I messaggi vocali

Sono la minaccia che incombe sulla nostra vita comunicazionale. Chi ne diffida, chi ne abusa, chi cerca di ignorarli. A qualunque categoria apparteniate, dite la vostra. E se non avete niente da dire, ditelo lo stesso.

I messaggi vocali

- La peste del XXI secolo.

 

- C’è il boom della comunicazione: tutti a comunicare che stanno comunicando. (Altan)

 

- Tuonare contro chi dice in due minuti una cosa che può essere detta in dieci secondi e per tutto il resto del tempo non fa che balbettare, aprire parentesi, fare incisi e affastellare frammenti di frasi. Rimpiangere le abbreviazioni degli sms.

 

- Stigmatizzare l’incapacità di aspettare di scendere dalla metropolitana prima di ascoltare un messaggio vocale, pur consapevoli che si rischia di mettere a parte un centinaio di sconosciuti di particolari sconvenienti della propria vita. (Vedi seguente)

 

- Avere scoperto la funzione di riproduzione privata dei messaggi vocali (attivabile avvicinando lo smartphone all’orecchio) solo dopo aver rivelato a tutto lo scompartimento del Milano-Roma le proprie defaillance sessuali. Dolersene.

 

- Teorema: l’ultima frontiera della comunicazione superflua. Corollario: se si deve dire qualcosa per cui non vale neppure la pena di fare la fatica di scrivere un sms, ciò che si deve dire può tranquillamente essere taciuto. Arabescare a soggetto. (Vedi seguente)

 

- Lamentarsi che, a differenza degli sms, non abbiano il preview, e quindi si debba andare fino in fondo per capire che non era necessario farlo.

 

- Ingaggiare sfibranti partite a colpi di messaggi vocali allo scopo di dissuadere chi ne manda.

 

- Con tono sociologico riflettere sulla natura paradossale del messaggio vocale, che nell’epoca dello scambio di informazioni ultraveloce, dilata la conversazione creando una comunicazione degenerata che si potrebbe definire la comunicazione ultraveloce-lenta.

 

- Essersi rifiutati ideologicamente di utilizzare gli emoticon per anni, ma averli improvvisamente rivalutati all’avvento dei messaggi vocali. Di seguito, considerazioni sul tramondo dell’Occidente.

 

- Rievocare con ostentata nostalgia i tempi in cui appena rientrarti a casa si buttava l’occhio alla segreteria telefonica sperando nel lampeggio della spia.

 

- Rabbrividire al solo immaginare cosa potrebbe diventare la tempesta di auguri dell’ultimo dell’anno se il fenomeno dovesse prendere piede.

 

- Sperare che subiscano una sorte analoga alle videochiamate, mai veramente decollate perché dà un’enorme soddisfazione poter comunicare con la suocera mentre si usa il water.

 

- La tv sta alla radio come i messaggi vocali stanno agli sms: la radio e gli sms consentono di fare dell’altro mentre li si usa, tv e messaggi vocali richiedono dedizione. Plaudire ai primi, deplorare i secondi.

 

- Stigmatizzare il messaggio vocale, che finalmente dà ai logorroici il mezzo ideale per dare sfogo alla loro patologia in una forma purissima, eliminando del tutto la necessità di far parlare l’interlocutore. Trarne infausti presagi per il futuro.

 

- Dopo aver fatto le prove per un’ora, lasciare un messaggio perfetto per contenuto ed esposizione “alla tipa” del momento ed essere sabotati dall’applicazione che lo interrompe dopo soli 9 secondi. Anatema su Android.

 

- Ogni miglioramento nelle comunicazioni aumenta le difficoltà di comprensione. (Marshall McLuhan)

 

- Dopo anni in cui si sono ricevute butt-dial (letteralmente: chiamate di sedere), partite per sbaglio da uno smartphone tenuto nella tasca posteriore dei pantaloni, tremare alla prospettiva di ricevere dei messaggi vocali fatti col culo. Convenirne.

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