Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Paolo Villaggio

Fantozzi non è morto ma vive e lotta insieme a noi

Paolo Villaggio

- Ricordarsi sempre di dire che è stata una grande maschera italiana, paragonabile a Pinocchio o Arlecchino.

 

- Dire di avere finalmente visto la Corazzata Potëmkin, dopo avere ripetuto per decenni che era una cagata pazzesca.

 

- Proclamare che la nuvola impiegatizia è una straordinaria invenzione letteraria. I più acculturati possono parlare di correlato oggettivo e citare Eliot o Montale. Attenzione a non metterla giù troppo dura.

 

- Dopo la partita a tennis tra Fantozzi e Filini (“Allora ragioniere, che fa? Batti?”, “Ma, mi dà del tu?”, “No, dicevo: batti lei?”) avere delle difficoltà ad usare il congiuntivo correttamente.

 

- Megagalattico. Chapeau!

 

- Ricordare che quando faceva il professor Krantz di Cermania, vostra nonna si indignava che un maleducato simile potesse essere in televisione la domenica pomeriggio. Di seguito parlare dell’ingenuità nei confronti dell’evoluzione mediatica.

 

- Ci si posiziona come raffinati bibliofili ricordandolo, più che per i volumi su Fantozzi, per un esilarante libretto pubblicato da Bompiani nel 1972: “Come farsi una cultura mostruosa”. Immortali due definizioni della parola “prostata”: - Donna di facili costumi che ha rinnegato la propria fede («Giuliana la Prostata»); - Dicesi di persona quasi sdraiata a terra a faccia in giù, in atto di adorazione.

 

- Chi è adeguato anagraficamente può ricordare di avere cantato per anni “Re Carlo ritorna dalla battaglia di Poitiers” durante la propria giovinezza impegnata, senza sospettare che il testo fosse suo.

 

- Per posizionarsi come intellettuali fuori dal coro ricordare il contraltare di Fantozzi, Gigi Reder (N.B. Chiamarlo sempre e solo con il suo vero nome, Luigi Schroeder), noto al grande pubblico come ragionier Filini. Eventualmente paragonare la coppia a Totò e Peppino. Abbandonare la stanza prima del divampare della polemica.

 

- Cita Hayworth. Immortale.

 

- Notare che tutti i nobili della propria vita sono inevitabilmente diventati Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare.

 

- Non essere più riuscito a guardare una partita dell’Italia senza evocare la frittatona di cipolle e il rutto libero. Convenirne.

 

- Ogni qualvolta ci si guarda nello specchio e ci si trova orrende vedersi nei panni della signora Pina o, in subordine, della signorina Silvani.

 

- Ricordare che nei tardi anni Settanta si è posseduto per un breve periodo la poltrona Sacco di Zanotta, sentendosi anche molto avanti. Vergognarsene ancora.

 

- Affermare la propria dolente empatia sostenendo che non si è mai trovato buffo Fantozzi, giacché la sua tragicità era per voi insormontabile.

 

- Uno degli ultimi alfieri della commedia all’italiana. Di seguito aprire dibattito su cosa si intenda per commedia all’italiana.

 

- Tuonare contro la critica che lo ha sempre ritenuto un grande attore solo per i film fatti con Fellini, Ferreri, Olmi, ma non l’ha mai apprezzato davvero in quelli veramente popolari. Fare paralleli con la sorte riservata dalla critica a Totò. Valutare secondo il contesto se dire che in Italia la comicità non paga. (Vedi seguente)

  

- Apprezzarlo soprattutto per alcuni film d’autore degli anni Settanta. Per esempio: “Senza famiglia nullatenenti cercano affetto”, “Sistemo l’America e torno”, “Non toccare la donna bianca”. Non è necessario averli visti. Se si riescono a nominare almeno due o tre film che non ha visto nessuno, l’effetto è moltiplicato.

 

- Essersi spesso chiesti se la poltrona del vostro capo sia in pelle umana.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    03 Luglio 2017 - 17:05

    Ricordarsi di dimenticarsi di evocare il Fantozzi saldamente insediato in ognuno di noi.

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