“Viviamo in un mondo senza verità"

Colloquio con padre Paul Scalia, figlio del giudice della Corte suprema degli Stati Uniti. “Oggi può essere più facile parlare di fede a chi sta fuori dalla chiesa”

“Viviamo in un mondo senza verità"

Paul Scalia (foto tratta da Pinterest)

Paul Scalia è un prete cattolico di quarantasei anni, vicario episcopale della diocesi di Arlington (Virginia) per il clero. Prete che si occupa di preti, insomma. Con quella particolare cura e devozione che di certo gli ha insegnato suo padre, Antonin Scalia, scomparso nel febbraio dello scorso anno e per trent’anni giudice associato della Corte suprema degli Stati Uniti. Padre Scalia ha da poco scritto un libro, That Nothing may be lost. Reflections on CatholicDoctrine and Devotion (Ignatius Press), ed...

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  • giantrombetta

    19 Luglio 2017 - 10:10

    Grazie mille a Matzuzzi e al Foglio per un'intervista illuminante certo per chi crede ma che induce a profonde riflessioni anche i non credenti che comunque si pongono tormentate ed angosciose domande sulla fame di spiritualità perduta dei nostri tempi. E grazie per indurre tutti gli uomini di buona volontà, pochi o tanti ne siano rimasti in Occidente, a interrogarsi sulle loro radici millenarie, magari leggendo e rileggendo le altissime riflessioni dei due Papi predecessori di Francesco che, come ha acutamente osservato Giuliano Ferrara, pare volerci spingere sulla strada di Lutero. Chi vive nella Chiesa, annota padre Scalia, corre sempre il rischio di compiacersi. Leggendolo chissà' perché mi sono ricordato quanto letto nel libro intitolato al Papa che piace troppo, con prefazione del fondatore del Foglio.Ha ragione padre Scalia a consolarci ricordandoci che e' davvero complicato e difficile esser cristiani anche ai nostri tempi.

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  • luigi.desa

    17 Luglio 2017 - 11:11

    La verità tutta sola è una convenzione, le verità singole sono frammenti di realtà che messi insieme con la pazienza certosina dell'appassionato dei puzzel nell'immagine definita è un quadro di astratto al massimo dell'astratto. Buona fortuna a chi crede ancor alla verità come panacea .

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    16 Luglio 2017 - 08:08

    Emerge dalle parole di padre Scalia quella tristezza dei cattolici che è frutto di un insegnamento fuorviante da parte della Chiesa, come conferma l'esempio citato (la domanda della ragazza sui contraccettivi) dal quale emerge quel senso di imposizione che ha oscurato la responsabilizzazione degli individui nel buon uso della tecnica. D'altro canto è impensabile supporre che la Chiesa avesse potuto restare fuori dal mondo decaduto dal Cielo della filosofia e della teologia, all'umanesimo ed allo scientismo per poi precipitare nella tecnocrazia e nella merceologia della carne umana. Chesterton ci aveva avvertiti: quando l'uomo non crede più in Dio, non è che non creda a niente, ma crede a tutto! Ancora denunciava in "Quello che ho visto in America" l'immagine dell'ascensore, paradigma di una possibile, infinita ed insensata salita verso il cielo dei sensi, mentre porta al nulla dell'anima, sostituita dalla pubblicità-anima del commercio, la nuova condizione dell'umanità svuotata di Dio.

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