Un discorso vale l'altro

L’inutile e banale retorica dei commencement speech nelle università americane. Tutti dicono quasi sempre le stesse cose e gli autori, a volte, si confondono. Un piccolo gioco

Un discorso vale l'altro

Il miglior consiglio nella storia dei discorsi ai laureati americani è un frammento apocrifo che ogni anno viene attribuito a un autore diverso: “Mettete la crema solare”. Nonostante che questa frase dica tutto ciò che un ragazzo deve tenere presente per affrontare il giorno della laurea, la cultura ritualistica americana persevera nell’organizzare cerimoniali in cui personaggi pubblici snocciolano, di solito sotto il sole cocente, insegnamenti che i giovani si porteranno dentro per tutta la vita, oppure per quattro minuti. Il “commencement speech” è una specie retorica che afferisce al genere del self-help, il discorso motivazionale, e nel migliore dei casi si avvicina al registro del sermone protestante, con i ritornelli e l’andamento circolare. Mediamente si tratta di una lunga, interminabile frase da dolcetto della fortuna che invita a credere in sé ma anche ad aiutare gli altri, ad avere successo ma anche a fallire, a puntare al massimo ma anche ad accontentarsi di quel che c’è. L’unico denominatore comune in tutti i discorsi è l’esaltazione dell’individuo, la glorificazione delle capacità di trasformare la realtà, realizzare i sogni, attuare progetti grandiosi. Si tratta, in pratica, di tutti i discorsi di Kennedy ammucchiati in un unico polpettone e poi affettati senza un criterio razionale.

 

Un programmatore normodotato della Silicon Valley potrebbe facilmente creare un generatore automatico di discorsi di laurea, uno strumento divertente e ovviamente inutile, dato che questo tipo di eventi non esiste per trasmettere contenuti ma per permettere ai rettori di ingaggiare un’annuale gara a chi riesce a portare la celebrità più celebre. Alcuni college, vedendosela brutta, si lanciano sul “purché se ne parli” e invitano un conservatore incendiario che viene contestato con i buuu, le spalle voltate, i sit in e, se la cosa sfugge di mano, si passa agli scontri con la polizia. Il giorno successivo il Wall Street Journal deprecherà lo stato della libertà di parola con un editoriale severissimo.

 

Chi ha detto cosa, forse

Quest’anno la line up delle celebrità che hanno dato consigli ai laureati è particolarmente nutrita e autorevole. Ecco un elenco ragionato dei protagonisti del cerimoniale di quest’anno, con i relativi messaggi per la posterità. Al Wellesley College, Hillary Clinton ha detto: “Più la gente vi dice che non è possibile, che non si può fare, più dovete essere assolutamente determinati nel dimostrare che hanno torto. Trattate la parola ‘impossibile’ soltanto come una motivazione”. Il presidente, Donald Trump, ha riproposto un suo tema classico: “Il mio messaggio per voi è molto semplice: pensate in grande, non in piccolo, e aiutateci a creare la nazione che tutti sappiamo che possiamo diventare”. Mark Zuckerberg a Harvard ha parlato del futuro: “Credo con tutto il mio cuore che il futuro dell’America, il futuro del mondo, dipenda da persone coraggiose come voi che insistono sulla verità e l’integrità ogni giorno”. La senatrice di ultrasinistra Elizabeth Warren ha detto: “Quando capirete che siete qui perché avete ricevuto molto aiuto, allora capirete anche che è arrivato il momento di aiutare gli altri. Non pensate solo a voi stessi”. Ha toccato il filone altruista anche il chairman di Starbucks, Howard Schultz, che ha spiegato ai laureati che “non avrete mai davvero successo se non imparate ad andare oltre voi stessi. L’empatia e la gentilezza sono i veri segni dell’intelligenza emozionale”. L’ex vicepresidente Joe Biden ha detto che “non risolveremo i problemi che il nostro paese ha davanti se non riusciamo ad abbracciare la ‘mentalità della grazia’”, mentre il vicepresidente in carica, Mike Pence, ha incoraggiato i giovani a credere in loro stessi: “Gli individui fanno sempre la differenza”. Chiude la carrellata Bernie Sanders, con un enfatico discorso al Brooklyn College: “Qualunque cosa facciamo, dobbiamo agire con onestà e integrità e, a prescindere dalla carriera che sceglierete, quello che vale di più è la vostra parola”.

 

P.S.: Il numero elevatissimo di “commencement speech” tenuti nel 2017 ha generato un po’ di confusione, e forse in questo breve resoconto i nomi di alcuni autori sono stati erroneamente associati alle parole di altri. Poco male: un discorso vale l’altro.

P.P.S: Se volete scoprire chi ha veramente pronunciato le frasi riportare nell'articolo, cliccate qui

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