Manovra correttiva a parte, la legislatura è ampiamente finita

Il parlamento lavora su ectoplasmi di legislazione e l’unico appuntamento politico degno di nota è per ora chiuso nelle stanze del ministero dell’Economia

Manovra correttiva a parte, la legislatura è ampiamente finita

Foto LaPresse

Sant'Osvaldo

Politica? Se cercate qualcosa che somigli al disegno del futuro del paese potete tranquillamente smettere di fare i rabdomanti: la legislatura è ampiamente finita, il parlamento lavora su ectoplasmi di legislazione e l’unico appuntamento politico degno di nota è per ora chiuso nelle stanze del ministero dell’Economia: la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro che prima o poi (entro aprile) avremo il piacere di compulsare. Le Camere sono aperte, ma discutono di minutaglia legislativa, i grandi temi restano inesorabilmente fuori dalla porta perché non ci sono né volontà né voti per affrontarli. Ci sarebbe la legge elettorale, ma sembra sparita dal radar. Il Senato discute di modifiche al codice penale e la Camera di responsabilità professionale del personale sanitario. Grandi cose. Ci sarebbe da correggere il Jobs Act, pensare a una riforma fiscale, riaprire il ciclo di investimenti, capire che fare con il Fiscal Compact, avere lo straccio di un’idea per la riduzione del debito e discutere di privatizzazioni e liberalizzazioni. Aspetta e spera, contribuente.

 

Politica? (bis). Di grazia, dove sarebbe la politica? Qui, che gusto: il gruppo alla Camera degli scissionisti del Pd è composto da 37 deputati ed il mix tra i fuoriusciti del Pd e di Sel. Il gran fritto misto ha eletto Francesco La Forgia capogruppo all’unanimità. In ogni caso c’è sempre Speranza. Per andarsene, ma non con Alitalia.

 

Alitalia. A breve avremo il problema del crash landing di Alitalia per la quale già si prospetta quello che sui giornali balena come “l’intervento pubblico”. La compagnia aerea è a corto di liquidità, la spia rossa del carburante è accesa, perde mezzo milione di euro al giorno, si attende il The End con la solita idea di sempre: privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Colpa degli arabi? In parte, perché poi c’è un mistero: perché il mercato globale delle compagnie aeree ha registrato nel 2016 profitti netti aggregati pari a 35,6 miliardi di dollari e invece Alitalia sta per fallire? Gli emirati arabi saranno (forse) ingrati, ma qui c’è un problema che taglia le Ali e si chiama Italia. Sgombrate la pista e allacciate le cinture.

 

Inflazione su. Sale ancora, ma è volatile. Ecco cosa dice l’Istat: “L'accelerazione dell'inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8 per cento, era +5,3 per cento a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1 per cento, da +9,0 per cento del mese precedente). A rafforzare l'inflazione c'è poi l'accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4 per cento, da +1 per cento di gennaio). Di conseguenza, l'"inflazione di fondo", al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6 per cento, da +0,5 per cento del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3 per cento da +0,8 per cento di gennaio”. Balla anche l’inflazione.

 

Trump e Wall Street. Donald Trump oggi parla di fronte al Congresso per la prima volta. E’ un appuntamento che molti considerano come uno spartiacque per la politica e per i mercati. Wall Street aspetta dei segnali chiari su piano fiscale e investimenti nelle infrastrutture. Trump aumenterà la spesa militare del 10 per cento, la Borsa ieri ha messo a segno il dodicesimo rialzo record consecutivo (non succedeva dal 1987) ma il Trump trade sta andando verso un’altra fase: dalla promessa all’esecuzione. Finora il mercato ha prezzato le aspettative, ora cerca conferma sulle sue puntate. Trump è legato inesorabilmente all’accelerazione del suo programma, se rallenta, perde il suo più grande alleato in questa fase della sua presidenza: Wall Street.

 

La spesa militare. Il settore della difesa ha cominciato il suo balzo in avanti dopo l’annuncio del nuovo piano di investimenti. Questo è l’andamento dell’indice Dow Jones difesa e aerospazio negli ultimi cinque giorni:

La torta è grande, Trump dovrebbe portare la spesa complessiva a 603 miliardi di dollari. Ecco il quadro globale del mercato:

Chi sono i più grandi esportatori? Ecco i dati del Sipri di Stoccolma, ai primi posti c’è anche l’Italia:

Chi sono i clienti? Eccoli, sempre dati del Sipri:

Chi sono i più grandi dieci produttori del mondo?

L’italiana Leonardo (Finmeccanica) è al nono posto e si batte in un mercato dominato dalle aziende americane. Ce la farà a continuare la sua vita da stand-alone company in questo scenario? Non sembra che il governo si sia posto la domanda, l’impegno è concentrato sulla permanenza o meno dell’amministratore delegato Mauro Moretti al posto di comando. Anche la guerra in Italia si riduce all’assegnazione di una poltrona.

 

Zamparini se ne va. E’ un segno dei tempi, il presidente del Palermo Maurizio Zamparini vende la squadra siciliana a un gruppo anglo-americano. Dopo aver licenziato 28 allenatori nella sua carriera di presidente, stavolta è lui che se ne va. Dopo il Milan e l’Inter ai cinesi, la Roma agli americani, lo straniero compra il calcio siciliano. In un paese tutto in vendita – ma con i patriots della politica prontissimi a erigere barricate di cartapesta – anche il calcio ne segue il destino declinante.

 

28 febbraio. Nel 1854 in America viene fondato il partito repubblicano.

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