Giustizia di piazza

Da Andreotti al Borsellino quater. Viaggio nelle sentenze palindrome, quelle cioè che si possono leggere in due modi diversi e contrapposti

Giustizia di piazza

Novembre 1993, Vincenzo Scarantino al processo che lo vedeva accusato di aver procurato la vettura imbottita di tritolo poi fatta esplodere in via D’Amelio (archivio LaPresse)

In Italia, a forza di dare la caccia ai fantasmi e credere ai pentiti pataccari, la giustizia è diventata palindromica. Le sentenze offrono una duplice chiave di lettura. Una prospettiva bifronte che lascia aperta una finestra di indagine e alimenta la perenne sindrome del depistaggio e delle menti raffinatissime.   E soprattutto dà fiato alle fazioni in campo, quelle che urlano “vergogna, vergogna” quando un giudice emette una sentenza che si discosta dalla verità di cui si ritengono depositari. Parenti...

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