La bistecca di Trump in Cina

Per capire i rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina bisogna seguire le mosse di Wilbur Ross, il ministro del commercio

La capacità di negoziare di Trump spiegata con una bistecca

Foto LaPresse

Qual è la notizia del giorno? Boschi in Etruria? La legge elettorale, il Pastrocchiellum? (titolo del Manifesto, bravi compagni). Non affaticatevi a cercarla, non c’è: la Cina allarga il suo mercato interno alle imprese americane. Carte di credito, carne e gas naturale sono tra i settori interessati da un’apertura che si presenta – sulla carta – come un primo passo importante nei rapporti commerciali tra i due colossi dell’economia mondiale. I lettori di List erano stati avvisati tempo fa: bisogna seguire le mosse di Wilbur Ross, il ministro del commercio, un tipetto meticoloso, uno che stringe negli artigli il container a stelle e strisce. Ieri Ross ha annunciato l’accordo in dieci punti, eccoli:

  • La Cina darà il via libera all’importazione di carne americana (motivo di rottura del trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti e nuove sanzioni per alcune categorie di prodotti europei diretti negli USA);
  • Stati Uniti e Cina risolveranno la disputa sull’importazione in America di pollame cotto;
  • A fine maggio il comitato cinese sulla sicurezza alimentare valuterà una serie di biotecnologie alimentari americane sulle quali è aperta una disputa;
  • La Cina importerà gas naturale dagli Stati Uniti;
  • Il 16 luglio 2017 la Cina consentirà l’esercizio del credit rating alle aziende straniere;
  • Si rafforza la cooperazione nel mercato finanziario dei futures;
  • La Cina apre il mercato all’emissione di carte di credito delle aziende finanziarie americane;
  • Le regole bancarie americane saranno applicate per valutare le istituzioni bancarie cinesi;
  • Entro luglio la Cina emetterà bond con due istituzioni finanziarie americane;
  • Gli Stati Uniti parteciperanno il 14-15 maggio alla One Belt One road, il forum sulla nuova Via della Seta promosso dalla Cina.

Sono i primi frutti dell’incontro fra Trump e Xi Jinping in Florida, è la conferma di quanto il titolare sostiene da tempo: Trump è un negoziatore, non un protezionista che sogna la chiusura con il lucchetto delle dogane americane. Fa roteare la clava dei dazi, ma la posa nel momento in cui trova un buon accordo con il tipo che dall’altra parte del fiume mostra la fionda. All’annuncio del Dipartimento del Commercio ha fatto seguito una conferenza stampa a Pechino, la strada è aperta. Quanto vale l’accordo? Una valutazione non è stata ancora fatta, il deficit americano nei confronti della Cina è pari alla mostruosa cifra di 347 miliardi di dollari, il solo mercato della carne in Cina secondo il Wall Street Journal vale almeno 2.5 miliardi di dollari.

Chi manda avanti i ranch in America è gente concreta, vede tonnellate di carne partire verso l’impero celeste. La bistecca. Vi sembra una partita ininfluente sui destini del mondo? Non siate ingenui. Salite sulla macchina del tempo del titolare di List, andiamo nel 1919.

  

Keynes e la pancetta di Wilson. La carne è sempre stata uno dei motori della diplomazia americana in tempo di pace e in tempo di guerra. Il titolare di List ricorda le pagine di un libro di John Maynard Keynes intitolato “Le mie prime convinzioni” (Adelphi), la testimonianza diretta di un economista che partecipava alla Conferenza di Versailles del 1919, è un passaggio che illumina le reali motivazioni del presidente americano Wilson: “Al suo fianco c’era Hoover, che, in qualità di sovrintendente alle derrate alimentari, aveva promesso agli agricoltori americani un prezzo minimo per la carne di maiale, causandone la sovrapproduzione, con il conseguente crollo dei prezzi”. Un trattato di pace sbagliato che condusse tout de suite dalla prima alla seconda guerra mondiale, fu condizionato… dalla carne di maiale! E’ un passaggio remoto che aiuta a capire la partita del presente, gli impulsi che dominano le relazioni tra gli Stati. Scrive Keynes, in una nota destinata al Cancelliere dello Scacchiere: “Gli americani hanno proposto che si riversino sulla Germania i grandi stock di pancetta di bassa qualità in nostro possesso, e li si rimpiazzino con stock più freschi e vendibili. Dal punto di vista alimentare sarebbe chiaramente un grande affare per noi…La situazione è curiosa. L’embargo nei confronti dei paesi neutrali sta per essere revocato e la Germania potrà presto rifornirsi di grassi su scala molto generosa. E’ necessario sconfiggere il bolscevismo e dare il via a una nuova èra. Al supremo consiglio di guerra il presidente Wilson è stato molto eloquente circa la necessità di un’azione tempestiva in linea con questi principi. Ma, in realtà, a ispirare le sue parole sono le abbondanti e costose scorte di carne di maiale, da scaricare a ogni costo su qualcuno, nemici o alleati che siano. I sogni di Hoover pullulano di maiali, ed egli si dichiara pronto a tutto pur di scacciare l’incubo”. Keynes, sublime, un’amara ironia, tagliente e visionaria. La pancetta… così arrivò un’altra guerra. Trump e Xi costruiranno la pace su una succulenta rib eye steak? Siamo di nuovo a bordo della macchina del tempo, torniamo nel presente, 2017. Destinazione Germania.

La Germania va. Il prodotto interno lordo del primo trimestre dell’anno è aumentato dello 0,6 per cento rispetto a quello precedente. Anno su anno il pil è aumentato dell’1.7 per cento.

In settembre si vota, sono numeri che facilitano la corsa di Angela Merkel verso il quarto mandato. La cancelliera è in carica dal 2005, in questi anni ha trattato con i seguenti governi italiani: Berlusconi II, Berlusconi III, Prodi II, Berlusconi IV, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e… avanti un altro. Merkel ha visto finora otto governi (vedrà probabilmente anche il nono) e la modica quantità di sei presidenti del Consiglio. Quando un intelligente a prescindere a tavola vi rivela pensoso che “è tutta colpa della Germania”, voi sul tovagliolo scrivete questo elenco e mostratelo al vostro commensale così acuto nell’analisi delle colpe degli altri e smemorato in quelle proprie. Vabbè, ora sono tutti macronisti… A proposito, che fa Emmanuel? Lo spiazzista di candidature.

 

En Marche! spiazza tutti. Il movimento del presidente Emmanuel Macron ha presentato le 428 candidature per le legislative, metà sono donne. La scelta delle candidature ha avuto il suo apice con il vade retro a Manuel Valls, ma tutto intorno c’è un presidente che balla solo e crea smarrimento nei potenziali alleati. Tra questi c’è François Bayrou, il leader dei MoDem che non è per niente felice delle scelte di Macron. La realtà è che il neo presidente cerca di rafforzare la sua posizione e lo fa non solo da sinistra, ma anche e soprattutto con candidature interessanti per l’elettore moderato e vicino alla destra repubblicana. E’ un senza partito che si muove liberamente, poi vedremo quando comincerà a fare il presidente se avrà anche la mente libera. Promette di essere una sorpresa e non una via di mezzo.

  

Regno Unito al voto, Labour spaccato. Il manifesto di riforme neo-socialiste presentato da Jeremy Corbyn ha riscosso il successo sperato: il Labour è diventato un ring. D’altronde, per un partito che nei sondaggi sta sotto di 20 punti rispetto ai Tories, è quello che ci vuole, un bel disaccordo. E’ la crisi della sinistra europea, uno sprofondo che non porta niente di buono. O forse sì. Che Dio salvi la Regina, ma non questo partito laburista.

 

E l’Italia dove va? Un indizio lo ha dato ieri Carlo De Benedetti, ospite di Piazza Pulita (La7): “L'Italia è l'anello debole dell'Europa. Davanti a noi c'è un autunno difficile perché abbiamo una ripresa flebile e dall'altra abbiamo un debito pubblico che è un macigno che cerchiamo di dimenticare ma non dimenticano i mercati. Rischiamo di diventare una calamita per la speculazione”. Altro giro, altra corsa.

 

12 maggio. Nel 1948 Luigi Einaudi presta il giuramento come secondo Presidente della Repubblica Italiana. Fu saggio, liberale e dunque un caso raro della politica: “L'azione va incontro all'insuccesso anche perché non di rado le conoscenze radunate con fervore di zelo non erano guidate da un filo conduttore. Non conosce chi cerca, bensì colui che sa cercare”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    12 Maggio 2017 - 16:04

    caro Mario comincio ad avere la impressione che contro Trump si sia gridato eccessivamente 'al lupo,al lupo'.

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