Altro che una scissione. Al Pd ne servirebbero almeno una dozzina

Due linee, due partiti? In realtà sono di più. C’è quello di Renzi, quello di Franceschini, quello di Orlando, quello di Emiliano, quello di Speranza, quello di Bersani, quello di D’Alema, eccetera

Altro che una scissione. Al Pd ne servirebbero almeno una dozzina

San Leone, vescovo


La scissione. Due linee, due partiti? In realtà sono di più. C’è quello di Renzi, quello di Franceschini, quello di Orlando, quello di Emiliano, quello di Speranza, quello di Bersani, quello di D’Alema, quello di Cuperlo, quello di Rossi, quello di Epifani, quello di Veltroni, quello di Fassino, quello di Pittella, quello di Giacomelli, quello di De Vincenti, quello di Martina, quello di Orfini. Le somme? I gruppi? I voti? In politica due più due non fa mai quattro, può fare cinque o tre, la somma e la sottrazione sono un esercizio teorico, la praxis dice che da separati in casa si vive male, si rompono patti e piatti. C’è chi dice che al supermarket della politica ora ci sono due scelte per l’elettore e alla fine la somma sarà più che positiva e domani si farà un governo di sinistra-sinistra-centro, ma la rottura in realtà aumenta di gran lunga le probabilità di una grande coalizione dopo il voto (a settembre) con una legge elettorale inesorabilmente proporzionale, visto lo scenario di frammentazione. Ammucchiatissima in vista. L’azione di governo? Sarà una palude di veti. Allacciate le cinture, sta finendo il quantitative easing della Banca centrale europea, sul Titanic italiano il titolare di List sente l’orchestrina che suona Occidentali’s Karma.

 

Legalitè! Fraternité! Cabaret! La Francia, che spettacolo. Quello che la stampa in progress descrive come il razzo del socialismo smart noveau ha qualche problema. Chi? Lui, Emmanuel Macron, che a leggere i resoconti pensosi pare abbia già in mano il mondo. Il nuovo punto di riferimento di Renzi e dei riformisti europei – così recita il libretto in fieri dell’idea mélange - ha detto che l’era coloniale in Algeria è stata “un crimine contro l’umanità”. Scrivere e riscrivere la storia ha i suoi rischi, torti e ragioni si incrociano. Macron gioca con il pendolino del tempo e dei fatti che si dispiegano nel calendario, ma il suo voltarsi indietro per andare avanti finisce in un autoscontro con la realtà. Il problema è Marine Le Pen? No, la signora del Front National è in Libano, sono i Pieds Noirs (e i loro discendenti) i rimpatriati d’Algeria del 1962. Quasi un milione di persone lasciò il paese africano dopo l’indipendenza per tornare in Francia, fu il più grande esodo verso l’Europa dalla fine della Seconda guerra mondale. Criminali? Figli della storia e del suo farsi e disfarsi sul terreno del caso, della volontà degli uomini, dei loro errori e orrori. Macron cerca spazi a sinistra e a destra, fa il pendolo e apre la porta della storia dei Pieds Noirs. Tra loro, c’era Albert Camus, un francese alla continua ricerca della luce d’Algeria, un uomo isolato, déraciné, sradicato, guardato con diffidenza da quella classe di intellettuali che di dritto e di rovescio continua a giocare anche oggi sul Roland Garros della politica francese. Così lo descrive la figlia, Catherine: “Veniva dal Sud, dalla periferia di Algeri, con quell’aria un po’ «canaglia», troppo persino per dei borghesi di sinistra che amavano molto incanaglirsi. All’epoca, la maggior parte degli intellettuali francesi veniva dall’École normale, erano dei professori o, ad ogni modo, salvo Genet e Guilloux, dei borghesi, che avevano avuto tutto fin dalla nascita”. Un altro capitolo s’aggiunge allo smarrimento contemporaneo e viene da lontano. La storia? En Marche! In cammino. Verso dove? Non si sa.

 

Achtung! Schulz. In Germania siamo di fronte a una grande sorpresa, Martin Schulz conferma il suo vantaggio su Angela Merkel, il sondaggio di ieri pubblicato ieri da Bild am Sonntag vede i socialdemocratici in vantaggio sui cristiano democratici di un punto (33-32) ma il dato micidiale è che nelle ultime quattro settimane la Spd ha guadagnato 12 punti. Vincerà? Fino a ieri sembrava impossibile. Il quarto mandato di Angela Merkel è un obiettivo lontano e sempre più difficile. Achtung!

 

20 febbraio. Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica sul  Figaro il Manifesto del Futurismo.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    20 Febbraio 2017 - 15:03

    In altre parole solo nomi: i programmi e i mezzi, questi sconosciuti; tessera e distintivo.

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  • Alessandra

    20 Febbraio 2017 - 14:02

    bene! se affondo deve essere , affondo sia: si inabissi Santa Giovanna dei Migranti, si inabissi il Pupone di Parigi , largo al nuovo che avanza, Cathago delenda est perché la nuova Roma trionfi. Meglio uno schiatto che una lunga agonia

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