Il peso dell'arresto di Alfredo Romeo sul congresso del Pd

Il rottamatore rischia la rottamazione? Per ora no, ma si vede nettamente un problema di coalizione futura a sinistra

Il peso dell'arresto di Alfredo Romeo sul congresso del Pd

Foto LaPresse

Manette. Si dirà che è giustizia a orologeria, che le procure sono diventate grilline, che bisogna essere garantisti, che quel pm non ne azzecca mai una, che è giunta la resa dei conti, che cambia tutto, che non cambia niente, che è tutto un magna magna, che non ci sono prove, che le prove sono schiaccianti, che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, che i figli sono disinvolti, che i padri lo sono di più, che siamo alle comiche finali, all’Armageddon e al vaffanculo. Film già visto, andiamo oltre, proviamo a mettere tutti i pezzi sulla scacchiera.

 

Renzi. Una sola cosa appare chiara, in un clima da resa dei conti: l’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo per corruzione nella vicenda degli appalti Consip avrà un impatto sempre più serio sul congresso del Pd e su Renzi. Sono disseminati per strada tanti sassolini luminosi, basta aprire gli occhi per vederli e capire che cosa c’è nell’orizzonte di Renzi e dei suoi avversari. Qualche giorno fa Roberto Speranza, scissionista di Dp, ha parlato così a Sky: “Il familismo è stato un errore di questa stagione, lasciamo ad altri fare cose familistiche, noi costruiamo una rete larga”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha invitato l’altro giorno a andare oltre “il renzismo e l’anti-renzismo”. Il terzo candidato, Michele Emiliano, è in una posizione singolare: ha ricevuto gli sms di Lotti che fanno parte del filone di inchiesta Consip che ha condotto all’arresto di Romeo. Non occorre un analista con gli allori del Mit di Boston per capire che cosa sta accadendo: una stagione è finita. E’ chiaro che una fase del renzismo è evaporata il 4 dicembre con il No al referendum. E’ altrettanto palese che Renzi resta il candidato favorito per la segreteria, ma da quel giorno è in corso una trasformazione del suo potere reale (e soprattutto percepito). Il rottamatore rischia la rottamazione? Per ora no, ma si vede nettamente un problema di coalizione futura a sinistra, un debole potere di aggregazione del partito, una sponda necessaria con D’Alema e gli scissionisti difficile da trovare oggi e per il domani bisognerebbe attrezzarsi di realismo e un pizzico di umiltà.

 

Quello è il futuro post-voto, ma ora? Chi fa analisi politica senza confondere i desideri con i fatti reali non può prescindere da questi elementi di valutazione:

1. L’accelerazione dell’inchiesta su Consip potrebbe scagionare del tutto o coinvolgere pienamente anche il padre di Renzi e Luca Lotti;

2. L’impatto sull’opinione pubblica e sull’elettorato democratico che andrà a votare alle primarie è ancora tutto da esplorare, ma il rischio che può materializzarsi è quello di un Renzi che non conquista la maggioranza assoluta, va al ballottaggio con l’altro candidato (Orlando? Emiliano?) e affronta l’incognita della conta dei delegati in assemblea dove i suoi avversari potrebbero coalizzarsi e raccogliere anche uno smottamento della corrente di Franceschini. A quel punto, Renzi perderebbe la segreteria del Pd. Non siamo ancora in questa fase e non è detto che ci si arrivi, ma questi punti non possono essere né taciuti né sottovalutati. Basta seguire le tracce.

Il titolare di List aveva più volte nei giorni scorsi lasciato un paio di note sul taccuino, è bene aprire il moleskine e tornare indietro, aiuta a capire l’evoluzione di questa storia, ecco gli appunti:

17 febbraio.  Il traffico di influenze è un reato allo stato gassoso. Tra gli indagati nell’inchiesta sugli appalti Consip c’è anche il padre di Renzi, Tiziano. Quel che è emerso finora è tangibile come un banco di nebbia. Il problema non è giudiziario, ma politico-familiare. Un padre non può essere lapidato perché il figlio è il segretario del Pd, ma una leadership in difficoltà, alla vigilia di un passaggio traumatico per il partito, può essere danneggiata da un padre che orbita nello spazio del figlio che è segretario del Pd. L’inchiesta è iper-gassosa, ma il tema politico rischia di diventare solido.

24 febbraio. Gong, pugili sul ring. Titolo del Fatto Quotidiano: “Lotti raccomandò a Emiliano l’amico d’affari di papà Renzi”. E’ così? Emiliano conferma. E’ un colpo al neo candidato alla segreteria? O fa più male al giro renziano? Lo sapremo presto, la storia ha tutta l’aria di essere pronta per andare in onda a puntate.

Non è finita. Il rodeo è appena cominciato e la data ravvicinata delle elezioni è solida come un banco di nebbia.

 

Liberté! Egalité! Cabaret! Dall’Italia alla Francia, dove la soap opera giudiziaria di Fillon sta finendo come avevamo facilmente previsto: nel caos. L’inchiesta sulla moglie e i figli di Fillon assunti fittiziamente (questa è l’ipotesi della magistratura) e retribuiti con fondi pubblici, sta accelerando in maniera drammatica, Fillon è stato convocato dai giudici il 15 marzo. Il candidato neo-gollista stamattina ha annullato tutti gli impegni della campagna presidenziale, le pressioni per un suo ritiro si intensificano, lui in conferenza stampa ha attaccato la magistratura e confermato che non si ritirerà. Reggerà? Domandona: cosa succede nello scenario della campagna presidenziale? Verrà favorito Macron o si tratta di un altro colpo di scena che apre la strada dell’Eliseo a Marine Le Pen?

E’ ancora presto per dare una risposta compiuta, ma è difficile immaginare l’elettorato di Fillon correre in massa in aiuto di Macron. La situazione della Francia è delicatissima, le vendite di bond si sono intensificate, il tasso di copertura del rischio sovrano sui mercati è in rialzo, stamattina il tasso del bond a 10 anni ha fatto un balzo:

I sondaggi dei giorni scorsi davano Macron vincente sicuro al secondo turno, una simulazione di Deutsche Bank – corretta secondo i risultati di Brexit e Trump – rassicurava ulteriormente i mercati, stamattina la vicenda di Fillon innesca di nuovo l’incertezza sul risultato delle presidenziali.

 

Dalla Russia con amore? Avevano detto che Trump è un complice di Putin. Come complice però è parecchio strano. Riepilogo delle ultime 48 ore: 1. Trump ha annunciato un taglio dei fondi al dipartimento di stato e un aumento della spesa per la difesa di 54 miliardi di dollari e l’ammodernamento dell’arsenale nucleare. 2. alle Nazioni Unite i due paesi sono entrati in rotta di collisione sulle sanzioni da comminare a Assad per l’uso di armi chimiche, Russia e Cina hanno votato contro gli Stati Uniti. Trump eletto da Putin?

 

1 marzo. Nel 1815 Napoleone rientra in Francia dal suo esilio sull'Isola d'Elba.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    01 Marzo 2017 - 15:03

    Padri indagati & Figli battuti: trasposizione italiana di Ivano Turgenevini..

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