Il mal di Francia

Ribelli e innamorati (sempre delusi) dell’autorità, ingegnosi ma poco disposti a guardare oltre il proprio orizzonte. I cugini nello specchio di Peyrefitte, utile ancora oggi alla vigilia del voto

Il mal di Francia

Emmanuel Macron in campagna elettorale. In un sondaggio di giovedì (prima dell’attacco sugli Champs Elysées) il candidato centrista aveva incrementato leggermente il suo vantaggio su Marine Le Pen

“Nessuna nazione ama considerare i propri mali come suoi figli legittimi” Paul Valéry   Ecco i francesi che si dice siano ingovernabili (più di tutti gli altri), che detengono il record delle rivolte, dei crolli di regime, delle lotte civili, del malessere collettivo. Ed ecco gli stessi passivamente sottomessi alla loro amministrazione e innamorati (sempre delusi) dell’autorità, ribelli al loro stesso Stato e a un tempo incapaci di vivere senza questo tutore vessatorio”. Qui, s’annida “Le mal français”, come lo...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Aprile 2017 - 15:03

    Una bella, stimolante lettura, una inequivocabile conferma che dalle caverne ai trapianti d'organo l'uomo c'è arrivato comportandosi sempre seguendo la sua natura originaria di "uomo". E' la sua imperfezione contraddittoria, che genera le energie per tentare di cambiarla. I "salti nel buio" sono sempre stati gli strumenti usati. Con una precisazione: i salti nel buio sono in realtà punti di vista diversi, per tanti sdno "salti nella luce", ma ambedue condizionati dal fecondo, insopprimibile contrasto insito nella natura umana, "la disuguaglianza", l'elemento che tiene insieme l'Universo. Il vero, autentico, necessario motore, dell'agire dell'uomo, dal sapien sapens ad oggi. Eliminarla è pensiero da menti deboli, gestirla ci porta alla politica: ad Adam Smith e Karl Marx. Poiché* ambedue le proposte sono irrealizzabili in senso universale, oggi in Francia sceglieranno quale far momentaneamente prevalere. Niente di definitivo. La vita continuerà: sugli stessi obbligati binari.

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