Il Monte di Padoan. Cosa non dice il ministro dell'Economia su Mps

Padoan ha tutto il diritto di difendere l’operato del governo, ma non può far finta che i documenti ufficiali depositati in Consob durante la procedura di ricapitalizzazione non esistano

Il Monte di Padoan. Cosa il ministro dell'Economia non dice su Mps

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

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Il Monte di Padoan. Leggere il forum del Sole 24Ore con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è stupefacente. Il centro della discussione è la crisi bancaria e il salvataggio di Mps, ecco due passaggi illuminanti:

  • La banca è in ottime condizioni e avrà grande successo.
  • Sarebbe stato utile, non dico gentile, avere dalla Bce qualche informazione in più sui criteri con i quali si è arrivati a questa valutazione.

La banca è in ottime condizioni? No, il Monte dei Paschi è una banca in pericolo. Padoan ha tutto il diritto di difendere l’operato del governo, ma non può far finta che i documenti ufficiali depositati in Consob durante la procedura di ricapitalizzazione non esistano. Pagina 127 del documento di registrazione depositato in Consob il 28 novembre scorso, parte sui fattori di rischio dell’emittente: ne sono elencati ben 47. Pagina 248, fattori di rischio del mercato: ne sono elencati altri 10. Il totale è di 57 fattori di rischio, molti dei quali vanno classificati sotto la voce “letali”. Tali rischi sono accresciuti ulteriormente nel supplemento al documento di registrazione depositato in Consob il 21 dicembre 2016. Quest’ultimo, a pagina 85, rettificava in maniera pesante il saldo netto di liquidità complessiva portandone la durata da 11 mesi a soli 4 mesi, dal quinto mese Mps avrebbe mostrato un saldo negativo (-15 milioni), dato che al 12esimo mese sarebbe sprofondato a – 740 milioni. Ottime condizioni?

La banca non è in ottime condizioni, ma è in uno stato rovinoso con un ammontare di crediti radioattivi ancora tutto da verificare nel corso del tempo. Per questo non ha mercato e per questo gli investitori istituzionali non hanno sottoscritto l’aumento di capitale sul quale Padoan ha puntato fino all’ultimo. Hanno visto i conti e se ne sono andati. Nel 2016 il Monte ha subito un’esponenziale fuga dai depositi, un bank run della clientela certificato dalla Bce e dai dati di bilancio disponibili per chiunque abbia confidenza con la realtà. Sono i prospetti contabili del Monte a raccontare questa storia, basta leggerli con attenzione, senza mettere al posto dei numeri i propri desideri. Non solo, la concentrazione dell’esposizione creditoria del Monte è una spia rossa accesa dentro un sommergibile. Documento di registrazione depositato in Consob il 28 novembre, pagina 170, occhio a questa istruttiva tabellina:

Leggiamo insieme le righe dedicate a questo rischio: “Per quanto riguarda le principali esposizioni vive creditorie del Gruppo nei confronti della clientela, l’analisi delle prime 100 posizioni e dei relativi importi al 30 settembre 2016 evidenzia un’esposizione creditoria complessiva nei confronti dei primi 10 clienti pari a Euro 3,0 miliardi”. Dieci clienti, 3 miliardi. Chi sono? Primi 100 clienti, oltre 10 miliardi di euro di esposizione creditoria. Chi sono? Si stanno iniettando soldi pubblici nelle casse del Monte, sapere chi sono i profili dei creditori non è un dettaglio, a questo punto è un’informazione dovuta al contribuente italiano. E’ un fattore di rischio elevato o no? E’ un numero che influenza il bilancio in maniera rilevante, legato non solo al profilo dei singoli, ma all’andamento dell’economia del paese e alla distribuzione geografica del credito. Per il Monte è un problema di Centro e Sud del Paese, cioè le parti più esposte alla crisi e alla crescita economica da zerovirgola. Ecco la tabella che spiega tutto:

What else? Ah, le informazioni della Bce e i criteri di valutazione sull’aumento di capitale. Il Tesoro guidato dal ministro Padoan è azionista del Monte dei Paschi e per questa semplice e solida ragione ha avuto e ha piena visibilità di tutti i rapporti intercorsi tra la Bce e la banca di Siena. Non è per niente oscura la valutazione fatta da Francoforte (8.8 miliardi di euro), basta dare un’occhiata ancora una volta ai documenti depositati in Consob, alle draft decision della Bce inviate a Siena, alla rapida erosione della base dei clienti e dei depositi della banca (14 miliardi di depositi volatilizzati nei primi nove mesi del 2016), alla revisione in corso da parte della Bce dei crediti deteriorati, alla rapida dissoluzione della vendita ai privati che ha cambiato completamente lo scenario e la soluzione (ammesso che allo stato dell’arte ce ne sia una) per lo smaltimento dei non performing loans, il virus che ha perforato tutte le difese del Monte. Conclusione: la banca non è in ottime condizioni, quanto al “grande successo”, è una speranza che sottoscriviamo. Ma è un desiderio, non un fatto. La storia è tutta qui, oltre si va verso il fantasy cospirazionista e le tracce sono ben visibili. Seguite il titolare di List.

 

Il complotto delle Sturmtruppen. E’ tutta colpa della Germania, cribbio. Il Corriere della Sera apre sull’avanzata delle Sturmtruppen: “L’attacco tedesco al piano Mps: rispettate le regole”. Il radar di via Solferino ha finalmente individuato i cacciabombardieri della Luftwaffe sorvolare i cieli del Belpaese. Da giorni i vertici delle istituzioni tedesche osservano il gioco delle tre carte all’italiana. Come ha scritto la Reuters, siamo al “bail-out mascherato da bail-in”. I parlamentari italiani votarono in massa al Parlamento europeo il bail-in, poi è diventato figlio di nessuno quando è arrivato il momento di applicarlo in casa nostra. C’è qualcosa che non va o lasciamo correre anche questa in nome di un patriottismo da signor Tafazzi? Ieri è perfino comparsa una dichiarazione a più voci di alcuni esponenti del Pd contro la Bce. Bisognerebbe spiegare loro che si tratta di quell’istituzione che ha comprato oltre duecento miliardi di debito pubblico italiano negli anni del governo Renzi e continuerà a comprarne anche per tutto il 2017. La loro sortita – e purtroppo anche quella di Padoan – ha un solo risultato, indebolisce Mario Draghi nell’arroventato confronto con Jens Weidmann (il presidente della Bundesbank) nel consiglio direttivo della Bce. Non c’è mai fine al suicidio collettivo del Pd. Tanti auguri.

 

La Germania e il piano fiscale di Trump. Quello che invece conta sulle sponde del Reno è ben altro. Una lettura attenta della stampa tedesca darebbe ai difensori dell’italianità parecchi spunti per mettersi a lavorare sul serio (parola grossa), ma è una partita che lasciamo giocare ad altri. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, Angela Merkel si sta preparando a un confronto con l’amministrazione Trump sul tema fiscale. Il piano di riduzione del presidente eletto secondo un report del ZEW sarebbe un ottimo carburante per l’economia europea: “Gli europei possono fare un’eccezione e applaudire il presidente”, dice l’autore dello studio, l’economista Friedrich Heinemann. Angela Merkel durante la sua presidenza del G20 (è iniziata il 1 dicembre e terminerà il 30 novembre 2017) ha in mente di riscrivere gli accordi globali sulla tassazione per evitare evasione ed erosione della base imponibile. Il 7 e 8 luglio si terrà il summit a Amburgo, sarà il primo G20 di Trump e per quella data Merkel punta a chiudere un accordo con il presidente americano sui temi sensibili della tassazione e del commercio internazionale. Segni di vita dall’Italia sul tema? Zero.

 

L’anno del populismo (e dei superguadagni per i ricchi). Il 2016 è stato l’anno dell’ascesa dei partiti populisti (termine che al titolare di List non piace) e il risultato per le 500 persone più ricche del mondo è stato spettacolare. Secondo l’indice elaborato da Bloomberg hanno accumulato altri 237 miliardi di dollari di ricchezza.

Chi ha guadagnato di più? Warren Buffett. Si è opposto a Trump, ha guadagnato una fortuna dopo l’elezione di Trump.

29 dicembre. 1940, battaglia d'Inghilterra: la Luftwaffe bombarda Londra, provocando almeno 3.000 vittime tra i civili.

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