Il vip che avanza

Ritratto-intervista di Costantino della Gherardesca, conduttore “politico” di “Pechino Express”, alfiere del Sì in chiave antiluddista

Marianna Rizzini

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costantino della Gherardesca

Conduttore tv divenuto di culto con “Pechino Express”: Costantino della Gherardesca alla Leopolda (foto LaPresse)

Sono le dieci di sera e già da qualche ora si è conclusa l’intervista in chat con Costantino della Gherardesca, conduttore tv divenuto di culto con “Pechino Express” e ora paladino dichiarato del Sì al referendum (cosa che l’ha reso meno di culto presso le masse internettiane del No). Sono le dieci di sera e Costantino della Gherardesca, che via chat si è trovato benissimo (motivo: si può mettere la musica e si può dare al pensiero il “tempo lento del pensiero”), irrompe su WhatsApp. Qualcosa in tv gli ha riportato alla mente “l’antiprogressismo italiano” (il Costantino di questa intervista è un Costantino riflessivo e postmontiano, nel senso dell’ex premier tecnico). E alle dieci di sera, guardando su La7 “Piazzapulita”, il cui conduttore Corrado Formigli gli pare peraltro “uno dei più bravi”, Costantino ha trovato preoccupanti “le immagini che arredano le scenografie… ci sono delle contadine con i fazzoletti sulla testa che portano dei sacchi di grano sulle spalle. Se fossimo sani ci sarebbe la skyline di Singapore… capisci quanto è endemica la mentalità luddista”. Luddismo, dunque, luddismo mascherato e strisciante è ciò che allarma il Costantino del Sì, che nel frattempo ha condotto un’altra edizione molto seguita di “Pechino Express” (Rai2), l’adventure-game che fa correre su e giù per paesi in via di sviluppo coppie il più delle volte improbabili di concorrenti famosi e no (storica la coppia “Marchesa e Maggiordomo”). Spesso è la definizione a fare forte o debole la coppia, ma in modo imprevedibile, ed ecco che i Socialisti, i Ricchi, i Contribuenti, gli Innamorati, gli Spostati e gli Estranei diventano slogan, categoria dello spirito, mito trash. E forse qualcuno potrebbe domandarsi che cosa c’entri il Costantino un po’ Buddha e un po’ Young Pope del gioco televisivo – quello che con maglia nera, braccia conserte e sorriso ieratico comunica a fine puntata che sorte tocchi a questo e a quello – con il Costantino che alla Leopolda se ne esce con questa frase: “Io voterò Sì al referendum del 4 dicembre”.

 

L'impressione è che il No al referendum sia solo un dispetto

Promosso Matteo Renzi che ha vinto il confronto con Ciriaco De Mita; bocciato l'interesse morboso dei giornalisti per gli stipendi altrui; bocciata Virginia Raggi che si sta tafazzizzando inseguendo complotti; bocciato Tito Boeri che pur essendo bravo parla un po' troppo; promosso Alfano nonostante navighi a vista. Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace.

 

Ma non si può capire come c’è arrivato, Costantino, a dire Sì, se non si parte da quella laurea in Filosofia, apparentemente incongrua con il curriculum dell’ex ragazzo nobile e temporaneamente perduto, passato per il collegio all’estero, le droghe, l’alcol, la provocazione, il panico, l’ansia, l’accelerazione postadolescenziale, il look iperbolico, il recupero e il lavoro salvifico arrivato dopo vari passaggi da giornalista musicale e dopo un lancio informale (con Piero Chiambretti, ma senza copione) da parte di Irene Ghergo, storica autrice televisiva e in questo caso talent-scout. La sottostoria, infatti, nella storia del Costantino quasi quarantenne conduttore di successo e refendario del Sì, parla di una postadolescenza turbolenta, da figlio di famiglia aristofreak che in breve tempo attraversa fasto, dissipazione, lastrico e assestamento su un livello non meno gaudente, ma meno abbiente – tutto questo senza la cupezza felpata di una decadenza alla Buddenbrook (che non a caso Thomas Mann aveva dipinto come famiglia alto-borghese e non nobile). Ghergo, amica della famiglia aristofreak (discendente dal conte Ugolino), ricorda Costantino come “un bambino speciale e fantasioso che si cacciava spesso sotto un tavolo”. L’aveva visto tornare dal collegio nei panni di giovane scapestrato, ma “intelligente, originale, imprevedibile e che diceva cose censurabili al massimo” (quindi, pensò Ghergo, perfetto per la trasmissione di Chiambretti, anche se ancora non esisteva il personaggio di Maga Maghella che poi renderà Costantino famoso presso l’inner-circle della tv notturna).

Persistevano, nel giovane aristofreak, i tratti per nulla alto-borghesi della casata di provenienza, dove, come dice lui, non si stava “molto attenti al denaro”, anche se la dissipazione aveva una sua eleganza. Ghergo ne parla come di “una Downton Abbey non conservatrice”: anni pre collegio in cui Costantino e sua madre vivevano in una Maremma decadente e affascinante, con lunghe ore trascorse in un capanno sul mare o in un’ex casina di caccia. (Con le parole di Costantino: “Vengo da un ambiente di contesse, droga e omosessuali”, motivo per cui nessuno si è scandalizzato, quando, diciottenne, si è dichiarato gay: “Era un ambiente molto liberal, i veri conservatori sono gli industriali che cercano di imitare la loro idea dello stile di vita della vecchia aristocrazia”). Qualcosa della rarefazione maremmana permane tuttavia nei gesti solenni con cui il Costantino di oggi commenta senza parole i pasticci dei concorrenti alle prese con scarafaggi fritti, materassi lerci e strade sconnesse da risalita andina, roba che fa pensare automaticamente a quanto sarebbe adatto come concorrente di “Pechino Express” Alessandro Di Battista, deputato grillino con passato guatemalteco e “piedi che scottano”, come ha detto lui stesso a Vanity Fair, facendo sorridere e sperare Costantino, che in cuor suo già ci aveva pensato, a una futura lotta di avventure tra una coppia di grillini e una coppia di piddine. Intanto però la lotta è, anche per il conduttore, fuori dallo schermo.

Fa bene o fa male, il Costantino conduttore, a schierarsi pubblicamente per il Sì al referendum? Il critico Aldo Grasso dice: “Bene ha fatto a non far finta di essere imparziale come la maggior parte dei conduttori, che poi di fatto si schierano lo stesso in maniera subdola”. Eppure, anche conoscendo la sottostoria nella storia, ci si continua a domandare “ma perché si è laureato in Filosofia?”. Solo che quando lo si chiede a Costantino si teme di aver detto qualcosa di sbagliato, ché la schermata Skype resta bianca per qualche preoccupante minuto. Si sta per passare ad altro, quando il conduttore-per-il Sì spara una risposta più che mai in linea con il suo Bildungsroman: “Ho studiato filosofia perché ero un coglione, la mia generazione non pensava a fare soldi ed entrare nel mercato. I ragazzi che oggi hanno vent’anni sono molto più venali e quindi svegli. Mi ero dato due scelte: ‘arte’ oppure ‘filosofia’. Al liceo pensavo che il mondo sarebbe diventato una grande comune, una società fondata sull’assistenza sociale, con la droga libera”. Quindi Filosofia, con tesi sull’eutanasia. Ma siccome il mondo non era una comune, Costantino, dice Costantino, è stato salvato dal suo “sguardo medico su tutto. Sull’arte, sull’economia, sul sesso, su ogni aspetto della mia vita sociale. Quindi il primario dell’ospedale che, nella mia mente, guarda il mondo dall’alto, si è reso conto che per vivere in modo salubre bisognava darsi da fare e lavorare. E allora ho cominciato con una gavetta lunghissima. Inizialmente servizi fotografici, avevo lavorato anche con Corinne Day, dopodiché scrivevo di musica per riviste. Guadagnavo pochissimo”.

Ma è quando il conduttore parla (male) degli anni “berlusconiani” e televisivi degli esordi che arriva, inaspettatamente, la sorpresa politica: “Anni spaventosi… Amavo e amo il mezzo, follemente, ho fatto la gavetta… ma non ho avuto il mio spazio finché non è arrivato Mario Monti. Il crollo di Berlusconi ha cambiato la televisione italiana radicalmente. In meglio”. Bisogna però capire in che senso Costantino si senta professionalmente figlio del governo tecnico: “Ammiro moltissimo il Monti che non cercava ‘consensi’ quando agiva, che non cercava ‘popolarità’. Mandava le camionette della polizia per garantire la costruzione della Tav e vaffanculo, anche se la gente lo fischiava se ne sbatteva… .scusate le parole”. Non buonista né paterno con i concorrenti, Costantino non ama, in video, “ribadire concetti ovvi”. Spiegazione del crollo del montismo: “Trovavo Monti anche molto spiritoso. Ahimé a Roma, che è un luogo tanto perbene, l’hanno fatto fuori”. Triste destino ha voluto però che Monti, circa un mese fa, si schierasse per il No, mentre lui si mobilitava per il Sì. Pazienza. Costantino si dice “ totalmente favorevole al progresso. Ripeto: in Italia c’è una mentalità luddista, dalle radici cristiane, dove viene vista male qualsiasi novità. Che sia un treno veloce, un grattacielo, una nuova medicina. Da noi, per essere amato a priori, devi dire che provieni da una famiglia di operai agricoli”. Invece lui non solo proviene dalla famiglia aristofreak con “sangue ebreo e protestante” nelle vene, ma, dice, “come i miei parenti sono pieno di debiti. Più che altro perché colleziono arte contemporanea”. (Sta cercando di aggiudicarsi “un Joseph Kosuth” e ha “delle bellissime anatre di Roni Horn e un paio di lavori sulla guerra libanese di Walid Raad, artista straordinario: hanno fatto una sua mostra qualche anno fa a Napoli, città che trovo divina”).

A Napoli ci vivrebbe, Costantino, perché “è uno dei rari luoghi dove la poesia è ancora viva… stiamo vivendo l’eccidio della poesia secondo me. C’è un conformismo di pensiero che non lascia spazio a interpretazioni personali e diverse della vita e del mondo. O perlomeno, ne lascia sempre meno. Io amo follemente l’Iran, ad esempio, perché è un paese dove la poesia è ancora viva. Invece detesto Berlino”. Ne discende un Costantino pro immigrazione: “Ben vengano persone dall’Africa, dalla Siria. Possono solo aiutare la nostra cultura stagnante e boccheggiante. Coloro che attaccano gli immigrati, il globalismo, sono tutti dalla parte del No: Salvini, la Meloni”. Spiegazione del perché non riusciamo a uscire dalla mentalità luddista: “Sono le radici cristiane, le cose che i genitori e i maestri dicono ai bambini quando sono piccoli. E’ Erri De Luca. E’ trovare un’incredibile nobiltà in chi coltiva il proprio orto, e allo stesso tempo guardare con estremo sospetto chi ‘spreca risorse’ per far costruire un edificio a un grande architetto. E’ Gesu Cristo che ci viene raccontato vestito da pover’uomo, vicino ai poveri. Mentre gli ebrei e i romani erano ricchi e cattivi. Non se ne esce. L’istruzione, è l’unica cosa. Avvicinare la scienza alla gente”). Avesse davanti un bambino, Costantino gli direbbe che “gli scienziati sono i buoni”, gli “farebbe studiare astrofisica, biologia. Il populismo svela la sua natura spaventosa quando va contro la scienza. Guarda i Cinque stelle con i vaccini”. Poi c’è, dice, “il paradosso più totale: la gente vota dei miliardari per andare contro i ricchi. Il parallelismo tra Trump e Grillo è innegabile, Grillo ha anche detto che la vittoria di Trump è stato ‘un vaffa day pazzesco’. Come se Trump fosse un rivoluzionario bolscevico e non un miliardario furbissimo”.

A Renzi, il Costantino “politico” direbbe però di “prendere con sé gente informatissima su tutto, anche sui temi apparentemente superficiali come arte, moda, cinema, musica, televisione, pubblicità. Non a caso uno dei disastri in questo referendum è stato che è passata l’idea che è ‘cool’ e ‘controcultura’ votare No”. Lo diceva pure Fedele Confalonieri, al Corriere della Sera (ora “fa fino” dire “io voto No”, diceva, col dubbio che poi magari potesse andare a finire, per il Sì, come per la Dc: nessuno diceva di votarla, poi però la votavano). Quando il Costantino politico si inabissa, emerge quello “etico”. Adozioni? “Dovrebbe essere molto più semplice per tutti, anche per le donne single”. Utero in affitto? “Sono contrario agli uomini, preti inclusi, che esprimono la loro opinione su quello che deve fare una donna col suo corpo”. Diritti? “Io, segretamente, sono un discepolo di Foucault. L’attivismo gay di quando ero tredicenne rispecchia i miei pensieri molto più di quanto non lo faccia quello attuale, che ha deciso di conformarsi agli ideali eterosessuali cristiani. Detto questo, sono favorevole alle unioni civili e all’uguaglianza dei diritti, unioni civili che, ricordo, abbiamo ottenuto grazie al Pd, e che sarebbero diventate legge molto prima se ci fosse stata la riforma”. Tocca mettere insieme i pezzi: il Costantino del Sì con il Costantino viaggiatore, anche agorafobico, che ricorda con terrore, del suo iniziale viaggio-avventura da concorrente di “Pechino Express”, prima che da conduttore, “le fogne a cielo aperto, il dormire per strada, l’assenza di cessi”. Il Costantino viaggiatore, a Java, una volta, ha mangiato un pipistrello, anche se non l’ha fatto mangiare ai concorrenti perché c’era il rischio della rabbia. Il Costantino del Sì potrebbe essere una tentazione (e se dal Pd un giorno lo candidano?).

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