Distorted fables

Deborah Simeone
Mondadori, 175 pp., 16 euro

Il mestiere della portinaia si presta piuttosto bene a chi nutre intenzioni di scrittura, a chi crea mondi affollati di vite che celano dietro le finestre di appartamenti patinati esistenze taciute per preservare fragili equilibri in rotta di collisione. I portinai spesso custodiscono androni impermeati da silenzi pesanti, sguardi ambigui, confessioni represse. Chi ha letto L’eleganza del riccio di Muriel Barbery avrà capito l’antifona e si sarà soffermato qualche volta in più a osservare con maggiore attenzione la persona che ramazza il cortile del proprio stabile. Insomma, i portinai, nel mondo letterario, possono essere dei personaggi di gran lunga affascinanti. E Rebecca, protagonista di Distorted Fables, lo è. Poco più di vent’anni, porta con sé l’esperienza di commessa nella dimensione della cosmesi milanese, impugna l’arma del sarcasmo e indossa l’armatura della riservatezza, fa la portinaia in un lussuoso appartamento del centro di Milano perché non crede di poter vivere della sua passione, la pittura, e diffida del genere umano perché ha troppo amato e troppo è stata delusa; quanto di più diverso ci sia dal prototipo della portinaia sciatta, pantofolaia e impicciona. Eppure, senza volerlo espressamente, entra in contatto con il vissuto dei residenti del palazzo, come Beatrice e il signor Glauco, vero motore della storia, che scavano sotto la scorza del suo cinismo e la riconciliano con la possibilità di una vita conforme a ciò che desidera per sé, permettendole di liberare Crimilde, la valchiria prigioniera di una proiezione che la sua mente ha evocato nel momento in cui il mondo reale le ha inflitto un colpo così cocente da farsi percepire come nemico e spingerla a cercare un’alleata nella lotta quotidiana di chi affronta la giornata. Se non ci si sofferma eccessivamente su quello che ultimamente sta diventando uno stereotipo addirittura più insistente di quello disneyano, ossia una principessa che debba essere necessariamente forte e indipendente, perché quella dolce e in attesa del principe sembra non poter e dover esistere, quasi fosse irreale, e sullo schema a volte troppo rigido e fiabesco dei buoni da una parte e i cattivi dall’altra, Deborah Simeone ha creato una storia in cui molti si possono rivedere e da cui tanti possono prendere spunto per ripartire e riprendere in mano la propria vita. Aggiungendo a quanto detto il dato assolutamente non trascurabile di una narrazione condotta piacevolmente e di un gradevole stile di scrittura, Distorted Fables si candida a essere un libro che una volta concluso lasci soddisfatti e ripagati.

 

DISTORTED FABLES
Deborah Simeone
Mondadori, 175 pp., 16 euro

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