Guerre di mafia in tv

Non c’è canale pubblico o privato senza una fiction su Cosa nostra e altre cosche. C’è un patto fra Rai e Mediaset: di là i buoni, di qua i cattivi raccontati “da dentro”. E poi arriva “Suburra”

Guerre di mafia in tv

Una scena del film Suburra di Stefano Sollima

Se la sceneggiatura è brutta, ambientala negli anni Settanta”. Recita così un antico proverbio in uso nei corridoi del ministero dei Beni culturali, direzione Cinema, sezione “contributi a progetti di interesse culturale”. Il suo corollario televisivo è: “Mettici la mafia”. Ancora meglio, “tutte le mafie”. Nel passaggio dal singolare al plurale si esprime un salto di paradigma in linea con la mutata sensibilità di questi anni (le fiaccolate si fanno “contro tutte le mafie”), ma anche con l’espansione dei canali...

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    24 Ottobre 2017 - 11:11

    La televisione ha insegnato agli italiani l'italiano,nostra santa madre Rai voleva la dizione perfetta ,ora negli sceneggiati gli attori maschi ( mistero le donne no ) parlano tutti con l'accento ,per me nessun problema.abituato alle dizioni perfette dei doppiatori ,vedo solo programmi doppiati. lds

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  • Giovanni

    23 Ottobre 2017 - 13:01

    Ma li vede ancora qualcuno???

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