Il senso del Corriere per il M5s

Il venticello caldo di via Solferino su Grillo, Casaleggio e il movimento nato dalla rete

Il senso del Corriere per il M5s

Foto LaPresse

E’il giorno della marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza e il Movimento cinque stelle, nato per volontà dei suoi demiurghi proprio nel giorno di San Francesco, si presenta francescano almeno a parole e negli intenti (gli emarginati, i poveri, la comunanza di vedute con Avvenire) oltreché nel ricordo del povero lupo ucciso da efferati sconosciuti nei pressi di Livorno, fatto di cronaca inquietante dopo il quale il M5s ha presentato un esposto contro ignoti. E’ il giorno della marcia Perugia-Assisi – che nella sua versione “per la pace” è stata la prova generale di ogni campagna delle sinistre-arcobaleno che furono – e Beppe Grillo, convinto che “molti cattolici” si riconoscano in ampie parti del suo programma, giunge all’appuntamento con la strada francescana già spianata dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera domenica 14 maggio. Intervista in cui appare e scompare tra le righe un Grillo con maschera sorniona da Stregatto (quella che indossa quando non dice “vaffa”), un Grillo ecumenico (che quasi abbraccia il neopresidente francese Emmanuel Macron, sebbene Macron stia dando vita, secondo il capo del M5s, “a un governo delle banche”) e un Grillo possibilista in vista della settimana-chiave di dibattito sulla legge elettorale (che poi si complicherà, non soltanto per i Cinque stelle). Grillo parla e il Corriere ascolta, e Grillo parla come uno che vuol far dimenticare per un attimo l’operazione accreditamento presso l’establishment in vista delle future elezioni (vedi convegno “Sum 01” organizzato da Davide Casaleggio a Ivrea, un mese fa: un giorno di dibattito aereo sul futuro, senza politica ma perché politica intenda).

 

La marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza e l'intervista francescana del Grillo senza vaffa

Grillo parla e il Corriere ascolta, e non è certo casuale la scelta del comico di farsi periodicamente vivo non su blog ma su carta. E che carta: quella del quotidiano storico di Milano, in teoria “potere forte” (prima e dopo Urbano Cairo, il cui giornale e la cui tv, La7, non possono essere definiti antipatizzanti nei confronti del M5s). Grillo e il Corriere, il Corriere e Grillo: sottostoria nella storia. E la sottostoria, negli ultimi cinque anni, nonostante i momenti di non-dialogo a intermittenza, con Grillo che si scaglia contro qualche giornalista del Corriere e il Corriere che si difende in nome della libertà di informare i cittadini, appare quantomeno come una lunga e tormentata dimostrazione di reciproco interesse. Con i suoi prodromi non diretti – dal Corriere vengono infatti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, le due firme illustri che nel 2008, con il libro “La casta” (Bur), hanno sollevato temi poi ricorrenti nelle campagne d’indignazione contro i partiti marci e le amministrazioni locali spendaccione (campagne sul web e nelle piazze del M5s, ma pure delle ali estreme di sinistra e di destra). E per quanto non sia a Cinque stelle il libro, la vis anticasta dei suoi autori non si è spenta. Poi ci sono i prodromi diretti della comunicazione Corriere-Grillo-Grillo-Corriere: già dal 2012, sporadicamente, cominciano a comparire, sul Corriere della Sera, lettere del guru Gianroberto Casaleggio e del suo ex collaboratore Enrico Sassoon: scritti brevi rispetto alle interviste casaleggiane che verranno e, come si vedrà, rispetto ad alcuni editoriali-segno dei tempi (grillini) in corso, ma già indicative di un avvio di dialogo (ovvio per un grande quotidiano che si interessa a un Movimento primo o secondo nei sondaggi, si dirà, ma anche non ovvio – visto l’ambiente in cui affonda le radici il giornalismo targato Corsera – per la ricorrente apertura di credito anche in presenza di evidenti, grilline aporie (per non dire delle castronerie, visibili a occhio nudo a ridosso dell’anno del trionfo elettorale). Di questo dialogo sottotraccia restano – sassolini disseminati lungo la strada – lettere, risposte, editoriali, colloqui.

 

Segue piccola, arbitraria rassegna.

2012. I Cinque stelle hanno vinto in primavera le elezioni amministrative a Parma. In autunno comincia la pre-campagna elettorale, con Grillo che attraversa a nuoto lo stretto di Messina e Gianroberto Casaleggio che lo segue come un angelo custode in impermeabile e cappellino da baseball. Orde di curiosi e indignati cominciano a radunarsi nelle piazze, mentre le prime espulsioni (di Giovanni Favia e Federica Salsi, giudicati colpevoli del reato di talk-show) e i primi intoppi a livello locale (Emilia-Romagna) offuscano, seppure momentaneamente, la discesa in campo tonitruante del comico in camper e della sua pattuglia di autocandidati dilettanti in Rete. Ed è nel 2012 che Casaleggio scrive al Corriere la lettera poi citata anche al suo funerale, nell’aprile del 2016. E’ successo che qualcuno, in Rete e fuori, ha definito “oscura società di marketing” la Casaleggio Associati, descrivendo l’azienda del guru come crocevia di misteriose trame di banchieri e potenti non meglio identificati (nemesi e colmo dei colmi per il movimento che del Bilderberg ha fatto un simbolo d’ogni male possibile). E’ successo che Casaleggio è sempre più considerato l’ispiratore di Grillo. E non in Rete, ma su carta e sul Corriere, Casaleggio si presenta non come quello che presto apparirà – l’inavvicinabile profeta dell’utopia “uno-vale-uno” – ma come “un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive”. L’umile cittadino Casaleggio si descrive come un artigiano del web caduto per caso nella storia –“… Internet è un tema che mi appassiona e di cui mi occupo dalla metà degli anni 90. Ho cercato di comprenderne le implicazioni sia nel contesto sociale che in quello politico che in quello della comunicazione… Nel 2004 Beppe Grillo ne lesse uno: ‘Il Web è morto, viva il Web’, rintracciò il mio cellulare e mi chiamò. Lo incontrai alla fine di un suo spettacolo a Livorno e condividemmo gran parte delle idee… A chi si chiede chi c’è dietro Grillo o si riferisce a ‘un’oscura società di marketing’ voglio chiarire che non sono mai stato ‘dietro’ a Beppe Grillo, ma al suo fianco. Sono in sostanza cofondatore di questo movimento insieme a lui… Mi hanno attribuito dei legami con i cosiddetti poteri forti, dalla massoneria, al Bilderberg, alla Goldman Sachs con cui non ho mai avuto nessun rapporto, neppure casuale. Dietro Gianroberto Casaleggio c’è solo Gianroberto Casaleggio…”.

 

Sempre nel 2012, l’ex collaboratore di Casaleggio ed ex socio di minoranza della Casaleggio Associati Enrico Sassoon, accusato sempre “dalla Rete” di complottismo pluto-giudaico-massonico, si discolpa via carta con lettera al quotidiano, come fosse necessaria, a un certo punto, una vita mediatica oltre lo schermo del computer tanto osannato dai demiurghi del M5s. Accusato dai dietrologi di infiltrare il Movimento conto terzi (famiglia Rothschild, per esempio), Sassoon, nella sua lettera al direttore, scrive: “I media hanno speculato… interpretando il mio ruolo come rappresentante di più o meno precisati ‘poteri forti’ intenzionati a infiltrare, tramite la Casaleggio Associati, il blog di Beppe Grillo e, tramite Gianroberto Casaleggio, il movimento politico. In breve, non rappresento alcun potere forte, né in generale né nello specifico, né ritengo che alcun potere forte si senta rappresentato da me. La prova del contrario la lascio ai maliziosi interpreti che si sono finora beati nel richiamare fantasiose teorie complottistiche degne di romanzi d’appendice più che di una stampa seria e informata…”. E il Corriere diventa specchio del paradosso già evidente ai vertici di M5s se non alla base: l’uno-vale-uno, se preso alla lettera, si ritorce contro gli inventori del medesimo.

 

"La casta" di Rizzo e Stella. La prima lettera di Casaleggio. L'endorsement con pentimento del prof. Galli della Loggia nel 2013

2013. E’ l’anno dello Tsunami Tour, del 25 per cento nelle urne, dello sbarco in Parlamento, dei tentativi di “scouting” di Pierluigi Bersani, degli appelli degli intellettuali per un governo Pd-Cinque stelle, dei primi tragicomici streaming e di quello che pare un prematuro crollo del castello grillino (crollo poi smentito a livello di presa mediatica). Prima che si vada al voto, appare sul Corriere il più sorprendente degli endorsement, quello del professore Ernesto Galli della Loggia, che descrive il Movimento del “vaffa” come un male minore e un catalizzatore di malcontento tutto sommato votabile. Ma l’invaghimento politico dura poco. Un mese dopo, Galli della Loggia, disilluso, scriveva: “… rinchiuso in un isolamento più che splendido insolente” il M5s pare “convinto che tale isolamento” sia “pegno di chissà quali successi futuri e non già, come invece è di giorno in giorno più probabile, il preannuncio di un memorabile flop politico…”. E insomma ci vorranno mesi perché i lettori del Corsera, chi più chi meno attonito, possano rivedere le Stelle brillare su carta (nel senso di una nuova apertura di credito). Ed ecco che, nel giugno 2013, lateralmente, sulle pagine dell’inserto La Lettura, compare una grande intervista al guru in persona Gianroberto Casaleggio, a firma Serena Danna. Si parla apparentemente di web, con il guru che consiglia i testi imprescindibili per la comprensione della “rivoluzione digitale”, ma non può esimersi dal parlare di ciò che accade al di sotto dell’Empireo: “… Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato…”. E’ il programma a Cinque stelle detto con parole da pianeta Gaia. A domanda “quali modifiche sostanziali della Costituzione implica un sistema di democrazia diretta?”, Casaleggio risponde: “… Le più immediate sono il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che deve essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato. È’ necessario rivedere l’architettura costituzionale nel suo complesso…”.

 

2014. Anno di passaggio e ripiegamento a Cinque stelle: Matteo Renzi doppia il M5s alle Europee, Grillo, che prima delle elezioni ha rilasciato una lunga intervista a La7 (già di Urbano Cairo), compare dal blog per dire “prendo il Maloox”.

 

Il 2015 della doppia intervista ai "costituzionalizzandi" comico e guru (con apertura di credito di Aldo Cazzullo)

2015. E’ l’anno della ripresa (e stabilizzazione). Si è capito che non si va a votare tanto presto. Si è capito (presso il M5s) che gli streaming, più che accendere amore per la trasparenza, offuscano presso il cittadino la fiducia nella stessa. Si è capito (presso gli osservatori) che il M5s vuole giocare il gioco dello sdoppiamento: cittadini come gli altri sì, ma con alcuni più cittadini degli altri (Direttorio), pena la confusione perenne e la lotta fratricida tra i meet-up (peraltro impossibile da sopire). I vertici a Cinque stelle alternano toni rabbiosi a toni francescani (la bandiera del reddito di cittadinanza fa da ponte verso gli universi altermondialisti, cattolici di sinistra, ecologisti e neo-noglobal). Sul Corriere, in marzo, nel giro di una settimana, compaiono due interviste, una a Beppe Grillo e una a Gianroberto Casaleggio, ma in versione “costituzionalizzandi”. Forse a suggello dell’ennesima apertura di credito verso l’apparente rabbonimento del Grillo bisbetico (che di nuovo si rivelerà un bluff – d’altronde l’ex comico viene scherzosamente definito, in ambienti parlamentari, come uno che cambia umore “nel percorso che va da Pasqua a Pasquetta”), l’editorialista e cronista Aldo Cazzullo scrive che a Grillo è riuscita “un’impresa mai vista in democrazia”. E insomma c’è, in marzo, sul Corriere, un Grillo “stanchino” che, in nome del reddito di cittadinanza, dice di auspicare “tutte le convergenze del mondo” sul tema povertà e, inaspettatamente, anche sulla Rai, a patto che ci sia “onestà intellettuale” (e a quel punto il Corriere chiede agli altri partiti di mettercela). Tempo qualche giorno, e Casaleggio, sempre sul quotidiano milanese, ribadisce il concetto: “Il Pd propone aperture, ma è il M5s che da sempre è disponibile al confronto parlamentare con tutte le forze politiche sulle sue proposte e soprattutto sul reddito di cittadinanza ed è aperto ad accogliere miglioramenti…”. (Seguiranno estate e autunno non così dialoganti).

 

Le risposte del direttore Fontana sul vincolo di mandato. Il flusso di coscienza di Casaleggio junior. Ma su Roma c'è maretta sul blog

2016. E’ l’anno della morte di Gianroberto Casaleggio. Sul Corriere della Sera, sempre Aldo Cazzullo, descrive il guru come “precursore della rivolta che ha contribuito a cambiare l’Italia”. E come “vero capo dei Cinque stelle”. Uno che ha capito che la lotta politica prende sempre più i contorni della “rivolta contro l’establishment, le vecchie classi dirigenti, i vecchi partiti, i sindacati, le forme tradizionali di rappresentanza, e anche i media tradizionali”. A Roma però viene eletta Virginia Raggi, verso la quale il Corriere in edizione locale è spesso critico (motivo per cui, con il passare dei mesi, sul blog di Grillo appariranno segnali di insofferenza verso il quotidiano, a cui il direttore Luciano Fontana e il vicedirettore Daniele Manca risponderanno con frasi come “non si può chiedere a un giornale di chiudere gli occhi davanti ai fatti”).

 

2017. E’ l’anno (in corso) del post referendum, del voto-non voto, della legge elettorale quasi fatta ma non ancora pronta, del gran pasticcio della monnezza nella Roma di Virginia Raggi (già gravata dai vari “casi”, Muraro e Marra in testa). Il direttore del Corriere Luciano Fontana, che sul tema Roma, e di fronte alle accuse di Grillo (siete “confezionatori seriali di menzogne”), ripete che il giornale “non chiuderà gli occhi”, sul fronte nazionale, rispondendo a qualche lettera, si trova invece a condividere alcune considerazioni grilline in tema di vincolo di mandato, e scrive che il Parlamento (e i consigli regionali e comunali) stanno diventando “il regno del trasformismo o dei voltagabbana”. Nel frattempo il professor Galli della Loggia, percorrendo la strada dell’antica apertura credito al contrario, scrive un editoriale sulla “politica che manca tra i Cinque stelle”. Poi però arriva la primavera, e con essa il suddetto convegno “Sum 01- capire il futuro”, tappa cardine della pre-istituzionalizzazione grillina (a Ivrea). Officia Casaleggio figlio, anche autore, qualche giorno prima, di una chilometrica lettera proprio al Corriere: un flusso indisturbato di coscienza sintetizzabile, nella prosa casaleggiana, con la frase “la vecchia partitocrazia è come Blockbuster, noi siamo come Netflix”, frase preceduta e seguita da considerazioni sull’universo mondo digitale (e non), con brevi cenni en passant sulla situazione politica italiana. Ultimo ma non ultimo, il suddetto Grillo francescano, intervistato da Emanuele Buzzi domenica scorsa. Fatto sta che, a ogni paginata del comico o del figlio del guru sul Corriere, gli esegeti di poteri forti pensano non tanto e non solo a Urbano Cairo, quanto ai misteriosi ex nemici del M5s nell’ambiente finanza-salotti-imprenditoria. Ex nemici che i Cinque stelle, via Corsera, stanno cercando ufficiosamente di agganciare (o abbagliare?).

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    22 Maggio 2017 - 16:04

    Poteri forti che si annusano per riconoscersi. Ma i rettiliani sono tutti nell'M5S.

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