Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Chi vince con il Rosatellum? Nessuno

Nessuna formazione/coalizione avrebbe il controllo della Camera. Dall'estero, occhio alla fitta agenda di appuntamenti: dal voto in Iran a quello legislativo in Francia

Chi vince con il Rosatellum? Nessuno

Sant’Urbano I

 

Punto nave. A che punto è il viaggio della contemporaneità? Prendiamo il sestante e fissiamo la posizione cercando di immaginare la rotta. Il titolare di List è in plancia. 

 

  • Oggi si vota in Iran e non è un dettaglio di un paese remoto, ma l’appuntamento della potenza regionale che sta realizzando le sue ambizioni nucleari (thanks, Obama), il presidente uscente Rohuani è a caccia del secondo mandato e ha un avversario, Ebrahim Raisi, che ha l’appoggio dell’ayatollah Ali Al Khamenei, dei tradizionalisti e della classe operaia, la base che portò Ahmadinejad al potere nel 2005;

  • Il Brasile è di nuovo nei guai, c’è un’inchiesta per corruzione contro il presidente Michel Temer, lui ha respinto le richieste di dimissioni la Borsa ha perso il 10 per cento in una seduta, il Real l’8 per cento, l’indice di volatilità è raddoppiato;

  • Negli Stati Uniti Donald Trump ha un problema con l’Fbi e la soluzione della crisi interna non è né semplice né impossibile, è partita un’indagine sul licenziamento di Comey (direttore Fbi) e i rapporti con la Russia (finora zero prove), la parola impeachment è lontana dal materializzarsi, ma bisogna aspettare che i trucioli cadano a terra e poi vedere se hanno piallato anche la capigliatura di Trump; 

  • La Cina entro il 2030 triplicherà la sua domanda di gas naturale, il processo è già cominciato con il raddoppio per l’anno in corso e l’aumento esponenziale di produzione interna ed export, è una rivoluzione nel settore del mercato energetico;

  • La Russia sta trasformando la sua forza di missili strategici: Putin ha detto che entro la fine del 2017 il 72 per cento della capacità balistica passerà a sistemi Yars mobili e fissi;

  • Nel Regno Unito la data delle elezioni politiche si avvicina (8 giugno), Theresa May ieri ha presentato il nuovo manifesto politico dei Tories, la business community non l’ha accolto con entusiasmo, ma il vantaggio dei conservatori sul Labour è stellare;

  • In Europa la crisi è finita, parola di Mario Draghi, presidente della Bce. Segno che anche il quantitative easing sta per finire, mentre brillano sul radar due problemi: la Grecia è in recessione, l’Italia fa zero virgola due;

  • In Francia le truppe si stanno schierando per le elezioni legislative, Macron ha il vento in poppa, ma un sondaggio che dice che la luna di miele finirà presto e ci sono problemi crescenti con la gestione della comunicazione e i giornalisti, Macron è in fase “chef de guerre”, oggi è in Mali e la Francia ha fatto sapere che cambierà (ora ufficialmente) politica sulla Libia aprendo a un ruolo per l’esercito del generale Haftar;

  • In Italia la legge elettorale non ha i numeri per passare al Senato, il suk a Palazzo Madama è cominciato, il Rosatellum del Pd sarà votato da Salvini e un manipolo di “responsabili”, il dibattito politico è in piena fase Occidentali’s Konsip, se Renzi porta a casa la legge elettorale si fa concreto il voto anticipato (al buio, senza coalizioni) in autunno, il saldo dei nuovi posti fissi nel primo trimestre del 2017 è in attivo per sole 17.537 unità.

 

Sintesi: il player numero uno, gli Stati Uniti, potrebbe entrare in una fase di grande incertezza influenzando le mosse di tutti gli altri attori sulla scena, la Cina sta trasformando il suo sistema energetico e produttivo e si avvia a diventare la potenza numero uno del mondo, il programma di aggiornamento dell’arsenale russo conferma il ritorno delle sfere di influenza e la fase espansiva di Mosca, l’Iran dopo il voto darà una nuova curvatura alla sua politica estera, l’Europa ha un relativo buon momento (Francia e Germania) ma si vedono ombre italiche all’orizzonte (Grillo e sindrome spagnola nel Belpaese), l’Italia rischia di perdere – ancora una volta – l’occasione di giocare un ruolo importante nel Mediterraneo (Francia & Libia). E’ finito il caffè, usciamo. Dove andiamo? Facciamo un salto in tre posti interessanti. Seguite il titolare di List, ma prima… musica e parole.

 

Rap elettorale. A che punto è il dibattito sulla legge elettorale? Ecco il rap di giornata: “Rosatellum / si vis pacem para bellum / non è un Verdinellum / i voti sono friabili / il Senato balla / servono responsabili / o il Senato sballa / tempo! / al Rosatellum / c’è più tempo in commissione / Lega sì / è un Salvinellum / no sembra un Mattarellum/ fermi tutti è il Rosatellum”.

 

Chi vince con il Rosatellum? Nessuno! Guardate questa simulazione di voto di YouTrend pubblicata da Agi:

 

 

Nessuna formazione/coalizione avrebbe il controllo della Camera. A meno che non si raggiunga la quota allo stato attuale fantascientifica del 35-40 per cento. Allacciate le cinture e chiedete con urgenza di spargere la schiuma in pista, il sistema italiano sta creando le meravigliose condizioni per un crash landing.

 

Voilà, Velcron!  Il presidente francese Macron oggi è in Mali, è nella fase del politico che fa il suo show of force, cerca voti a destra, come andranno per lui le elezioni legislative? Vediamo il LégiTrack di Opinionway:

 

 

Macron dovrà fare per forza un’alleanza mélange, come in fondo è il suo governo. Qualcuno in Italia vede somiglianze non con Renzi (non occorre la Settimana Enigmistica per scoprire le differenze, bastano e avanzano le dichiarazioni sull’Europa) ma con Veltroni… et voilà, Velcron!

 

A che ora è l’impeachment? Sembra facile, basta un giro d’orologio e quelli che “vince la Clinton, sicuro” danno la cosa per cotta e mangiata, ma in realtà processare Trump è in ogni caso impresa da stuntman, nonostante il Presidente ce la metta tutta per finire nei guai. La nomina di Robert S. Mueller III, ex direttore dell’Fbi, come special counsel nell’indagine sulle relazioni (presunte) tra l’amministrazione Trump e la Russia cambia lo spartito: l’indagine è nelle mani di un tipo che sa quello che fa, stimato da tutti, e ha un coordinamento. Se ci sono fatti concreti, emergeranno. La labirintite politica di Trump ha condotto alla soluzione dello special counsel che, in teoria, non sarebbe servito affatto. Bastava una commissione e tutto andava per le vie brevi. Con Mueller si entra nel campo dell’imprevedibile: la sua indagine potrebbe essere veloce oppure lunghissima. I precedenti esistono e non dovrebbero tranquillizzare Trump. Impeach Trump?  Dipende dalla disciplina del presidente (e non ne ha), dalla capacità di Mueller di tenersi sopra le parti (dipende comunque dal potere esecutivo) e resistere alla tentazione di trasformarsi in agente politico (cosa già accaduta in altri casi) e dal clima politico.

 

Assange! Trump entra in un’inchiesta dagli esiti incerti e Julian Assange ne esce. La storia gioca a dadi e questo uno-due è da antologia. Il fondatore di Wikileaks, organizzazione accusata di essere un agente della Russia di Putin, non è più sotto inchiesta da parte della Svezia per l’accusa di stupro. Storia in aggiornamento, nel pomeriggio Marianne Ny, rappresentante dell’accusa, esporrà le ragioni di una decisione destinata a cambiare il racconto fatto finora su Assange. O forse no. Stay alert.

 

19 maggio. Nel 1536 Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII d'Inghilterra, viene decapitata con la falsa accusa di adulterio.

 

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Maggio 2017 - 15:03

    Favoloso: l'unica notizia autentica, inconfutabile è che un capriccio del Re costò la testa ad Anna Bolena. Quando si dice, i poteri forti. Di padre in figlia.

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