Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Le molestie sessuali

Il tema esiste da sempre, ma non è mai stato così di attualità come ora. Dire stupidaggini è facilissimo, ma proprio per questo bisogna destreggiarsi con abilità per fare affermazioni senza sapere che cosa si sta dicendo

Le molestie sessuali

Una scena del film Rivelazioni con Michael Douglas e Demi Moore

• Dopo le ultime vicende mediatiche sono diventate un argomento da salotto, come le vacanze esotiche, il ritorno degli anni Ottanta e il romanzo del momento. Convenirne.

 

• Ci sono sempre state e fingere di scoprirlo ora è ipocrisia. Arabescare.

 

• Chiedere come Weinstein riuscisse a produrre tutti quei film nei ritagli di tempo tra una molestia e l’altra. (Vedi seguente)

 

• Ma se si dice “Uainstin”, si dirà anche “Einstin”?

 

• Se l’uditorio è sufficientemente conservatore, insinuare il dubbio che in fondo in fondo, le vittime di molestie se lo siano un po’ andate a cercare. Non arrivare a formulare il concetto apertamente per evitare di scatenare la polemica con l’ala progressista.

 

• Chiedersi se anche a Bollywood avranno i loro sexgate. Concludere cinicamente che finché le loro attrici non avranno dei nomi più facili da ricordare non ce ne fregherà mai niente.

 

• Chiosare che il produttore cinematografico è storicamente incline alla molestia sessuale. Valutare in base al contesto se snocciolare aneddoti su un celebre produttore italiano del dopoguerra che usava fare i provini alle attrici nella sua suite dell’Hotel Excelsior di Roma, ai quali si presentava in pigiama.

 

• Affermare che se non si vuole, basta non prestarsi alle molestie. Di seguito aggiungere che il talento non ha bisogno di piegarsi a simili compromessi. Meglio se a dirlo sono donne di successo. Non esagerare con l’integrità.

 

• Chiedersi in che cosa consisterà mai la terapia di disintossicazione dal sesso a cui si sottopongono i molestatori seriali quando vengono esposti alla pubblica riprovazione: avanzare ipotesi sfrenatamente fantasiose.

 

• Ci si segnala come intellettuali controcorrente stigmatizzando quelle attrici che dopo anni di brillanti carriere, rivelano pubblicamente di avere subito molestie. Più si è trachant, maggiore è l’effetto su un certo target.

 

• Segnalare che in tempi non sospetti la materia era già stata trattata nell’immortale brano “Fantoni Cesira” del noto cantautore Francesco Guccini. Di seguito interrogarsi se tale testo avrebbe potuto vedere la luce in tempi di politically correct.

 

• Deplorare che le più sprezzanti nei confronti delle vittime di molestie sessuali siano spesso le donne stesse. Non allargare il concetto perché la gaffe è sempre in agguato.

 

• Non avere mai trovato Asia Argento particolarmente simpatica, ma dopo quello che le hanno scagliato addosso nelle ultime settimane, dire che si starebbe dalla sua parte anche se avesse fatto il bagno nel sangue di vergini per anni.

 

• Attendere con ansia che qualche penna controcorrente licenzi una pagina in cui si denunciano le molestie sessuali a opera di alcune potentissime dirigenti di sesso femminile di multinazionali. Valutare se citare “Rivelazioni” (Disclosure) di Michael Crichton.

 

• Per rianimare una serata stanca, intavolare un dibattito sui limiti epistemologici di molestia e stupro: dove finisca l’una e dove cominci l’altro. Osservare con spirito antropologico come, più ci si addentra nella materia, maggiori siano le possibilità di sparare cazzate.

 

• Aspettare con ansia che qualcuno ritiri fuori la castrazione chimica, che tante gioie ha sempre dato ai dibattiti alla carlona.

 

• Ci si posiziona come uomini sensibili e rispettosi dichiarandosi indignati per l’avverso destino contro cui le donne devono combattere negli ambienti di lavoro. Sfortunatamente attenersi scrupolosamente alla declinazione al femminile delle professioni (sindaca, ministra, ingegnera, chirurga, architetta, prefetta) non ha alcun influsso sullo stato delle cose. Dolersene.

 

• Sostenere che se si dovessero eliminare tutti i dirigenti che hanno commesso delle molestie sessuali, le aziende sarebbero governate solo dai quadri.

 

• Scagliarsi in generale contro la pratica delle molestie sessuali sul luogo di lavoro, ma narrare con dovizia di particolari della tale collega che, in virtù della sua disponibilità, ha rapidamente scalato i vertici aziendali. (Vedi seguente)

 

• Sostenere provocatoriamente che ciò che non funziona nel far carriera attraverso le prestazioni sessuali sia la visione moralistica del mondo del lavoro. Per scardinare il sistema basterebbe legalizzare la pratica – come per le droghe leggere – predisponendo delle apposite norme contrattuali applicabili paritariamente a entrambi i sessi. Per esempio: sveltina nello stanzino delle fotocopie - assunzione a tempo indeterminato; notte in albergo - scatto a quadro; tresca a lungo termine – scatto a middle/top management ecc.

 

• Ogni qualvolta si tratti questa scivolosissima materia, farlo sempre con tono grave e serioso, affinché passata la buriana tutto possa tornare come prima.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    27 Ottobre 2017 - 19:07

    Ballarini sempre sul filo della ironia senza veleni .Immodesto aggiungo alla sua sfilza anche l'ipotesi della donna che ci sta con allegro opportunismo e poi non cucca un tubo .lds

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  • raffaele@linuxmail.org

    raffaele

    27 Ottobre 2017 - 17:05

    Azzardo un suggerimento: manifestare curiosità per l'opinione delle foglianti donne sull'argomento.

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