Gli influencer

Sono gli eroi del momento, anche se molti non hanno ancora capito che cosa facciano. Figura emblematica delle contemporaneità o moderni fanigottoni? In ogni caso dite la vostra come se foste degli esperti

Gli influencer

Foto tratta dal profilo Instagram della influencer Jen Selter

• Non aver mai capito chi siano e cosa facciano.

 

• La professione del momento. Convenirne.

 

• Scagliarsi fortemente contro. Scargliarsi tanto più fortemente, quanto meno si capisce quel che fanno.

 
• Chiedere con l’aria distratta di chi non ha tempo di occuparsi dell’attualità: “Ma la Ferragni non era una fashion blogger?” Replicare con sicurezza: “Sì, ma è anche un’influencer.” Non chiarire di più fa capire che la sapete lunga.

 

• Ancorché ci si sforzi di mantenere un atteggiamento aperto, provare un certo rodimento nei confronti di quella coppia di nemmeno trentenni che postava delle belle foto delle vacanze e adesso gira il mondo per continuare a fare a pagamento quello prima faceva gratis. Rammaricarsi di avere sprecato anni a conseguire il dottorato.

 

• Far partire una verbosa dissertazione sulla morte della pubblicità tradizionale a favore della sempre maggior importanza degli influencer, poiché i target giovani si fidano più dei loro coetanei che di quello che dicono le aziende. Cominciare a prendere in considerazione di diventare un influencer per prodotti dedicati alla terza età: cateteri, deambulatori, protesi acustiche, case di riposo ecc. L’importante è presidiare il segmento di mercato per primi.

 

• Fino a qualche mese fa avere un blog di cooking & lifestyle era il massimo della modernità, ora ce l’ha anche la mia portinaia. Convenirne.

 

• Avere una figlia piccola che da grande vuole fare l’influencer. Dolersene. (Vedi seguente)

 

• Essersi fatto saltare i nervi e avere dato un ceffone al figlio adolescente che ha detto che da grande vuole essere un brand. Avere raccolto 92 minuti di applausi degli altri genitori, come Fantozzi con la corazzata Potemkin.

 

• Essere riusciti dopo anni a spiegare alla propria madre che diavolo di mestiere si facesse e ora avere un figlio adolescente che ha due milioni di persone che lo seguono tutti i giorni, mentre voi non avete ancora capito con quali soldi si sia comprato lo scooter. Meditare dolentemente sull’ironia della vita.

 

• Riuscire a far ridurre alla propria figlia adolescente la profondità della scollatura per non sembrare una escort, non fa di voi un’influencer. Rammentarlo.

 

• Far partire un pippone sull’insensatezza di questa società che fa guadagnare milioni di euro l’anno a una stronza che si fa dei selfie con delle magliette piene di strass e affama i dottorandi in biologia. Raccogliere consensi a buon mercato. Replicare tuonando contro il moralismo populista posiziona come voci fuori dal coro.

 

• Dopo dieci anni avere finalmente superato i cento amici su Facebook e non conoscerne davvero più di un quinto. Interrogarsi su che incubo debba essere avere 8 milioni di followers il giorno del compleanno.

 

• Ogni volta che qualcuno si vanta del proprio numero di followers, citare la celebre battuta guzzantiana: “ ’A abboriggeno, ma io e te, che cazzo se dovemo di’? ”

 

• Proporre la creazione di un fondo di assistenza psichiatrica per youtubers scarsi. Una battaglia di civiltà.

 

• Avere letto la classifica dei dieci più importanti influencer d’Italia e non conoscerne sette. Se non se conosce nessuno il proprio prestigio culturale riceve un enorme impulso verso l’alto.

 

• Avere chiuso una storia importante poiché vi divideva un abisso di punteggi Klout. (Klout è una piattaforma che valuta la capacità di un utente di creare contenuti e coinvolgere la propria rete di contatti sui social network)

 

• Avere letto che per diventare influencer è importante specializzarsi in qualche cosa. Dubitare che sapere suonare la Marseillaise con le ascelle sia un’abilità su cui sia possibile costruire una carriera.

 

• Aver avuto la possibilità di diventare un importante influencer ma averla mandata in fumo perché si finiva per attaccare briga con tutti i follower che scrivessero una cosa che potesse parere anche solo lontanissimamente polemica. Rammaricarsene.

 

• Parallelo filosofico. Una volta c’era la ragazza più popolare della scuola che, in fondo, stava anche un po’ sulle balle proprio perché veniva seguita da qualche centinaio di persone, oggi ci sono gli influencer che invece sono degli eroi perché sono seguiti da milioni di persone. Desumerne la seguente legge fisica: ciò che su scala piccola può essere un problema, su scala grande è una fortuna. Dimostrazione: se devi duemila euro a quacuno sono problemi tuoi, se devi tremila miliardi sei un’opportunità politica.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    28 Luglio 2017 - 16:04

    Gli influencer? Lo so, sono virus che vagano in e out le reti, i canali, le piazze. Stavano anche negli orinatoi delle navi americane ma ora non più. Uno famoso, che gridava "WC uguali per tutti", cioè all sat (quasi Bull Sat) ora non c'e' più in giro.

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  • guido.valota

    28 Luglio 2017 - 13:01

    > Una volta realizzato che quelli che tuonano contro influencer e degenerazione del consumismo sono gli stessi pecoroni che si lasciano entusiasticamente influenzare dai propri influencer di riferimento, che oltretutto non valgono un millesimo di Ferragni & Co, e da almeno mezzo secolo, svuotargli direttamente il portafogli senza intermediazione social.

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