La partita tra Trump e Merkel si giocherà sul commercio

Domani alla Casa Bianca il presidente americano incontrerà la cancelliera tedesca. Chi vincerà? Incontrarsi fa bene, dispone i pezzi sulla scacchiera

La partita tra Trump e Merkel si giocherà sul commercio

Foto LaPresse

Sant'Ansovino, vescovo

 

Scenario.  Eravate preoccupati per il Pd? Non ce n’è motivo, le cose accadono da un’altra parte. Quali? Eccole. La Federal Reserve si sta preparando a un rialzo dei tassi; il prezzo del petrolio è di nuovo in calo sui mercati; il Regno Unito è alla vigilia dell’attivazione dell’articolo 50 che innesca la Brexit (e oggi si celebra l’ex impero, come un segno del destino, il Commonwealth Day); la Scozia cerca un compromesso con Londra sulla Brexit e oggi la leader dei nazionalisti scozzesi, Nicola Sturgeon, fa l’ultimo tentativo per evitare la rottura con il Regno; l’Olanda vota tra 48 ore, il partito nazionalista di Wilders è il grande favorito delle elezioni e si va alle urne mentre il paese è immerso in una guerra virtuale/reale con la Turchia; i Balcani sono un iceberg alla deriva, vedere alla voce Montenegro; la Polonia è in Europa a metà, forse meno; i partiti socialisti europei sono riuniti a Berlino per discutere di politiche anti-nazionaliste; manifestazioni pro-Europa programmate in 40 città finora hanno prodotto un semi-vuoto nelle piazze; la Cina ammonisce Taiwan e Hong Kong; la Corea del Sud è nel caos politico, la Corea del Nord si prepara all’indicibile, il first nuclear strike. Viene in mente lo stratosferico incipit scritto da Robert Musil ne L’Uomo senza qualità, il grandioso presagio della guerra:

“Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913”.

Siamo nel 2017, è una splendida giornata di sole a Roma, i segni dello sfacelo sono illuminati alla grande.

 

Amerikanen. In questo scenario, domani alla Casa Bianca Donald Trump incontrerà Angela Merkel e comincerà ufficialmente la partita tra il Presidente del First America e la Cancelliera dell’Heartland a caccia del quarto mandato. I due si sono detti di tutto nei mesi precedenti, una coppia in crisi matrimoniale senza aver mai celebrate le nozze. Le critiche di Trump sono state durissime nei confronti della politica migratoria di Merkel (“una rovina”), dell’euro (“è il marco travestito”, Peter Navarro dixit) e del surplus di bilancio di Berlino (“c’è molto da fare”, ha affermato un sulfureo Wilbur Ross). Insomma, tra Angela e Donald ci sono politica monetaria e commercio, euro e dollaro, la geopolitica e la fabbrica, Goethe e Twain, il Reno e il Mississippi, un immaginario solo in parte opposto, perché ci sono interessi che alla fine convergono. Trump è un negoziatore, la sua tecnica è sperimentata come lo fu quella di Reagan: piano A, B, C e anche D. Un pragmatico che si incontra con una sminuzzatrice diplomatica come Angela Merkel sa che per la distensione con la Russia serve un via libera della Germania, lo stesso vale per una soluzione della guerra ai confini dell’Ucraina con la Russia. Poi ci sono le distanze forse incolmabili, destinate a un conflitto di potenza: il governo della moneta, il cambio dell’euro, la fine del quantitative easing europeo, perfino un possibile rialzo dei tassi a Francoforte, l’aggiustamento del tiro della Bce dove Draghi governa, ma il capo della Bundesbank Jens Weidmann è il pezzo da novanta, la politica di rialzo dei tassi (tre in un anno?) della Federal Reserve, la politica fiscale americana e il negoziato da stop and go per i trattati di libero scambio. E’ un’agenda titanica per entrambi e al primo posto c’è il commercio: Trump ha detto che ci sono troppe Mercedes a New York, Merkel ha risposto dicendo che a Monaco si vendono tanti iPhone. Nel 2016 la partita si è risolta con una vittoria schiacciante dell’export dei prodotti tedeschi in Germania, ecco i numeri impietosi per Washington, quasi 65 miliardi di dollari a favore di Berlino:

 

Riequilibrare. Chi vincerà? Incontrarsi fa bene, dispone i pezzi sulla scacchiera. Risvegliare lo spirito della Foresta Nera non è una buona idea, ma fare i duri con gli Stati Uniti non porta mai bene, i tedeschi lo sanno. Qualche decennio fa, in un lungo inverno europeo, vinsero gli americani. Era un’altra storia, oggi l’Europa dovrà salvarsi da sola o forse sprofondare per poi riemergere. E’ come i tulipani, fiore di delicata nobiltà che si piega sul vaso, sospeso in un inchino. E’ la figura della resa? Osservate i tulipani, l’Olanda.

 

Tulipani pazzi. Il leader dei nazionalisti olandesi, Geert Wilders, è il favorito, il premier Mark Rutte lo ha superato a destra l’altro ieri aprendo una crisi diplomatica dagli esiti imprevedibili con la Turchia. La politica italiana è caotica? Sì, ma quella olandese è psichedelica: Wilders forse vincerà, ma resterà fuori dal governo, corrono ventotto partiti, nessuno tocca quota venti per cento, c’è il partito degli animali, quello delle piante e della felicità, quello degli over 50, quello di destra contro l’Ucraina, quello di destra contro Wilders, quello dei Pirati, c’è perfino il partito di chi vuol rappresentare chi non vota. E poi vogliono fare l’Europa unita. Pazzi, come i colori dei tulipani.

 

Italia, la realtà. Finita la lingottata, torna la realtà. Produzione industriale a gennaio, dati Istat: “A gennaio 2017 l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce, rispetto a dicembre 2016, del 2,3 per cento. Nella media del trimestre novembre-gennaio l'indice aumenta dello 0,5 per cento rispetto al trimestre immediatamente precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a gennaio l'indice diminuisce in termini tendenziali dello 0,5 per cento (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 19 di gennaio 2016). E’ grave? Fate voi: “Il dato diffuso dall'Istat sulla produzione industriale di gennaio è il più basso dal gennaio del 2012, quando si registrò un -2,8 per cento”. Ripercorrete la relazione di Renzi al Lingotto, pesate la cifra complessiva del dibattito congressuale del Partito democratico e poi chiedetevi come sia possibile fare così male in presenza di crescita dell’Eurozona, quantitative easing della Bce, prezzi energetici ai minimi storici, tassi a zero o negativi, allegra spesa elettorale, borsa da record e pax finanziaria. Unite i puntini e non cedete alla tentazione di buttare il trolley dalla finestra.

 

13 marzo. Nel 2013 il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio viene eletto Papa dal conclave al quinto scrutinio. Comincia l’era di Papa Francesco.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Marzo 2017 - 19:07

    Il principio di realtà mi sussurra: "Hai voglia di maledire e bergoglizzare lo sterco del diavolo e buttarlo fuori dalla porta, quello rientrerà sempre dalla finestra:" Il principio di realtà non sbaglia mai.

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