Finalmente il dibattito sul femminismo del Corriere propone qualche intervento che val la pena leggere. Era partito con Susanna Tamaro e Maria Laura Rodotà, che da opposti lidi erano entrambe perdibili. Oggi però la Comencini e soprattutto la Terragni cominciano a essere interessanti. La domanda è: il femminismo ci ha reso in fondo meno libere e più sole?
E' chiaro che siamo messe meglio di come erano le nostre nonne 50 anni fa, ma forse per compiere la rivoluzione con qualche risultato più dignitoso il femminismo doveva fare i conti con la maternità. Non nel senso di quella non desiderata, il famoso diritto di abortire, come dice bene oggi Terragni, abortire possibilmente in casa da sole col bidet vicino, di quello si parla sempre e si annovera tra le grandi conquiste delle femministe italiane. Forse si doveva fare i conti anche con l'altra maternità, quella desiderata ma incompatibile a tratti con un lavoro da maschio, con un turno da maschio, con una carriera e uno stipendio da maschio.
Va detto che in alcuni paesi questi conti li hanno fatti meglio.
Già che ci siamo, c'è un'iniziativa organizzata per l'8 maggio: inviare curricula in cui l'avere figli sia equiparato ad altrettante lauree.
Ieri sulla Stampa si raccontava la storia di una delle due mamme bloggers di genitoricrescono. Pare, e dico pare perchè la storia ha devvero dell'incredibile, che la blogger fortunata ora residente in qualche paese nordeuropeo un giorno incappi in una tizia che cercava disperatamente di dare lavoro a delle mamme. Titolo preferenziale: figli, please. Storie dell'altro mondo.
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