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Dite a Renzi che la Silicon Valley non è il posto giusto per cercare idee anti-populisti

Per "sentire" la fabbrica e capire dove nasce il malcontento del popolo l'ex premier sarebbe dovuto andare in Wisconsin, in Ohio, in Missouri, Kentucky, Pennsylvania, Illinois

Dite a Renzi che la Silicon Valley non è il posto giusto per cercare idee anti-populisti

 

San Policarpo.

 

Renzi in America. Questa è l’apertura di prima pagina della Stampa, sul serio: “Renzi in USA: cerco idee anti-populisti”. Meraviglioso. L’ex segretario del Pd è andato a cercare idee anti-populisti in California, nella Silicon Valley, ricevuto dall’élite hi-tech che ha la seguente regola: massima capitalizzazione a Wall Street con il minimo di buste paga. Renzi, che si definisce cattivo, ha dei cattivi consiglieri: se vuoi ricette anti-populiste devi capire cosa si agita nella mente del popolo, vedere dove nasce l’ondata. Devi andare in Michigan, il centro mondiale dell’automobile che ha votato per la prima volta un presidente repubblicano dal 1988, devi andare in Wisconsin, in Ohio, in Missouri, Kentucky, Pennsylvania, Illinois. Devi vederli, i Grandi Laghi, capire che cosa è la Rust Belt, sentire la fabbrica che c’è e non c’è. Non New York, non San Francisco, non Chicago, l’altra parte, quella sconfitta. In Michigan Renzi avrebbe scoperto che una fetta enorme di operai iscritti al potente sindacato United Auto Workers (UAW) ha votato Trump. Chieda lumi a Sergio Marchionne che li conosce bene. Parlare con Elon Musk, bravissimo, geniale, fichissimo, uno che spedisce razzi nello spazio e vende auto elettriche per i ricchi del pianeta, è senza dubbio elettrizzante (fa anche le batterie) ma invece del Musk in Hyperloop, in questo momento sarebbe stato utile ai fini politici discutere con qualche minatore della Pennsylvania o visitare un caseificio del Wisconsin o salire sul trattore di un agricoltore dell’Ohio.

 

E’ bello essere democratici, si fa parte di un club esclusivo per cui si intervistano Bono Vox e Bill Gates sulla forza della pace e dell’amore, si fanno le aperture dei giornali sul viaggio di Renzi negli Stati Uniti e si invocano le idee anti-populiste. Ottimi propositi per il futuro. Tutti d’accordo. Applausi. Ma il presente? Perché alla fine della fiera c’è il popolo, quella cosa espulsa dai pensieri delle classi colte a prescindere, trattata come un universo di bifolchi. La realtà. In Italia ce n’è parecchia. Bastava prendere il bus durante lo sciopero dei taxi a Roma. Mentre il governo pensava alla rottamazione con assegno della licenza ai tassisti (apertura strategica del Messaggero: “Piano taxi, ipotesi rottamazione”), si viaggiava stretti e silenti, come sardine in scatola. All’improvviso una ragazza compressa nella calca dice: “Dostojevskij aveva capito tutto della politica”. Un fulmine. Sul taccuino del titolare di List è rimasta una frase dello scrittore russo: “Che m’importa la gloria, quando io scrivo per il pane?”.

 

Il Pre-Silente. Massimo Gramellini sul Corriere della Sera si occupa del “Pre-Silente del Consiglio” (copyright del titolare de Il Caffè): “Ha destato scalpore la ferma presa di posizione pubblica che il premier Gentiloni non ha assunto nei confronti della protesta dei tassisti. Il gesto, non privo di pesanti non conseguenze, ha fatto seguito al memorabile intervento che il capo del governo non ha tenuto durante l’assemblea del Pd. Sul podio gli oratori litigavano intorno alla durata del suo esecutivo. E lui al centro del palco, simile a un fermo immagine, riservava a tutti la stessa non replica, intessuta di silenzi alternati a mutismi, anche se un commesso giura di averlo sorpreso a sussurrare, in uno dei suoi momenti di irrefrenabile loquacità, «non ho altro da aggiungere»”. No, non c’è nient’altro da aggiungere.

 

Lo stadio e la realtà. Vi prego, date un nuovo catino con l’erba alla Roma. Il grillismo applicato all’amministrazione a Roma ha toccato vette di creatività mai viste. Si fa ma non qui, ha detto Grillo. E dove, di grazia? Non si fa, dicono altri pentastellati. Dopo Alemanno e Marino, sembrava di aver toccato il fondo. Invece no, con Raggi si è cominciato a scavare. Cronaca di Roma del Messaggero: “Atac, niente bus “corti” e le linee scompaiono”. E’ l’implosione, il gigantesco buco nero che collassa. La maggica, Roma.

 

La Serenissima. Sul Giornale c’è un tema da tenere d’occhio. La distrazione di massa sul punto è un classico caso di rimozione mentale, eppure sta succedendo qualcosa di importante, di non banale, di essenziale, una rottura: “Il Veneto spaventa l’Italia. Perché il voto sull’autonomia cambierà il Paese”. E’ vero, ma sembra stia accadendo in un mondo parallelo. Viene in mente Gianfranco Miglio che tantissimi anni fa, in un libretto acuto pubblicato da Laterza intitolato “Una Costituzione per i prossimi trent’anni”, fece una tagliente analisi della rottura del Paese, la sua unità senza nazione, la descrizione dello “sbrego costituzionale” dell’Italia. Eccolo, ora state sereni, anzi Serenissimi.

 

Liberté! Egalité! Cabaret! Il centrista Bayrou appoggerà Macron alle elezioni francesi. L’Union Sacrée avanza e la democrazia là trionferà. La mossa era attesa, ma non era proprio scontata. Destra e sinistra dicono che Bayrou è un opportunista, come tutti in politica. Come vanno le cose nei sondaggi per il campione della sinistra smart noveau? Macron è en marche! Verso il muro. Il sondaggio pubblicato ieri da BVA-Salesforce dice che Marine Le Pen sta aumentando il suo vantaggio, al primo turno è al 27.5%, sopra di due punti rispetto al precedente sondaggio. Macron va al secondo turno e vince, per ora non ci sono dubbi, ma la sua debolezza al primo turno è palese e la partita per il ballottaggio con Fillon resta aperta. Il segnale che le presidenziali in Francia si stanno complicando arriva come sempre dai mercati: il volume dei credit default swap trattati si è moltiplicato a livelli record, segno che i trader vedono il rischio di un sottosopra elettorale in aumento. Che si fa? Si aspetta sulla riva della Senna, il candidato elegante è il favorito, il doppio turno salverà la Francia dal sottosopra, resteranno i problemi dei francesi e dell’Europa. Forse.

 

23 febbraio. Nel 1991 le truppe di terra entrano in Iraq, comincia la Guerra del Golfo.

 

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