La mandrakata del caso Consip

Alfredo Romeo decide di non rispondere ai pm. L’inchiesta sembra un B Movie e ci vorrebbe l'ironia di Nanni Loy per descrivere questo quadretto di franosa storia d’Italia, ma sono altri tempi e dobbiamo accontentarci di Francesco Gabbani

La mandrakata del caso Consip

Luca Lotti con Tiziano Renzi (foto LaPresse)

San Marciano

Occidentali’s Konsip. L’inchiesta sugli appalti di Stato oggi prevede l’interrogatorio di Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano che avrebbe corrotto e/o tentato di corrompere ma anche no il padre di Matteo Renzi, Tiziano. La mandrakata sul circuito di Consip non è andata bene, Romeo è finito dentro, gli altri protagonisti di questa sgangherata storia da trotto e galoppo sono alle prese con il classico caso della mia verità contro la tua. Gli avvocati di Romeo stamattina assicurano: mai dato denaro a nessuno e mai incontrato Tiziano Renzi. Romeo davanti ai pm non parla, ma il suo legale fa una dichiarazione decapottabile: “All'interno della Consip, Alfredo Romeo non era affatto un privilegiato bensì era emarginato. Altro che corruttore, lui è stato fregato più volte così come è stato rappresentato in un esposto presentato lo scorso aprile in Consip e per conoscenza all'Anac e all'Antitrust". Fregato. Romeo. Boom. Silenzio totale del mediatore-pasticcione, Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi.

Hush Hush, Zitti Zitti, era la testata della rivista scandalistica diretta da Sid Hudgens in L.A. Confidential, ma là c’era un gigantesco Danny De Vito a rendere tragica la figura, qui siamo alla macchina da presa che inquadra il vuoto. Perfino la magistratura ha i suoi problemi, la procura ha tolto l’inchiesta al gruppo investigativo del Noe per problemi di fuoriuscita di liquami investigativi. Come andrà a finire? Va a finire che il trofeo del bischero in questa storia sarà tutto di Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, toscano, renziano nominato dal governo Renzi, uno che pur essendo in un un’ottima posizione, decide di farla finita, di lasciarsi alle spalle la noiosa vita del travet appaltante e un bel giorno si sfracella al suolo facendo piazza pulita delle microspie nei suoi uffici, di cui aveva appreso l’esistenza interrogando una cartomante all’angolo di piazza Navona, e inventando ricatti, pressioni, incontri, nomi, cognomi, dopo aver letto avidamente una vecchia spy story piena di polvere da Prima Repubblica. L’inchiesta sembra un B Movie: abbiamo visto le foto di babbo Renzi a Fiumicino, sigaro e cappello, piè veloce, l’incontro nell’immaginario è pronto a farsi dattiloscritto a là Mino Pecorelli e poi leggi il Corriere della Sera e scopri che Mister X è il titolare di un’azienda di spedizioni che ha un nome perfetto per un copione con Montesano e Proietti: Fulmine. Uno che spedisce pacchi in un’indagine che nell’avvolgimento della celluloide fa crepitare echi di sceneggiatura da “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Sì, ci vorrebbe proprio la smagata ironia di Nanni Loy per descrivere questo quadretto di franosa storia d’Italia, ma sono altri tempi e dobbiamo accontentarci di un pur geniale Francesco Gabbani che ha vinto Sanremo, un Festival naturalmente sotto inchiesta, in un paese dove non c’è filosofia né grande storia, non c’è Spengler, non c’è fine dell’Occidente, c’è sul bancone di sor Ginetto lo scarto di carne macinata e un ritornello in rotativa, Occidentali’s Konsip.

 

Il problema è politico. Si diceva, un tempo: “Non hai capito che il problema è politico”. Quello è, ma pare che non faccia presa. Eppur si muove, avrebbe detto Galilei davanti al tribunale dell’Inquisizione nel leggere non le mappe celesti ma le prime pagine dei giornali. L’unico che si muove è Paolo Gentiloni, il quale deve tenere in piedi la baracca insieme a Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica è pienamente in campo per evitare un’implosione del governo in nome del cognome Lotti. Se cade Luca, cade anche Paolo e non a caso Luca nei testi sacri è collaboratore di Paolo. Questo è il punto. La mozione di sfiducia del Movimento 5 stelle? Non ha i numeri teorici per passare, ma l’incidente d’aula, il sottosopra politico è là, sotto gli occhi di tutti. Basta leggere le cose dette da Andrea Orlando sul Corriere della Sera: “Renzi non è riuscito a costruire una classe dirigente diffusa. E dopo la sconfitta al referendum non si è fermato a riflettere sui gravi segni di scollamento tra il nostro progetto politico e il Paese, si è gettato a capofitto alla ricerca della rivincita”. Non è la sfiducia a Lotti, il problema. Non è la vicenda giudiziaria, il tema vero della partita in corso. E’ Renzi e il suo strano avvitamento nel dopo-referendum. In mezzo a questo psicodramma, ci sono il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica, Gentiloni e Mattarella. Il Quirinale punta alla scadenza naturale della legislatura (ormai un traguardo probabile), Gentiloni cura la sua immagine di “forza tranquilla”, entra in fase pop e non a caso va da Pippo Baudo a Domenica In, il salotto della famiglia che ospita la rassicurante figura del premier. Non è una questione di assopire, ma di attutire. E’ la felpata scuola della Democrazia cristiana.

 

Falchi e colombe a Francoforte. Intanto, nell’universo accadono e stanno per accadere cose che hanno un impatto sulla nostra vita. Giovedì prossimo si riunisce il consiglio della Banca centrale europea, non dovrebbe decidere nulla, ma sarà l’avvio di un duro confronto tra i tedeschi e Mario Draghi sul taglio del quantitative easing. E’ un fatto che riguarda la stabilità dell’Italia, ben più importante della sorte giudiziaria e politica del Lotti di turno. La guerra tra falchi e colombe a Francoforte è influenzata dal ciclo elettorale, in Germania si vota e, a differenza che in Italia, gli elettori sanno usare il pallottoliere, valutano la politica economica del loro governo e dell’Europa.

 

Il lavoro in America. La disoccupazione in America è al 4.9 per cento, gli economisti considerano questo uno scenario di piena occupazione. E tutti si chiedono: ma se le cose vanno così bene com’è che le elezioni le ha vinte Trump? Una delle ragioni va cercata proprio nel come viene misurata la disoccupazione, chi vuole conoscere le reali condizioni del mercato del lavoro negli Stati Uniti, soprattutto chi fa analisi politica, deve guardare gli indici del Dipartimento del lavoro e poi quello creato da Gallup per misurare la disoccupazione: il tasso ufficiale è 4.9 per cento, quello reale elaborato da Gallup è quasi il doppio, 9.4 per cento. Ecco una delle ragioni della vittoria di Trump.

 

6 marzo. Nel 1899 la Bayer registra il marchio dell’aspirina.

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