Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

L’industria dell’automobile segue la strada che indica il navigatore targato Trump

Toyota investirà in maniera massiccia negli stabilimenti americani. Dopo l’incontro dei costruttori col presidente alla Casa Bianca, il settore è euforico

 L’industria dell’automobile segue la strada che indica il navigatore targato Trump

 

Conversione di San Paolo Apostolo.

 

Trump e le frontiere. Fa quello che dice. Desta meraviglia e sorpresa il Trump candidato che è anche Trump presidente. La raffica di ordini esecutivi inaugurata per cominciare a smantellare l’Obamacare e affondare ufficialmente (facile, perché era già deceduto) il trattato di libero scambio con l’Asia, va avanti a passo di carica e oggi è destinata a toccare il cuore del programma di Trump: l’immigrazione. Che si espanda il muro al confine con il Messico, che si blocchino gli ingressi di persone provenienti da una serie di paesi islamici, che si metta fine ai programmi di accoglienza per i rifugiati. Per la cronaca: il muro al confine con il Messico c’è già, l’opera fu cominciata nel 1994 da Clinton (Bill) e estesa nel 2006 con l’approvazione del Secure Fence Act, firmato da George W. Bush, e votato anche da 25 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama. Sul muro messicano quel che è da capire è chi lo paga (il Messico come si diceva in campagna elettorale? Difficile che il presidente Enrique Pena Nieto accetti l’invio della fattura di The Donald – 10 miliardi di dollari - senza una contropartita sul trattato del Nafta) e resta da capire se verrà rinforzata la polizia di frontiera (si parla di 5 mila agenti in più). Tra l’altro, è in programma un viaggio del presidente Nieto a Washington tra qualche giorno e sono già in corso colloqui tra esponenti del governo americano e messicano per riscrivere il Nafta. Complicazioni in vista, ma Trump è nel pieno della fase 100 giorni.

 

L’altro punto, l’ordine esecutivo sugli ingressi dai paesi islamici, dovrebbe riguardare una lista che comprende i soliti noti: Iran, Iraq, Iran, Yemen, Siria, Somalia, Sudan e Libia. In ognuno di questi paesi ci sono le impronte digitali delle operazioni militari americane, in chiaro o coperte, direttamente o indirettamente. A questo blocco verrà associato un generale controllo più severo dei permessi di soggiorno, test più restrittivi sui candidati alla permanenza negli Stati Uniti e la chiusura dei programmi di accoglienza per i rifugiati. E’ potere del presidente decidere il numero, il Wall Street Journal rivela quella che potrebbe essere la quota Trump: 50 mila. Quella di Obama fu 110 mila. E’ il programma elettorale di Trump. E’ la politica di Trump. Nessuna sorpresa. E’ che a forza di parlare di post-verità e fake news si perde di vista la real news: Trump fa Trump.

 

Make America Toyota Again. Il gigante giapponese dell’auto investirà in maniera massiccia negli stabilimenti americani. Dopo l’incontro dei costruttori di automobili con Trump alla Casa Bianca, il settore è euforico. Il ceo di Ford ha detto che siamo sulla strada giusta, Marchionne ha già dimenticato Obama, Mary Barra è sembrata quasi dolce e i giapponesi di Toyota hanno confermato di esser pronti a mettere mano al portafoglio con 10 miliardi di dollari di investimenti nelle fabbriche americane nei prossimi 5 anni. Si può discutere accademicamente per ore sul protezionismo di Trump, dividersi in scuole di pensiero e prepararsi a rimediare la figuraccia fatta dai meteo-economisti sulla Brexit, ma i fatti sono questi e per ora non fanno una piega: l’industria dell’automobile sta seguendo la strada che indica il navigatore targato Trump.

 

Giornali raggianti. La Raggi è avvisata, i giornali fanno il titolo. Ci risparmiamo la rassegna, i titoli sono tutti uguali, e così siamo a posto, i pentastellati sono sistemati e avanti un altro. Si potrebbero fare qui molte considerazioni sull’esoterismo e il totalitarismo del Movimento 5Stelle, ma la vittima numero uno è il giornalismo, il suo conformismo che traspare nei dettagli del linguaggio, nelle pieghe del vocabolario, quello che scrive “sindaca” e non si interroga sulla qualità e coerenza del lessico, che incolonna il “direttorio” e non si cimenta sulla questione democratica, che inchiostra la carta citando il “contratto” degli eletti e non si cura della sua (ir)rilevanza istituzionale, che oggi scopre la normalità senza norma dei pentastellati, il loro doppio standard su giustizia e politica, ma lo fa nella logica di fazione, oggi a noi domani a voi, e non nella speranza che questo possa servire a riparare il cortocircuito di una magistratura eternamente irresponsabile e sempre discrezionalmente incaricata di fare selezione, strage e promozione della (presunta) classe dirigente del paese. Raggi indagata fa godere i tifosi avversari, innesca tweet democratici, forse manda il morale sotto i tacchi di alcuni militanti di Grillo e fa preoccupare i Dibba e i Di Maio, il neo-establishment del Movimento, di certo fa titolo per un giorno, ma poi si esaurisce perché la storia è un film di serie B, come la giunta in Campidoglio e la prosa impaginata per descriverne la parabola. Grillo ha già vinto, tutto il suo repertorio retorico finisce ogni giorno in rotativa, con i punti esclamativi, senza gli interrogativi.

 

Cinema. Amazon e gli Oscar. Dal film di serie B a quelli di serie A il passo è lunghissimo, si torna in America. Manchester by the Sea ha conquistato sei nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior film. Il dettaglio della storia è che per la prima volta un titano di internet – Amazon – compra diritti di distribuzione e produce film e dopo un solo anno di attività nel settore è già in vetta. I tempi cambiano, preparate i popcorn.

 

25 gennaio. Nel 1919 viene fondata la Società delle Nazioni. Doveva fermare la guerra e condurre al governo universale.

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