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Come si salva (o affonda) l'euro?

Mario Sechi

Gli scenari di rottura sono tre, quelli di salvezza altrettanti. Ecco cosa attenderci sul futuro dell'Europa

San Giovanni di Dio

Le prossime settimane saranno un passaggio importante – ma non definitivo – sul futuro dell’Eurozona. C’è chi architetta (parola grossa, diciamo che ci pensa) un’Unione a due velocità e chi fa calcoli di probabilità sulla sopravvivenza di uno spazio comune che sembra in ogni caso destinato a cambiare forma. I mercati valutano i rischi, li prezzano, usano strumenti molto sofisticati per coprirsi dalle eventuali perdite. Bloomberg si esercita nel gioco delle previsioni e lo fa bene. Gli scenari di rottura sono tre: 1. Le Pen vince le presidenziali in Francia; 2. L’Italia diventa un paese a guida euroscettica; 3. La Grecia fallisce sul serio. Gli scenari di salvezza sono altrettanti: 1. La crisi globale spinge l’Europa a rafforzarsi; 2. Martin Schulz vince le elezioni in Germania; 3. Le Pen perde in Francia, Merkel vince e l’Italia recupera forza finanziaria (banche) e stabilità politica. Basterà? No, perché su ogni punto un tasso di volatilità molto alto e gli scenari sono influenzati da eventi non prevedibili.

Il punto vero e nuovo è che si parla senza totem e tabù di scenari che prima non erano neppure immaginabili, si chiamano le cose con il loro nome, si discute su elementi della crisi che un anno fa avrebbero provocato una reazione incipriata nel boudoir del pensiero elegante. I perdenti della globalizzazione esistono, non sono un’invenzione dei nuovi luddisti. Il problema non è la moneta in sé, che è uno strumento, ma la creazione di ricchezza, reddito e la sempre attuale vecchia storia della distribuzione dei pani e dei pesci.

 

Gentiloni e l’Europa a due velocità. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni stamattina ha illustrato al Senato la sua agenda in vista del Consiglio europeo che comincia domani e prosegue venerdì. Gentiloni ha affermato che “il sistema europeo è oggi traballante e contestato. Ma se siamo una classe dirigente consapevole dobbiamo saper raccontare anche i successi raggiunti altrimenti non troveremo le chiavi per andare avanti”. Tutto condivisibile ed equilibrato, nel pieno solco tracciato dal neo gentilonismo. Un leggero passo avanti però forse è necessario. Quattro leader si sono riuniti a Versailles – Merkel, Hollande, Rajoy e Gentiloni – per stabilire che l’Europa scala la marcia e passa a un format a due velocità. Bene, siamo di fronte a un cambio dell’idea di funzionamento dell’Unione europea, un rientro dalla finestra dell’idea di Kerneuropa che Wolfgang Schauble e Karl Lamers elaborarono nei primi anni Novanta. E’ una vecchia teoria della Germania che torna utile per evitare un’implosione dell’Unione. C’è solo un problema: i parlamenti approvano senza batter ciglio? Non si discute? Si riscrivono le regole senza che il giocatore vero, il contribuente, possa dire la sua? Siamo al Taxation Without Representation? E’ una singolare idea di democrazia, quella dove c’è qualcuno che paga e poi non ha alcun titolo da far valere al mercato della politica. Se si vuole ripartire – com’è giusto – forse è il caso di rivedere questa parte del piano. Non interessa? Si allunga solo l’agonia e si prepara il terreno al caos. Quale? Seguite il titolare di List.

 

Italia’s Konsip. Qual è il paese che ha non piccole probabilità di essere guidato da partiti euroscettici e far collassare l’Eurozona? L’Italia, come abbiamo visto qualche riga fa. Il problema è tutto nell’avvitamento del Partito democratico, nella leadership non più leadership di Matteo Renzi. Quali sono gli effetti del caso Consip? Demopolis ha pubblicato un sondaggio sulle primarie del Pd e l’impatto dell’inchiesta – ecco il problema politico al quale non si è data una risposta – potrebbe essere devastante. Occhio a questa proiezione sull’affluenza:

Conseguenze? Tutte da scoprire, ma un Pd debole è un problema di sistema, non più la singola vicenda personale e politica di Matteo Renzi. L’Italia è laboratorio pazzo della politica europea. Benvenuti nell’isola del dottor Moreau. Due velocità? Il titolare di List per ora vede una sola marcia accelerata verso una terra incognita.

 

Grecia a zero. La crescita l’anno scorso è rimasta invariata: 184,5 miliardi di euro. I dati di Elstat certificano l’impossibilità di Atene di continuare il programma di riforme economiche sulle basi fin qui stabilite con i creditori.

La Grecia entro luglio deve rimborsare 7 miliardi di prestiti e non c’è denaro in cassa per onorare l’impegno. Che si fa? Il default è uno dei punti critici che abbiamo visto nel gioco del breakup dell’Eurozona fatto da Bloomberg. I creditori firmeranno l’assegno? Nel frattempo si balla il sirtaki.

 

C’è un Ross con le spine. Il Dipartimento del Commercio americano è un posto da osservare con molta attenzione per capire che aria tira. Il suo capo, Wilbur Ross, è un osso durissimo. Negli ultimi cinque giorni ha prima piazzato sanzioni per oltre un miliardo di dollari contro il gruppo di telecomunicazioni cinese ZTE che faceva affari con Iran e Nord Corea (paesi sotto embargo), poi ha guardato gli ultimi numeri della bilancia commerciale americana e ha commentato: “I dati di oggi dicono che c’è molto lavoro da fare: nei prossimi mesi rinegozieremo questi cattivi trattati commerciali”. Che dati sono quelli di cui parla Ross? Questi:

Il deficit commerciale in gennaio è stato di 48,5 miliardi di dollari, il deficit con la Cina supera i 30 miliardi, quello con l’Ue di 13 miliardi, quello con la Germania di quasi 6 miliardi, il Messico 5,5 miliardi, come il Giappone. C’è anche il deficit con l’Italia, pari a 2,5 miliardi. Gli americani hanno un problema di manifattura, delocalizzazione e cambio del dollaro. Ecco l’altra incognita del gioco, la politica commerciale dell’amministrazione Trump, First America.

 

Facebook sta divorando il mondo. Intanto, in un universo parallelo, si apparecchia la distopia orwelliana. Fa sorridere vedere proprio i giornalisti – categoria in via di estinzione per l’insostenibilità del modello di business nell’era digitale - fare da reggicoda al boia, Facebook. La sola idea che Mark Zuckerberg possa correre nelle elezioni presidenziali del 2020, ha elettrizzato gli spiriti in progress. Eccola, la rivincita! Così i reporter à la page hanno cominciato a surriscaldare la tastiera, hanno i polpastrelli consumati dalla gioia di vedere Zucky entrare alla Casa Bianca a colpi di like. Dovrebbero leggere questo articolo pubblicato dalla Columbia Journalism Review: “Facebook is eating the world”. Subito dopo averlo letto possono cominciare a cercare un altro lavoro. Tanti auguri e buon avvio al patibolo della realtà virtuale.

 

8 marzo. Nel 1817 viene fondata la Borsa di New York.

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