Questo è Kafka?

Rinaldo Censi

Reiner Stach
Adelphi, 360 pp., 28 euro

Nel 1911 Franz Kafka e l’amico Max Brod sono in viaggio per Parigi. Durante il viaggio le pause non mancano. E, forse, proprio per vincere la noia, i due si inventano un modo per diventare milionari: scrivere guide turistiche intitolate “A buon mercato”. Un Bädecker, anzi una specie di Tripadvisor cartaceo prima della rivoluzione digitale. Si passa dai consigli su cosa portare in viaggio a ragguagli sul galateo: ad esempio, la mancia ai bagnini. Per un istante li immagino lì, sulla terrazza dell’hotel, a Lugano. Abiti chiari e leggeri, paglietta in testa. E’ giusto un attimo, ma quanto basta perché al posto loro veda apparire i fantasmi di due esseri cartacei, Bouvard e Pécuchet. Avranno mai avuto l’idea di comporre una guida turistica, mentre stavano circumnavigando l’intero scibile umano? “Come Kafka e Brod diventarono milionari” è il reperto numero 60 di questo magnifico libro intitolato Questo è Kafka?, scritto, anzi, composto da Reiner Stach, autore di una monumentale biografia su Kafka. Tre volumi, per un totale di 2.010 pagine. Questo è Kafka? invece elenca, glossa 99 reperti, documenti, fotografie, autografi che lo riguardano. Dalla massa dei materiali accumulati nel tempo, Stach ha qui isolato una serie di tracce, per interrogarle. Questo libro nasconde insomma tra le lettere, gli stralci dei racconti, le cartoline, le varianti autografe, il solito dilemma che assilla ogni storico. Come fare storia con i documenti? Fino a che punto spingersi nelle interpretazioni? Con i suoi documenti, Questo è Kafka? ci immerge in un mondo silenzioso e lacunoso: quello dell’archivio. Vi troviamo ad esempio il primo abbozzo della famosa “Lettera al padre” (reperto n. 26) ancora indirizzata a entrambi i genitori. Stach ci informa che tre lettere furono iniziate, due non portate a termine, tra il 1918 e 1919 – disegnando così una specie di diagramma temporale in grado di visualizzare le oscillazioni e le tensioni nei rapporti famigliari. I materiali ritrovati permettono di cogliere Kafka in molteplici situazioni, smentendo così l’immagine dello scrittore torvo, chiuso in se stesso. Il fatto è che, caratterialmente, la figura di Kafka era molto più complessa, mobile, rispetto alla fissità della vulgata che ci è stata tramandata e imposta. Kafka nuota (molteplici i riferimenti), fa canottaggio, va a prostitute, flirta, falsifica documenti e firme, somiglia spesso a quei corpi colloidali proiettati nei cinema che amava frequentare: una vera figura slapstick (leggere il reperto n. 51 – “Kafka ride in faccia al presidente”: sembra di assistere a una di quelle scene slow burn che hanno reso famosi Stanlio & Ollio). Del suo gusto per la crudeltà sapevamo, ma il reperto n. 22 – un’immagine giunta in sogno – ce lo conferma, con quel riferimento agli strani occhiali posti su una bambina, così simili al marchingegno de “La colonia penale” (una delle rare letture pubbliche di Kafka, reperto n. 40). Davanti a due reperti fotografici intitolati Questo è Kafka? (n. 76 e 79) Stach forza il “sapere” dello storico, aggira le lacune, lasciandosi andare alla vertigine, quella del biografo che per anni dà la caccia, segue ossessivamente i passi di un uomo che non ha mai conosciuto o visto di persona. Taglia due fotografie ingrandendo un dettaglio, convinto che quella macchia un po’ sfocata, vestita di bianco e paglietta sia proprio lui. E lascia al punto interrogativo il compito di sfumare quella che per lui è una certezza. Questo è Kafka? Tanta è la foga e l’abnegazione che viene da dargli ragione.

 

QUESTO E' KAFKA?
Reiner Stach
Adelphi, 360 pp., 28 euro

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