Calvizie e cellulite

Sono un grande spauracchio per molti. Eppure sono fenomeni comunissimi. Se ne siamo immuni oggi potremmo non esserlo più domani. Quindi, meglio preparasi per tempo dei concetti da spacciare per vostri.

Calvizie e cellulite

Platinette con Victoria Cabello (foto LaPresse)

• Non è cellulite, è solo ritenzione idrica. Ripeterlo come un mantra.

 

• Nessun uomo si è mai fatto smontare da un po’ di cellulite. Saperlo.

• Alle donne non importa che un uomo sia calvo. Evitare di citare Yul Brinner: spia generazionale che rivela un’età non più freschissima.

• Spiegare che per gli uomini perdere i capelli, dal punto di vista simbolico, è un trauma equiparabile alla perdita della potenza virile: citare l’episodio di Sansone e Dalila. Fare attenzione a non sbagliarsi con Dalida.

• I calvi si possono consolare raccontando che la caduta dei capelli dipende dal testosterone, quindi meno sono i capelli, maggiore è la virilità. Meglio dirlo ironicamente, onde non generare aspettative che potrebbero essere deluse.

• Le rughette intorno agli occhi aggiungono fascino a una donna, perché vogliono dire che ha vissuto. Concetto che snocciolato con nonchalance da un uomo denota sensibilità d’animo. Di seguito elencare una serie di attrici che sono invecchiate senza ricorrere alla chirurgia plastica, eppure sono rimaste affascinantissime: citare sempre Katherine Hepburn e Jane Fonda.

• Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire. (Anna Magnani)

• Guardarsi nello specchio e autocomplimentarsi per come si portano bene gli anni, ma nell’intimo temere l’effetto Dorian Gray: cioè svegliarsi una mattina e, di colpo, assomigliare alla foto della patente.

• Tra amiche aprire dibattito se sia più antierotico un uomo che si tinge i capelli, uno che porta il parrucchino o uno con il riporto.

• Concionare contro l’ipocrisia di certi uomini che si dichiarano estimatori della cellulite e di certe donne che affermano di preferire i pelati. Parlare di captatio benevolentiae.

• Ogni mattina ispezionare il cuscino come in un episodio di C.S.I. alla ricerca dei cadaveri dei capelli passati a miglior vita durante la notte. Astenersene: eroticamente depressivo.

• Tuonare contro le pubblicità degli anticellulite che espongono a pagina intera culi e cosce che in natura non esistono. Chiedersi che bisogno ci fosse di mostrare la parte su cui applicare i prodotti? Forse che qualcuno avrebbe mai potuto pensare a un loro uso diverso? Deplorare la comunicazione didascalica.

• L’esperienza è un pettine, che la natura dà agli uomini quando sono calvi. (Proverbio persiano)

• Chissà se le arance temono di avere la pelle di donna? Se nessuno apprezza la facezia cambiare discorso rapidamente.

• Chi ha cominciato ad “andare in piazza” dica di puntare alla calvizie ippocratica, sperando che qualcuno chieda cosa sia per poterlo superare sul piano culturale.

• Dopo la mezzanotte dare la caccia ai canali tv che mandano in onda quelle promozioni commerciali in cui alcune donne vengono attaccate a delle macchine che trasmettono ai glutei una vibrazione tellurica che le trasforma in gelatine giganti. Cercare inutilmente di concentrarsi sulla prosa esilarante dei presentatori.

• In palestra avere sempre ammirato lo sprezzo del pericolo di coloro che affrontano la doccia con certi trapianti tricologici che reagiscono all’acqua in modo del tutto indipendente dal resto della chioma.

• Al compimento dei cinquant’anni avere acquistato su internet uno di quegli aggeggi magici che tolgono i peli dalle orecchie, dal naso e dalle sopracciglia e non essere mai riuscito a farlo funzionare correttamente. Rammaricarsene.

• Avere un’amica che per evitare di concedersi al primo appuntamento, evitava apposta di fare la ceretta e poi si lamentava di avere spesso fatto sesso con i peli lunghi. Solidarizzare.

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