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Blog di Diana Zuncheddu

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Tutta colpa della coca

Sono giorni che sul Corriere si leggono editoriali sconcertanti. Le cronache delle storie dei bimbi ammazzati a calci da mamme cocainomani o annegati in un fiume sono accurate e quindi molto deprimenti.

Gli editoriali sono invece sempre un po' ambigui o in certi casi deliranti. Per esempio oggi Giangiacomo Schiavi scrive sotto il titolo: 'Cocaina e sentimenti sgretolati dietro le violenze sui bambini'. Giorni fa, quando c'era in cronaca la notizia del bimbo ucciso a Genova da madre e/o compagno cocainomani, l'editoriale di Isabella Bossi Fedrigotti quasi sosteneva che la cocaina fosse il problema, una droga capace di trasformare una mamma in un'assassina.

Primo, andrebbero distinti i due piani: le motivazioni sono una cosa, le cause un'altra. Le indagini sono in corso e ancora non si sa come siano andate le cose, ma usare la scusa della droga, che forse c'entra ma forse anche no, per dire che la cocaina fa diventare assassini di figli è troppo comodo. Ci sono anche altre mille possibili ragioni dietro l'uccisione di un figlio piccolo da parte di una madre, posto che sia stata lei e non, come spesso poi viene stabilito dopo, il suo compagno. Può esserci la difficoltà di accettare la maternità, la depressione post partum, la solitudine di una giovane mamma nel gestire un'altra vita, quando non ha ancora nemmeno capito come gestire la propria.

Anche queste non devono diventare scuse, ma possono essere motivazioni per capire. Uccidere un bambino è omicidio, punto.

Dire che la vita nelle famiglie si sgretola per la droga è invece, almeno, riduttivo. Si tratti di aggravante, di vizio deplorevole, di quel che si vuole, d'accordo. Ma del motivo per cui uno o una ammazza un figlio, no. Le si giudichi per assassine, prima, e si indaghi il mondo profondo che può averle portate o portati a diventare mostri, e dopo, semmai, dopo, si aggiunga l'aggravante della droga.

di Diana Zuncheddu

Mamme al lavoro

Oggi, dopo una settimana di splendida vacanza montanara, una segnalazione di servizio.

E' partito un sito interessante, momsatwork, che si occupa di riportare le mamme al lavoro. Per ora il progetto è milanese. Ci si augura diventi presto romano, torinese, sardo, toscano, italiano.

Il modo di conciliare famiglia e lavoro parte da alcune possibilità o leggi esistenti, come il part time, il telelavoro, la flessibilità. Raccoglie i curricula di mamme che vogliano rientrare nel mondo del lavoro, offre consulenze alle aziende.

Pochi piagnistei, tanto senso pratico.

E' quel che serve, al posto di sconfortanti classifiche sulla presenza femminile nei posti di lavoro o sulla bassa natalità italiana.

di Diana Zuncheddu

Poveretta

Profetiche le parole del celeste, alla fine. Ieri al Corriere il tronfio Roberto Formigoni, forte della sua riammissione in gioco per le regionali in Lombardia, aveva detto della sua 'collega' Polverini: "Poveretta". (La frase completa era: "Lei, poveretta, non è stata ancora riammessa, di certo a noi il decreto non è servito"). Oggi dovrebbe aggiungere: "Il decreto non è servito nemmeno alla poveretta".

di Diana Zuncheddu

Bonino come Clerici

Prima della conduzione di Sanremo era uscito un libro di Antonella Clerici di cui si è parlato qui. Prima delle elezioni (dopodomani) esce un libro: "Emma Bonino, Alfabeto Bonino". Dice già tanto la ripetizione in copertina della parola 'Bonino', presente due volte nel giro di otto centimetri quadrati.

di Diana Zuncheddu

Ich bin ein radicalen

Già davano un po' il voltastomaco le dichiarazioni del candidato Pdl in Lombardia Roberto Formigoni (sui giudici della corte d'appello che avrebbero commesso 'gravi irregolarità'. Ah, perché invece le irregolarità non erano state commesse all'interno del suo partito?).

Stasera vedere il ministro Maroni - il ministro più serio e efficace del governo, e non solo di questo governo - vederlo in conferenza stampa dire che è stato fatto un decreto interpretativo, dopo che aveva sostenuto che non si sarebbe fatto nessun decreto, bè è una delusione. Il decreto non cambia la legge ma aiuterà i giudici amministrativi a interpretare meglio le leggi. E' un atto di iniziativa legislativa di urgenza che spetta al governo, quindi niente di illegittimo. Ma ce n'era proprio proprio bisogno? Allora erano proprio sicuri che il Tar avrebbe bocciato i ricorsi?

Il pasticciaccio è nato tutto all'interno del partito di maggioranza. Hanno sbagliato. Qualcuno ha sbagliato. In questi casi si chiede scusa e poi si cerca di far valere una norma di diritto sostanziale, senza prepotenza né sbruffonaggine. Non si alza la voce e poi si usa la legge per piegare la realtà ai propri errori.

Perchè non hanno cambiato in tempo la legge per l'accesso alle elezioni, che è un sistema burocratico infernale che uccide anche chi, come i radicali, non è certo l'ultimo dei partitelli di sprovveduti? Come si farà al prossimo giro, quando dopo l'esclusione dalle elezioni chiunque potrà a ragione pretendere che si riaprano i giochi? Allora adesso anche i radicali, esclusi in Lombardia, potranno rientrare in gioco?

Era da tanto tempo che guardavo i radicali come degli estranei, nonostante non possa fare a meno di ascoltare radio radicale tutti i giorni. Però oggi direi proprio che ich bin ein radicalen.

 

di Diana Zuncheddu

Viva viva la natura

Certo che siamo in un mondo curioso. Tutti contro gli ogm, viva la natura, viva i cicli senza contaminazione umana, tecnica, biotecnologica, scientifica, ma soltanto per piante e fiori e frutti. Oggi su Rep. si tira in ballo persino la Bibbia (pagina 14, intervista a Giulia Maria Crespi in qualità di imprenditrice agricola). Cito: "Mi stupisce che la Chiesa, nell'avallare la produzione transgenica, non abbia tenuto conto di quanto scritto nella Genesi: 'La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie"'".

Per la donna, invece, per il suo corpo, e per il frutto di un concepimento, e quindi per gli embrioni, e la fecondazione, vale il contrario: viva la tecnica, la scienza, il piegare la natura a dna incontaminati e selezioni in massa.  

di Diana Zuncheddu

Bonino o Polverini ma senza testosterone

In un bel ritratto della vichinga Johanna su IO donna si riporta la sua visione della politica al femminile: "E poi sono una donna, quindi prudente e pratica. Come la signora che guidava la Audur, la banca che è sopravvissuta. Perché c’è un modo femminile di stare sul mercato come nella politica, lontano dalle avventure. Mi raccontano che sono vista come una mamma oculata e severa".

Che sia Polverini o Bonino, si vedrà se sapranno fare la politica senza testosterone. O se sapranno averne quanto serve. Il minimo indispensabile.

di Diana Zuncheddu

C'era una volta il femminismo

A Londra si ricorda uno strano anniversario, quello dei quarant'anni dalla nascita del femminismo (quello di seconda ondata, alla prima di chiedeva il voto).

A me sembra che resti sempre la stessa cosa, e il caos intorno alle tesi della Badinter (trattata anche sul Foglio di carta) lo dimostra: la maternità. Quasi nessuno ora si rifiuterebbe di appiccicare un adesivo con scritto: "Questo offende la dignità della donna" su una pubblicità sconcia, anche se a quasi nessuno verrebbe più in mente di farlo. Siamo assuefatti.

Il campo ancora inesplorato, ma cruciale, è quello della maternità. C'è l'istinto, ma non è solo istinto, c'è l'allattamento, ma c'è anche il biberon e il lavoro, c'è la cura e l'attaccamento, ma ci sono anche le tate e i bisogni di soldi oltre quelli del marito, oppure il bisongno di realizzazione personale, di soddisfazione, di riconoscimento sociale.

Non abbiamo capito bene che cosa dobbiamo farci, con questa maternità, se non per ora continuare a struggerci per accoglierla ma fino a un certo punto, metterla da parte a favore del lavoro ma sentendoci schifosamente in colpa, darle precedenza su tutto e a volte anche troppo.

La parità tout court è impossibile perché madri lo diventano solo le donne. Recriminare è di cattivo gusto oltre che controproducente, ma in qualche modo il gap si forma e resiste, al di là di congedi e assegni di maternità.

Dunque, il nuovo femminismo dovrebbe chiamarsi mammismo.

di Diana Zuncheddu

Regina di cuori come una bimba delle nostre

L'attrice e compagna del regista Tim Burton, Helena Bonham Carter, che in Alice nel paese delle meraviglie in arrivo sarà la regina di cuori, la più stronza e odiosa e prepotente figura femminile si sia mai potuta incontrare in una favola, ha detto che il suo personaggio si è ispirato a sua figlia di due anni (figlia sua e anche del regista).

Una bimba tutta un mamma qui, mamma lì, fai questo, fai quello, io, io, io, una mocciosetta prepotente egocentrica e imperativa. Una piccola regina di cuori.

di Diana Zuncheddu

Troppe scarpe, non c'è posto per il fidanzato

Quattromila paia di scarpe esposte come fossero libri e un appartamento per contenere i vestiti. Di stravaganze ce ne sono tante e nell’ultima intervista al magazine americano W il direttore creativo di Vogue Nippon, Anna Dello Russo, non ha risparmiato le sue bizzarrie. Così le lettrici hanno scoperto che i vestiti “hanno bisogno di spazio e della giusta temperatura”. Ecco quindi che la signora della moda ha allestito un appartamento dove la temperatura non supera mai i 15 gradi.  “E’ gelido ma i vestiti hanno bisogno di restare al fresco”, ha detto con naturalezza l’eccentrica proprietaria. Le migliaia di scarpe che possiede, una collezione da far invidia perfino a Imelda Marcos, sono tutte esposte in una libreria: “Al posto dei libri, io tengo le scarpe”. Questione di priorità. La giornalista barese ha dispensato molte pillole di saggezza, come l’importanza dell’abbinamento giusto: “Non importa dove sono. Non importa se è freddo o se piove, se un elemento fa parte del look lo devo indossare”. Per fortuna oltre a vestiti, lavoro, carriera, resta spazio per la vita sentimentale. “Ho un fidanzato, ma non vive con me. Ci sono i vestiti e per lui non c’è spazio”. Chissà che cosa ne pensa il diretto interessato.

di Marianna Venturini

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