Ci mancava Xi Jinping come Homo Davos. L'asse anti-cinese tra Trump-Putin

Per il presidente cinese la globalizzazione non è il problema. Poteva forse dire il contrario? No. Il risiko che comincia il 20 gennaio con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca: Stati Uniti-Russia-Cina

Ci mancava Xi Jinping come Homo Davos. L'asse anti-cinese tra Trump-Putin

Foto LaPresse

Santa Prisca

Adam Smith a Pechino. Il presidente cinese alfiere del capitalismo e della globalizzazione che diventa il nuovo idolo dell’Homo Davos ci mancava tra le esperienze psichedeliche del presente. Fatto. L’applauso, il conforto, l’ammirazione, l’empatia per la chiara appartenenza del sincero democratico Xi al club dell’élite in progress riunito sulle alture innevate della Svizzera è qualcosa di straordinario. Mentre Shakira dispensava lezioni civiche alle masse e Matt Demon informava il popolo sul destino della storia, l’Homo Davos costruiva un nuovo totem di derivazione pechinese. Il pubblico non è stato sfiorato neanche per un nanosecondo dal pensiero di quella cosa chiamata “libertà”. Si sa, l’Homo Davos non si perde nei dettagli, bada al sodo. Egli non può fare lo slalom in pista, consumare cocktail al Tonic Bar e contemporaneamente ricordare che nella classifica sulla libertà economica compilata ogni anno dalla Heritage Foundation, la Cina nel 2016 si è piazzata al 144° posto. Gli Stati Uniti del protezionista Trump, quello che oh, signora mia e della signora Melania che no, gli stilisti del jet set, assolutamente non vestiranno mai, ecco gli Stati Uniti sono all’11° posto e questa lieve differenza dovrebbe indurre a qualche riflessione. L’Homo Davos non sente questi problemi, separa denaro e libertà, profitto e dittatura, dove naturalmente il denaro, il profitto (e la libertà) sono solo suoi e la dittatura è degli altri e in fondo dà una certa sicurezza per concludere ottimi affari. Così il campione della libertà, il presidente Xi a cui il partito comunista cinese vuole concedere il culto della personalità che fu di Mao, diventa un faro per il business, mentre Trump è il nemico, l’estraneo al clan dei benpensanti. Questo smarrimento ideale, questo sonnambulismo acuto dell’Homo Davos – la sigla ha il copyright di un genio della scienza politica, Samuel Huntington – è la punta dell’iceberg, la boa luminosa della crisi della contemporaneità, la sua manifestazione comica à la Davos, l’aggiornamento del software del Dittatore. Sono tempi duri e non abbiamo neppure la consolazione di Chaplin.

Dunque per Xi Jinping la globalizzazione non è il problema. Poteva forse dire il contrario? No, come il tacchino non va con le sue zampe sulla tavola il Giorno del Ringraziamento, così l’anatra laccata alla pechinese non ama finire sul menù del ristorante. Al vicepresidente degli Stati Uniti Jo Biden, il signor Made in China ha detto che bisogna costruire relazioni durature con l’America (Biden non sarà più alla Casa Bianca) e al presidente dell’Ucraina Poroshenko ha detto che la Cina avrà un ruolo costruttivo per la pace. Dunque, riepiloghiamo: Xi è contro Trump (globalizzazione vs protezionismo) e anche contro Putin (Russia vs Ucraina). Eccolo, il risiko che comincia il 20 gennaio con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca: Stati Uniti-Russia-Cina. Washington che cerca di frenare il dominio demografico, economico e (più tardi) militare di Pechino cercando una sponda con la Russia. E’ tutto molto semplice, ma terribilmente difficile da affrontare senza far bruciare la polvere da sparo. Buona giornata.

 

Brexit per sempre. E’ in questo quadro che va incastonata la Brexit e il discorso di Theresa May ieri alla Lancaster House a Londra. Non ci sarà una mezza exit, ma il distacco completo del Regno Unito dal mercato unico europeo e un nuovo trattato commerciale con l’Unione europea. La borsa ha reagito bene e ieri la sterlina ha messo a segno il miglior rally giornaliero dal 2008:

Ma sono i dati della disoccupazione usciti oggi a dare il segno del domani e mettere una lapide sulle previsioni degli economisti: la disoccupazione nel Regno Unito tra settembre e novembre del 2016 è al 4.8%, il minimo degli ultimi undici anni.

E con questo i Nostradamus della catastrofe imminente fanno il loro ingresso, ancora, in quell’imbarazzante situazione che il capo economista della Bank of England, Andrew Haldane, ha definito qualche giorno fa il “Michael Fish moment”. Chi era Michael Fish? Un meteorologo, nel 1987 disse in tv ai cittadini inglesi: “Nessun uragano in arrivo”. Rassicurati dal Fish, i sudditi di Sua Maestà tornarono ai loro affari. E l’uragano arrivò. Enorme. Cosa succederà? Wait and see. Prima i fatti, poi le analisi.

 

Clemenza per Manning e politicamente corretto. Il presidente Obama ha commutato la pena di Chelsea Manning, l’ex analista militare, in prigione a Fort Leavenworth per aver passato 750 mila documenti a Wikileaks. Chelsea in passato era il signor Bradley, ha cambiato sesso. Doveva uscire dalla cella nel 2045, uscirà a maggio. Applausi per la clemenza obamiana. Peccato che il clap clap clap d’ordinanza abbia un suono metallico, s’ode uno stridore. Quelle rivelazioni furono un danno colossale per la diplomazia e le fonti che gli Stati Uniti utilizzavano nelle loro operazioni militari. Mise in pericolo persone che servivano il proprio paese, le fonti utilizzate all’estero in alcuni casi finirono sotto processo. Tutto dimenticato, tutto perdonato. In nome di cosa? Il Wall Street Journal stamattina scartavetra la verità sul caso Manning in un commento da incorniciare: “La lezione è che se puoi dichiarare di avere una disforia di genere o un’altra condizione politicamente corretta, allora puoi tradire il tuo paese e cavartela a buon mercato”. Lapidario. Politicamente scorretto. Vero.

 

Home restaurant in Parlamento. Torniamo in Italia, giusto per misurare il senso della realtà in cui siamo immersi. Alla Camera è in discussione un provvedimento per disciplinare l’attività di home restaurant. All’apparir di un brillìo d’attività economica alternativa e creativa, zac! Compare l’ineffabile regolatore italiano. L'attività di home restaurant è definita nel provvedimento come "l'attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all'interno delle unità immobiliari ad uso abitativo di residenza o domicilio, proprie o di un soggetto terzo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti, anche a titolo gratuito e dove i pasti sono preparati all'interno delle strutture medesime" (art.2). Accanto alla definizione di home restaurant, sono inoltre recate le definizioni di "soggetto gestore", "utente operatore cuoco" e "utente fruitore". Che linguaggio, una delizia per il palato dei lettori, un registro stilistico che non solo dà la cifra dello stato mentale del Parlamento, ma provoca un effetto immediato: fa passare l’appetito.

 

18 gennaio. Prima guerra mondiale, nel 1919 inizia la conferenza di pace a Versailles. Fu il grande errore strategico che condusse dritti alla Seconda guerra mondiale. Il titolare di List consiglia la lettura del libro di John Maynard Keynes “Le conseguenze economiche della pace”.

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Commenti all'articolo

  • giusgiand

    18 Gennaio 2017 - 23:11

    Non c'è niente da fare. Mario Sechi è il nuovo Giuliano Ferrara. Ormai (cioè: dopo lo smarrimento antitrumpista dell'Elefantino, per motivi...estetici, come se l'estetica avesse a che fare qualcosa con la storia) leggo il Foglio solo per leggere Sechi. Superando persino il disgusto per l'assordante pubblicità del sito on-line (agli abbonati!), il colore grigino su bianco dei font e il bannerino di Facebook-Twitter che ti insegue quando scrolli la pagina.

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  • Alessandra

    18 Gennaio 2017 - 17:05

    HOMO-DAVOS è geniale

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