Il "mostro" della manovra correttiva di bilancio

C’è stata una battaglia tra il ministro dell’Economia, il Pd e Renzi per un paio di miliardi (3.4 miliardi di correzione), la partita vera della legge di stabilità si giocherà tra settembre e ottobre

Il "mostro" della manovra correttiva di bilancio

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

San Stanislao

 

Il mostro. “Di colpo si è materializzato questo mostro di provvedimento”. A cosa si riferisce questa frase? Alla manovra correttiva di bilancio che verrà presentata oggi. Chi l’ha pronunciata? Fabrizia Lapecorella, direttore generale Finanze del ministero dell’Economia. Mostro, niente male. Un provvedimento che viene presentato come il miracolo che non alza le tasse e poi prevede di incassare più soldi da rottamazione delle cartelle, pignoramenti, split payment, alcolici, tabacchi e giochi, è in effetti un mostro. Questa l’ombra, oggi ne vedremo le sembianze. C’è stata una battaglia tra il ministro dell’Economia, il Pd e Renzi (segretario che non c’è ma c’è) per un paio di miliardi (3.4 miliardi di correzione), quando si giocherà la partita vera della legge di stabilità (quanti miliardi? trenta teorici, venti probabili, dieci dichiarabili) in settembre/ottobre, scorreranno fiumi di inchiostro simpatico sulla fine dell’austerità e bischerate simili. Il conto? Arriverà, state sereni.

 

Le tasse delle famiglie. L’Istat ha pubblicato i dati sui conti economici nazionali nel triennio 2014-2016. Questa tabella sulle principali imposte correnti sulle famiglie è molto istruttiva, si chiama realtà:

Il cambio di passo dov’è? Non c’è, siamo al giochino dei vasi comunicanti: cancello o diminuisco un’imposta che poi magicamente appare in altra forma altrove. Lo dice l’Istat, non il titolare di List: “Le imposte correnti sul reddito e sul patrimonio aumentano dell’1,7 per cento: la contenuta crescita delle imposte sul reddito (0,5 per cento) è controbilanciata dal consistente aumento (+43,2 per cento) delle altre imposte correnti che, nel 2016, includono anche il canone di abbonamento televisivo per uso privato delle famiglie (pari a circa 2 miliardi). La dinamica delle imposte sul reddito è frenata dalla forte contrazione delle ritenute sui redditi da capitale (-17,7 per cento), in presenza di una crescita dell’IRPEF dell’1,3 per cento”. Ci sono ancora dubbi? Andiamo avanti, parla sempre l’Istat: “Nel 2016 non si modifica, rispetto all’anno precedente, l’incidenza del prelievo fiscale corrente sul reddito disponibile, pari al 15,9 per cento. Considerando l’impatto delle imposte sulla produzione, che includono l’IMU e la TASI, l’incidenza del prelievo fiscale sulle famiglie si riduce di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015, portandosi al 16,2 per cento del reddito disponibile. Le imposte in conto capitale versate dalle famiglie consumatrici ammontano a 4,9 miliardi di euro, quasi completamente attribuibili alla regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute all'estero (voluntary disclosure). L’onere fiscale complessivo sostenuto dalle famiglie nel 2016 rappresenta il 16,6 per cento del reddito disponibile (16,5 nel 2015)”. Sintesi: non è cambiato nulla.

 

Per l’Euro. Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli hanno scritto un capitolo del libro “Europa sfida per l’Italia”, stampato dall’università Luiss. Cosa sostengono? Questo:

  • Uscire dall’euro non è una soluzione, nel senso che l’Italia continuerebbe ad avere bisogno di riforme strutturali per la crescita, le stesse che servono per rimanere competitivi nell’euro.
  • I problemi dell’Italia sono prevalentemente “fatti in casa” e non dipendono da fattori esterni, quali la moneta unica.
  • Non esiste un modo per uscire dall’euro che non sia portatore di grave instabilità finanziaria, che complicherebbe ulteriormente i problemi dell’economia reale.

 

Contro l’Euro. Su Milano Finanza Paolo Savona invia una lettera aperta a Ferruccio De Bortoli che sul Corriere della Sera ha scritto su quanto ci costerebbe l’Italexit. Cosa dice Savona? Questo:

  • Allo stato dei fatti, i fondamentali dell’economia non sono tali da giustificare l’attesa di una svalutazione della neo-lira: 1. abbiamo un surplus relativamente elevato di bilancia corrente estera, che The Economist pone nell’ordine di 2,5 per cento di PIL (47,5 mld di dollari), un risparmio in eccesso che l’Italia non può mobilitare perché i privati non investono e lo Stato non può spendere, anzi deve accrescere (vedi manovra in corso); 2. l’inflazione al consumo è di poco inferiore al resto dell’euroarea; 3. La crescita della domanda aggregata è molto fiacca, quasi la metà dell’euroarea, e la produzione industriale in calo (-0,5 per cento). Le ragioni economiche di una svalutazione grave, seguita dall’inflazione e da una crescita reale modesta, come tu e Lorenzo Forni sostenete, non esistono; semmai dovrebbe accadere il contrario, ossia la neo-lira si dovrebbe apprezzare e l’inflazione ridursi.

 

Trump e il Papa. Francesco e The Donald non si incontreranno a Taormina a margine del vertice del G7. Lo scrive il Financial Times stamattina, ma da entrambi i fronti si sottolinea come non vi sia alcun pregiudizio. Traduzione: l’incontro presto o tardi ci sarà. Entrambi hanno bisogno di trovare temi da condividere. Wojtyla fece le sue rivoluzioni con Reagan, Bergoglio da solo può pregare, coinvolgere le masse, ma la traduzione politica poi si fa con una potenza che condivide almeno una parte dell’agenda.

 

Il Papa e la tecnologia. Papa Francesco ieri ha tenuto un discorso davanti ai membri del Comitato italiano per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita. Passaggio chiave: “Lo scienziato, come il tecnologo, è chiamato a “sapere” e “saper fare” con sempre maggiore precisione e creatività nel campo di sua competenza e, nello stesso tempo, a prendere decisioni responsabili sui passi da compiere e su quelli di fronte ai quali fermarsi e imboccare una strada diversa. Il principio di responsabilità è un cardine imprescindibile dell’agire dell’uomo, che dei propri atti e delle proprie omissioni deve rispondere di fronte a sé stesso, agli altri e ultimamente a Dio. Le tecnologie, ancora più delle scienze, mettono nelle mani dell’uomo un potere enorme e crescente. Il rischio grave è quello che i cittadini, e talvolta anche coloro che li rappresentano e li governano, non avvertano pienamente la serietà delle sfide che si presentano, la complessità dei problemi da risolvere, e il pericolo di usare male della potenza che le scienze e le tecnologie della vita mettono nelle nostre mani (cfr Romano Guardini, La fine dell’epoca moderna, Brescia 1987, pp. 80-81)”. Ancora più interessante, per capire la dimensione critica di Bergoglio sulla contemporaneità, è il passaggio successivo: “Quando poi l’intreccio tra potere tecnologico e potere economico si fa più stretto, allora gli interessi possono condizionare gli stili di vita e gli orientamenti sociali nella direzione del profitto di certi gruppi industriali e commerciali, a detrimento delle popolazioni e delle nazioni più povere”. Non c’è solo la critica alla globalizzazione – sulla quale si è aperto un dibattito innescato dalla grande crisi del 2008 – emerge anche il tema del “persuasore occulto” il cui ruolo è cresciuto esponenzialmente grazie al pervasive computing.

 

Il libro citato dal Papa. Bergoglio cita il libro di Romano Guardini, “La fine dell’epoca moderna”, un testo del 1987. Chi era Guardini? Un teologo italo-tedesco che fu decisivo per la formazione di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

 

11 aprile. Stati Uniti, 1970, lancio dell'Apollo 13: “Houston, abbiamo un problema”.

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