pré-natal da sua função de preparação para o acolhimento e de tratamento do nascituro e, assim, aproximando-se do critério de melhoramento da raça, destruindo pois os ideais universais que estão na origem da Declaração Universal de 1948.
Submetemos à Vossa atenção um pedido de moratória das políticas públicas que incentivam todas as formas de escravidão injustificada e selectiva do ser humano durante o seu desenvolvimento do seio materno, mediante o exercício de um poder arbitrário de aniquilamento, violando o direito a nascer e o direito à maternidade. O artigo 3º da Declaração Universal afirma que “todo o indivíduo tem direito à vida, à liberdade e à segurança da própria pessoa”. Pedimos aos representantes dos governos nacionais que se exprimam favoravelmente a uma alteração significativa ao texto da Declaração: depois da primeira vírgula, a inserção de “desde a concepção até à morte natural”. Na realidade, a Declaração Universal refere-se aos direitos humanos “iguais e inalienáveis” e proclama solenemente que os seres humanos têm uma “dignidade inerente a todos os membros da família humana” (Preâmbulo). A ciência – algumas das maiores descobertas a nível genético são posteriores à Declaração – documenta, de modo irrefutável, a existência de um património genético humano no embrião, um património único e irrepetível, desde o primeiro estádio do seu desenvolvimento. Em 1984, a Comissão britânica Warnock faz do décimo-quarto dia da concepção o limiar para além do qual um embrião não é apenas um ser humano, mas é titular do direito a não ser manipulado experimentalmente. Os governo devem preservar e proteger estes direitos naturais, que incluem o direito a um “património genético não manipulado”.
A Declaração de 1948 foi a resposta do mundo livre e do direito internacional aos crimes contra a humanidade, julgados três anos antes em Nuremberga. Em 1948, a World Medical Association adoptou a Declaração de Genebra como resposta à prática eugénica dos médicos nazis, na qual se afirma: “Respeitarei a vida humana desde o momento da concepção”. O artigo 6º da International Covenant on Civil and Political Rights, desejada pelas Nações Unidas em 1966, estabelece que “todo o ser humano tem um inerente direito à vida”. O aborto selectivo e a manipulação selectiva in vitro são hoje a forma principal de discriminação com base eugénica, racial e sexual relativamente à pessoa humana. A mesma pessoa humana que as Nações Unidas tutelam ao abrigo do artigo 6º da própria carta dos direitos. Nos sessenta anos da proclamação da Declaração Universal dos Direitos do Homem, é necessário renovar a nossa principal fonte de inspiração humanitária, através da alteração do artigo 3º.
Desejamos por isso chamar a atenção dos governos para um respeito profundo dos direitos da pessoa, o primeiro dos quais é o inviolável direito à vida.
Subscrevem
René Girard, antropólogo membro da Académie française
Lord David Alton, membro da Câmara dos Lordes
Roger Scruton, filósofo inglês no Bircbeck College
John Haldane, professor de filosofia na Sr. Andrews University
George Weigel, teológo e biógrafo de Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, professor emérito de Filosofia na Università di Munique
Irmã Nirmala Joshi, Superiora das Missionárias da Madre Teresa di Calcutá
Paolo Carozza, membro da Comossão inter-americana para os direitos humanos
Josephine Quintavalle, directora do Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Centro de Apoio à Vita da clínica Mangiagalli de Milão
Pierre Mertens, Presidente da Federação Internacional Spina Bifida
Jean-Marie Le Mené, Presidente da Fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, presidente da Christian Peoples Alliance inglesa
Richard John Neuhaus, teólogo e director da First Things
Carlo Casini, presidente do Movimento per la Vita italiano
Lucetta Scaraffia, docente de História na Università La Sapienza de Roma
Bobby Schindler, irmão da Terri Schiavo
We publish here below the letter to the United Nation Secretary General that has been already supported by international personalities. Spread it through the world and make people support it. Accessions could also be sent to moratoria@ilfoglio.it
Szanowny Pan Dr Ban Ki-Moon Sekretarz Generalny ONZ
Wielce Szanowni Premierzy i Prezydenci Państw Członkowskich ONZ!Przez ostatnie 60 lat znaczne środki i wysiłki skierowano na umocnienie prawnej struktury, która miała zapewnić realizację ideałów wyrażonych w Powszechnej Deklaracji Praw Człowieka, uchwalonej w Paryżu 10 grudnia 1948 r. Przez ostatnie 30 lat dokonano ponad miliard aborcji, przeciętnie około 50 milionów rocznie. Według ostatniego raportu, przygotowanego przez Fundusz Narodów Zjednoczonych do Spraw Działalności Populacyjnej (UNFPA), w Chinach dziesiątki milionów nienarodzonych dzieci zagrożonych jest aborcją, w imię planowania rodziny i narodowej demografii - państwo stosuje tutaj specjalne bodźce lub ucieka się do przymusu. W Indiach w ciągu ostatnich dwudziestu lat ze względu na płeć wyeliminowano milion niemowląt przed ich narodzeniem. W Azji równowaga demograficzna jest zagrożona z powodu dzieciobójstwa, które przybiera dziwaczne proporcje. W Korei Północnej stosowanie aborcji selektywnej prowadzi do radykalnego eliminowania wszelkich form niepełnosprawności.
W świecie zachodnim aborcja stała się także narzędziem nowej formy eugeniki, która narusza prawa nienarodzonych dzieci i prawo równości wśród ludzi. Pierwotnie diagnostyka prenatalna miała pomóc ludziom przygotować się do opieki nad nienarodzonymi, lecz teraz staje się sposobem udoskonalania rasy ludzkiej, a przez to niszczy powszechne ideały, które leżą u podstaw Deklaracji z 1948 r.
Wzywamy Was, byście rozpatrzyli naszą prośbę o wprowadzenie moratorium na państwową politykę, która zachęca do stosowania wszelkich form nieusprawiedliwionego lub wybiórczego zniewolenia istoty ludzkiej w łonie matki przez dowolne stosowanie władzy niszczycielskiej, która narusza prawo do narodzenia i do macierzyństwa. Artykuł 3. Powszechnej Deklaracji stwierdza, że „każdy człowiek ma prawo do życia, wolności i bezpieczeństwa swojej osoby”.
Apelujemy do przedstawicieli rządów narodowych, by poparli kluczową poprawkę do tej części Deklaracji przez dodanie po pierwszym przecinku słów „od poczęcia do naturalnej śmierci”. Zaiste, Powszechna Deklaracja odnosi się do równych i niezbywalnych praw człowieka i uroczyście głosi „przyrodzoną godność (...) wszystkich członków wspólnoty ludzkiej” (Wstęp). Nauka pokazuje nam - a niektóre istotne odkrycia w zakresie genetyki zostały dokonane po powstaniu Deklaracji - że od najwcześniejszego etapu rozwoju embrion ma ludzki garnitur chromosomowy oraz niepowtarzalny genotyp. W 1984 r. „Raport Komisji Warnock” w Wielkiej Brytanii określił, że 14 dni od poczęcia embrion jest nie tylko istotą ludzką, lecz ma prawo, by nie był użyty dla celów eksperymentalnych.
Rządy muszą strzec i chronić te naturalne prawa, które obejmują „prawo do dziedziczenia struktury genetycznej, która nie zostanie sztucznie zmieniona”.
Deklaracja z 1948 r. była odpowiedzią wolnego świata i międzynarodowego prawa na zbrodnie przeciwko ludzkości, które zostały osądzone w Norymberdze trzy lata wcześniej. W 1948 r., odpowiadając na eugeniczne praktyki nazistów, Światowa Organizacja Lekarzy przyjęła Deklarację Genewską, która stwierdzała: „Zachowam najwyższy szacunek dla życia ludzkiego od jego początku”. Artykuł 6. Międzynarodowego Paktu Praw Cywilnych i Politycznych (1966 r.) mówi, iż „każda istota ludzka ma przyrodzone prawo do życia”. Dzisiaj aborcja selektywna i inżynieria selektywna „in vitro” są głównymi sposobami, które stosuje dyskryminacja eugeniczna, rasowa i seksualna przeciwko istotom ludzkim. Są to te same istoty ludzkie, które podlegają ochronie w artykule 6. Deklaracji Praw Człowieka.
Sześćdziesiąt lat od uchwalenia Powszechnej Deklaracji Praw Człowieka konieczne stało się odnowienie podstawowego fundamentu naszej humanitarnej inspiracji przez poprawkę do artykułu 3. Dlatego apelujemy do wszystkich rządów, by prawdziwie zapewniły poszanowanie praw ludzkich, a przede wszystkich prawa do życia.
Yours faithfully
René Girard, anthropologist member of Académie française,
Lord David Alton, member of the House of Lords
Roger Scruton, British philosopher at Birbeck College
John Haldane, Philosphy professor at St. Andrews University
George Weigel, biographer of Karol Wojtyla and Joseph Ratzinger
Robert Spaemann, Philosophy professor emeritus at Universität of Munich
Sister Nirmala Joshi, General mother superior of Missionaries of Charity
Josephine Quintavalle, director of Comment on Reproductive Ethics
Paola Bonzi, Center for life help at Mangiagalli Clinic of Milan
Pierre Mertens, president of the International Federation for Spina Bifida, Jean-Marie Le Mené, president of Fondation Jérôme Lejeune
Alan Craig, president of British Christian Peoples Alliance
Richard John Neuhaus, chief editor of di First Things
Carlo Casini, president of Movimento per la vita Italy
Lucetta Scaraffia, professor of history at Università La Sapienza di Roma
Bobby Schindler, Terri Schiavo’s brother