Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

La direzione del Pd è al buio: che farà Renzi?

Nessuno sa cosa aspettarsi lunedì dal segretario del partito: si dimette o non si dimette? Dall'estero intanto è il giorno della telefonata tra Trump e Xi Jinping

La direzione del Pd è al buio: che farà Renzi?

Matteo Renzi (foto LaPresse)

 

Santa Scolastica.

 

Che farà Renzi lunedì? Questo è il dilemma nel Pd. Di fronte ai tanti rebus che presenta la contemporaneità, il partito che è alla guida del governo si dilania di fronte alla ciclopica domanda: che fa Renzi lunedì? Il titolare di List sa che nessuno lo sa. Ieri sera era tutto un drin drin tra i dirigenti per cercare di capire, carpire, leggere, estrarre l’elisir della verità dai fondi del caffè: “Tu sai che cosa farà?”. Un partito che si interroga senza avere risposta. Nessuno lo sa. Né i suoi vicesegretari né gli altri della segreteria né quelli considerati più vicini né quelli più lontani come i Franceschini e gli Orlando e men che meno i caballeros della copiosa fronda. Che fa Renzi lunedì? Nessuno lo sa. La direzione è al buio, per ora. Perché neppure lui sa che fare. Così l’uomo è diventato ermetico, la sua strategia è quella dei ballon d’essai, far uscire, trapelare, infilare qua e là sulle pagine dei giornali spifferi di piani politici, grandi disegni, la strada della revanche, per vedere l’effetto che fa. Finora non ne ha cavato fuori un granché: molti no, una gran confusione e l’immagine di uno che è ancora alle corde sul ring e ride, mentre il giudice scandisce il conteggio one, two, three… Si dimette da segretario e fa il congresso? Nessuno lo sa. Quello che sappiamo è visibile, il caos: nel Pd c’è chi presenta una mozione per dire al governo Gentiloni di non mettere nuove tasse (primo firmatario Edo Fanucci, considerato molto vicino al segretario Renzi, seguito da altri 35 alfieri del No Tax). Gentiloni il furioso tassatore? A stretto giro di Twitter gli risponde Simone Valiante, deputato dell’area popolare, vicinissimo a Beppe Fioroni:

 

 

E’ l’allegra famiglia del Pd. Dove nessuno sa che cosa farà il segretario lunedì, si fanno pressioni parlamentari sul capo del governo in materia di politica fiscale e si innescano non proprio immotivate reazioni da parte di chi vede in tutto questo un autolesionismo degno di Tafazzi. Un tempo i partiti avevano una linea. Domanda sul taccuino del titolare di List: dov’è il segretario del Pd?

 

Agenda Berlusconi. Quelli dall’altra parte del fiume aspettano, sanno che Renzi ha un problema con la PlayStation, non gli funziona il joypad, lo schermo è tutto a strisce e dunque “non può garantire niente”. La realtà è che Berlusconi ha riacquistato centralità, riceve, ascolta, viene sollecitato a accelerare l’iniziativa politica, ricostruire l’area moderata. E lui ha ricominciato a macinare lavoro, fa decine e decine di telefonate al giorno, nella sua agenda al primo punto non c’è il Nazareno bis, ma la vittoria del centrodestra. Sulla Stampa, pagina 9, di spalla, c’è un articolo di Giuseppe Alberto Falci, un cronista sveglio e svelto, che lascia traspirare il clima, il cambio di scenario: “Centrodestra, Alfano prova a ricucire con Berlusconi”. Una telefonata. Tra le centinaia che fa e riceve il leader di Forza Italia. Angelino torna a casa? Forse. Nessuno confermerà il fatto, ma è chiaro che le pedine stanno andando tutte a dama (e Cavaliere). I voti moderati sono sempre alla finestra, il vento della storia dice che la sinistra è sconfitta ovunque, che in Europa si prepara un sottosopra, che i voti ci sono e si tratta di farli uscire dalla porta di una coalizione con una premiership credibile, il nome di Luca Zaia, presidente del Veneto, è quello più avanti tra i bookmaker. Sul taccuino del titolare di List restano note da giro politico che danno una sensazione netta di strambata dello scenario e se arriva il premio alla coalizione il centrodestra può vincere. Problema: come far coesistere l’europeismo di Forza Italia (vedere alla voce elezioni di Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo) con il nazionalismo popolare della Lega di Salvini? Trovare la sintesi non sarà facile, ma chi fa analisi strategica per i partiti guardi con attenzione lo spot elettorale di Marine Le Pen, è stato pubblicato quattro giorni fa, è una lezione di comunicazione da mandare a memoria, è un indizio su una possibile soluzione: non viene mai citata la parola Europa, il centro del messaggio è “Remettre la France en ordre”.

 

 

A volte il non detto aiuta a trovare il fil rouge di una storia. Ora è tempo di andare a vederne un’altra, di storia. Dove? In America. Seguite il titolare di List.

  

Trump e la Cina. Il sottosopra di Trump offre la visione di curvature politiche molto interessanti. La sua politica estera si sta dispiegando con uno stop and go destinato a ridisegnare il quadro della contemporaneità, ma dentro la rivoluzione c’è anche la continuità, una certa tradizione che nessun presidente – neanche uno atipico, sopra e sotto le righe come Trump – può depennare del tutto. Così non deve sorprendere che nella sua telefonata con il presidente cinese Xi Jinping – primo giornale a dare la notizia, il Financial Times - sia emersa la linea di continuità della “One China Policy”, l’interlocutore è Pechino non Taipei. La Casa Bianca ha definito la telefonata tra Trump e Xi “estremamente cordiale”, “a very good call” per il portavoce del ministero degli Esteri cinese. Sorpresa? Solo per chi legge la politica di Trump come quella di un bulldozer senza diplomazia. Il titolare di List ricorda che siamo di fronte a un negoziatore, Trump è un presidente che somiglia a Reagan più di quanto si immagini, è quello della soluzione A, B, C e se non basta anche D. Il problema degli Stati Uniti con la Cina è tutto nel deficit commerciale e Trump per correggerlo deve dialogare – e scontrarsi quando sarà necessario – con la Cina. La pace si fa con il nemico, è una vecchia lezione che i commentatori a una dimensione dimenticano spesso. Che problema è quello con la Cina? Questo:

 

 

Trump deve arrivare a riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina, i numeri sono impietosi e gli effetti sul mercato del lavoro americano dall’ingresso della Cina nel WTO sono stati devastanti. Occhio a questo grafico tratto da uno studio pubblicato dal National Bureau of Economics:

  

 

La manifattura americana è colata a picco. I fattori sono molteplici, non c’è solo Pechino, ma riequilibrare il commercio con la Cina è il primo punto dell’agenda di Trump. Nel frattempo, a Washington arriva il nemico numero uno di Xi Jinping…

Shinzo Abe alla Casa Bianca. La visita del premier giapponese è in agenda per oggi. E’ dai tempi del Club del Crisantemo che il Giappone non aveva una relazione così stretta con la presidenza americana. Abe e Trump si erano già incontrati alla Trump Tower a New York nel novembre scorso, durante la fase di transizione dell’amministrazione americana, il vertice di oggi serve a settare l’agenda per i prossimi mesi.

 

 

La telefonata a Xi Jinping prima dell’incontro con Abe è una raffinata mossa diplomatica di Trump per diminuire l’impatto del vertice America-Giappone sui Pechino. Conferenza stampa alla Casa Bianca alle 13, alle 15 i due voleranno insieme in Florida, a Mar-A-Lago, nella residenza di Trump per una partita a golf. E’ tornata l’era del Crisantemo e dell’Aquila.

 

Agenda Trump. Il tour de force diplomatico di Trump continuerà lunedì con la visita del primo ministro del Canada Justin Trudeau e mercoledì prossimo con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Con il Canada in agenda c’è la riscrittura del Nafta, con Israele il capitolo incandescente della guerra e pace in Medio Oriente. E’ la diplomazia motorizzata di Trump.

 

10 febbraio. Nel 1355 gli studenti dell’Università di Oxford entrano in conflitto con la cittadinanza, è la rivolta di Santa Scolastica. Bilancio: novanta morti (63 studenti e 30 residenti). Alla fine vinsero gli studenti di Oxford che rafforzarono lo status speciale dell’Università. Le università medievali non erano proprio un luogo di pace accademica. In ogni caso, scenario decisamente più qualificato delle contemporanee macchiette gruppettare dell’Università di Bologna.

 

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Commenti all'articolo

  • Alessandra

    10 Febbraio 2017 - 14:02

    Sempre grandissimo Sechi, assieme a Camillo, un faro del Foglio : l'altra settimana Lei era su Rai due a tardissima ora ed io, morta di sonno, ho lottato lungamente con Morfeo per poterLa sentire (per la cronaca...ha vinto Morfeo , ma dopo mezz'ora buona!). La List vale l'abbonamento

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    • franco.bolsi

      10 Febbraio 2017 - 19:07

      Sechi è un analista formidabile. Sono molto combattuto per l'abbonamento e perderlo mi secca assieme a diversi altri giornalisti Langone compreso. lo posso sempre leggere sul cartaceo, mi dico.

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      • Alessandra

        10 Febbraio 2017 - 21:09

        Anche io sono sono stata tentata di disdire l'abbonamento (sono lettrice dal primo anno) soprattutto per il livello propagandistico raggiunto in occasione del referendum e delle elezioni americane : ho compreso il cambio di rotta nel sostenere il Nazareno e poi Renzi, ma ho ritenuto davvero esagerata l'enfasi sul 'si' diventato una guerra di civiltà contro i barbari del 'no'. Io resterò, perché a queste quattro pagine sono affezionata, ci ho creduto quando Ferrara difendeva i valori cristiani , quando sosteneva papa Ratzinger, quando denunciava il pericolo islamico , quando difendeva Israele. Voglio credere che sarà ancora così .

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