Banche di crisi e di scialo

Stanno per sprofondare ma distribuiscono prebende da capogiro. Dalla razza padrona alla razza predona. Cuccia, il "padrone dei padroni", non ha lasciato ai propri figli che il nome, l'istruzione e il principio di autorità

Banche di crisi e di scialo

La sede di Mps (foto LaPresse)

Nell’èra Cuccia ci si dava del lei. Era segno di professionalità, non di freddezza nei rapporti. Ci si vestiva in modo formale, preferibilmente in abito scuro. Non si usava il titolo di studio, ma ci si chiamava signori. Era l’uso delle grandi banche milanesi (Comit e Credit). Serviva tra l’altro a non discriminare le persone se non per il merito. I biglietti da visita portavano solo il nome e il cognome, omettendo titolo e carica”. Lo ricorda Fulvio Coltorti nella...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • riflessivo

    12 Dicembre 2016 - 19:07

    Riflessivo L’articolo è un esempio di come la professionalità stia assolutamente in secondo piano rispetto alla capacità di creare una rete di rapporti, una fitta ragnatela di connivenze su cui prosperare alla grande. La logica deduzione è che la professionalità e il corretto agire sono considerati un valore per chi occupa i gradini non troppo alti della scala sociale, una medaglietta atta a far sentire il sottomesso o lo sfigato importante. Questa pervicace e micidiale mentalità, fondata sul possesso di grandi quantità di denaro e sulla capacità di procurarselo mediante la rete di relazioni, diventa fattore ontologico costitutivo della società, diventa cultura che agisce sottotraccia e nel profondo,divide gli esseri umani in ingenui e poveri diavoli e in furbi, potenti che si basano sulla ragnatela dei rapporti convergenti.

    Report

    Rispondi

Servizi