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Il salvataggio di Mps e le ragioni politiche per cui Berlino non vede l'unione bancaria

C'è un'asimmetria tra quello che fa l’Italia (insieme a Grecia e Portogallo) e il resto d’Europa. La Spagna a suo tempo impose agli obbligazionisti di pagare. L’Italia no. E a queste condizioni ballerine la Germania non ci sta

Il salvataggio di Mps e le ragioni politiche per cui Berlino non vede l'unione bancaria

San Giovanni da Kety.

                                   

Berlino, Italia. Sparatoria nella notte a Sesto San Giovanni. Piazzale della stazione ferroviaria, una volante della polizia ferma un nordafricano per un controllo. Estrae una pistola, urla “Allah akbar” e apre il fuoco. Uno degli agenti è ferito a una spalla. Il killer scappa. I poliziotti lo uccidono. Nello zaino aveva un biglietto del treno. Veniva dalla Francia. Fonti della sicurezza: è l’attentatore di Berlino. Storia in rapida evoluzione.

 

Cosa succede? Quando lo scenario italiano sembra incomprensibile, due libri rischiarano l’orizzonte dello smarrito titolare di List: Pinocchio e I Promessi Sposi. Si torna sempre a Collodi e a Manzoni, alla storia del burattino tutto gioco e bugia e al quel matrimonio che non s’ha da fare tra Renzo e Lucia. Ordunque, veniamo al sodo: Mps, Mediaset (e Alitalia, di cui l’altro ieri abbiamo anticipato le convulsioni) sono i grossi nodi in cui di dritto e di rovescio è entrata la politica e le frasi dei protagonisti s’intrecciano come un rovo, tutto spine e niente more. Le parole escono di bocca dai grandi protagonisti del romanzone collettivo con la rapidità di un passerotto, incurante del falco che si libra poco sopra. Che momento è? Urge la lettura de I Promessi Sposi, capitolo III, incontro tra Renzo e il Dottor Azzeccarbugli:

 

"Mentre il dottore mandava fuori tutte queste parole, Renzo lo stava guardando con un'attenzione estatica, come un materialone sta sulla piazza guardando al giocator di bussolotti, che, dopo essersi cacciata in bocca stoppa e stoppa e stoppa, ne cava nastro e nastro e nastro, che non finisce mai...".

 

Non finisce mai. C’è un gran chiacchiera sulla patria, l’identità italiana, il valore strategico di Barbara d’Urso, una valutazione ponderata di Jerry Scotti come asset nazionale da difendere e naturalmente c’è un eterno ottimismo sul rilancio di Alitalia e, state sereni, tutti i risparmiatori del Monte dei Paschi di Siena – a differenza degli altri che normalmente guadagnano o perdono in Borsa – entrano nella nuova classe di investitori appena creata dal governo, quella a zero risk. E’ una straordinaria chiusura del 2016, seguite il titolare di List.

 

Tutti sul Monte. A Siena si sono arresi all’evidenza, sono stracotti, e hanno chiamato il governo. A Roma il premier Gentiloni e il ministro dell’Economia Padoan hanno riunito il Consiglio dei ministri alle 23.35, dopo un po’ i due sono usciti con un decreto da venti miliardi e soprattutto con il “rimborso integrale” degli obbligazionisti subordinati retail. Così il governo assicura la continuità aziendale del Monte, dice ai mercati che a Roma c’è un Mr. Wolf che risolve problemi (per ora) e si auto-assicura dal rischio di contraccolpo elettorale (che ci sarà lo stesso, vista la fiducia da circolo polare artico del governo Gentiloni, solo il 38% per un esecutivo all’esordio). La mossa era più o meno l’unica possibile, vista l’assenza di compratori del Monte, il rischio di bruciare una parte del risparmio di migliaia di sottoscrittori e soprattutto di fornire legna per il camino di Grillo. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi lascia aperti mille buchi sul come verrà effettuato il passaggio, soprattutto quello decisivo sulle obbligazioni subordinate. Insomma, osservata dal fronte dell’ormai transgenico orto italico la situazione è di grande confusione ma, come diceva il Grande Timoniere Mao, proprio per questo è eccellente.

 

C’è un giudice a Berlino? Se spostiamo però lo sguardo oltre le Alpi, ci sono fatti destinati a rotolare dal Monte a valle. Per ora tutto tace. Ma cosa diranno a Berlino? Il ministro dell’Economia Padoan ha concordato l’intervento con la Commissione Ue, l’escamotage per aggirare il bail-in secco è stato trovato, ma nei giorni scorsi il consigliere economico di Angela Merkel, Christoph Schmidt, in un’intervista alla Westdeutsche Allgemaine Zeitung (Waz) ha detto: “Il salvataggio di Mps dovrebbe avvenire secondo le regole concordate, cioè i creditori della banca devono contribuire al soccorso, non il contribuente. Se l’Italia non rispetta le regole alla prima grande prova, l’unione bancaria non è credibile”.  Nota sul taccuino: informare Herr Schmidt che la credibilità non è mai stata un problema che preoccupa l’Italia. Andiamo avanti. Il salvataggio del Monte avviene proprio nel giorno in cui Deutsche Bank sigla un accordo con la giustizia americana per chiudere i guai dell’inchiesta sui mutui subprime venduti negli Stati Uniti, apre il portafoglio e versa oltre 7 miliardi di dollari (la richiesta iniziale era di 14 miliardi). Non sono soldi del contribuente tedesco. I due piani ovviamente sono diversi, ma il fatto è politico, la crescente asimmetria tra quello che fa l’Italia (insieme a Grecia e Portogallo) e il resto d’Europa. La Spagna a suo tempo impose agli obbligazionisti di pagare. L’Italia no. E la Germania a queste condizioni più che ballerine non farà mai un’unione bancaria. Achtung.

 

Lex Draghi. Occhio ai dettagli. Sul salvataggio del Monte stamattina sulla Lex Column del Financial Times c’è un passaggio radioattivo: ripercorrendo i guai della banca senese, il quotidiano britannico ricorda come l’acquisto di Banca Antonveneta (detonatore della crisi) fu autorizzato da Mario Draghi (“Mario Draghi, European Central Bank president, then at the helm of the Bank of Italy, is among those responsible”), dall’oggi presidente della Bce che continuerà ad acquistare titoli pubblici dell’Eurozona per tutto il 2017, piano che la Germania da tempo vuole tagliare. Sono piccole scintille destinate ad alimentare un corto-circuito? Vedremo.

 

Cassa Depositi e Biscione. Torniamo al Manzoni, Renzo è sempre nella stanza dell’Azzeccagarbugli: “All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi poi tocca a imbrogliarle”. La difesa della patria senza avere lo straccio di un’idea ha conseguenze inimmaginabili. Al posto di Berlusconi, visti all’opera i patrioti, ci sarebbe di che preoccuparsi. La Stampa stamattina fa questo titolo d’apertura: “Mediaset-Telecom, si muove il governo”. E’ la classica mossa del cavallo: se non ti posso fermare in questa casella, ti salto. Così per arginare la scalata di Vivendi a Mediaset si passa (con i soldi dello Stato) nel capitale di Telecom per mandare all’aria il piano di Bolloré che dovrebbe vendere la sua quota di Telecom a Orange e così evitare problemi di concentrazione (già sollevati dall’Agcom). Davvero? Leggiamo cosa scrive Francesco Bei, un cronista con i controfiocchi, ben informato sui sospiri di Palazzo: “Da ambienti finanziari vicini all’industriale bretone trapela infatti la notizia di un’accelerazione nei piani per la vendita di Telecom, che la cura dell’ad Flavio Cattaneo ha fatto diventare molto profittevole, al colosso francese delle tlc Orange. Al governo italiano il piano non è sfuggito – «ha lucidato l’auto prima di venderla», scherza uno degli uomini del pd che segue da vicino la vicenda – e la contro mossa sarebbe farglielo saltare, mettendo in campo l’unica vera massa d’urto rimasta, quella di Cassa Depositi e Prestiti. Che potrebbe entrare nel capitale di Telecom per pareggiare la quota di Vivendi, con un costo stimato in 2,5miliardi di euro”. Fermi tutti, siamo a Zelig. Il risparmio postale di Cassa Depositi e Prestiti verrebbe usato per entrare in Telecom non al fine di investire e rafforzare la società di tlc, ma al solo scopo di ostacolare la scalata di Vivendi su Mediaset e salvare un asset strategico come la messa in onda di Beautiful. Questo è quanto prevede lo Statuto di Cdp? Questo sarebbe il piano geniale per fermare la scalata di Bolloré? In Parlamento – questo racconta l’articolo de La Stampa - ne parlano come se fosse la cosa più naturale del mondo. Forse è sfuggito a qualcuno il contesto in cui si svolge questa battaglia, la Borsa. Qui vale una regola che Bolloré ha capito e gli altri no, quella che teneva bene a mente John Maynard Keynes (l’economista fu anche un ottimo investitore): “Investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri”. Quando il finanziere bretone ha cominciato a comprare titoli Mediaset, lo ha fatto improvvisamente, in maniera rapida e spietata, subito dopo il crollo del governo Renzi, in più ondate, un classico show of force, preceduto da un silenzio dorato. La quiete prima della tempesta. Si chiama strategia, avere chiaro l’obiettivo. Che poi è quello di trattare con Berlusconi un accordo senza arrivare per forza al controllo totale.  Oggi il Ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, sarà ascoltato dalla Consob. I Patriots anche hanno dato un vantaggio competitivo ai francesi: sanno già qual è il piano degli avversari. E possono decidere: Opa o non Opa? Questo è il dilemma.

 

L’avviso di Lotti e di governo. Il clima post referendum è ottimo e la magistratura sta distribuendo doni di Natale. Titolo del Fatto Quotidiano: “Indagato Lotti”. Occhiello: “Favoreggiamento e rivelazione di segreto. Lui: non ne so nulla”. L’inchiesta è quella sugli appalti della Consip, c’è anche il nome del Comandante generale dei Carabinieri, Del Sette. Reazione di Luca Lotti, via Facebook:

 

 

23 dicembre. Nel 1966 viene proiettato per la prima volta in Italia il film “Il buono, il brutto, il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone.

 

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