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ArchivioLettere Rubate

2 agosto 2009

Cara Deidre, mia madre dice che sono troppo sulle nuvole e che se continuo a fare la sciroccata nessun ragazzo vorrà mai uscire con me (…).
    Emily, lettera al Sun

Tra i gravi segni di uno stato perpetuo di allucinazione causato dalla maternità (oltre al disinteresse totale per la leadership del Pd e a una curiosità morbosa verso il divorzio di Claude Lelouch e Alessandra Martines) dev’esserci senz’altro la non attrazione per George Clooney e in generale per gli uomini che ridono da soli alle proprie battute, sorridono con molti denti, fanno i simpatici e a cinquant’anni indossano cappellini da baseball. Pare che l’uomo ideale, almeno nelle dichiarazioni delle attrici e delle star di vari livelli, sia quello in grado di farle ridere (probabilmente preferisco vivere perennemente incazzata, ma per ridere guardo un film oppure leggo le recriminazioni di Alessandra Martines sulla fine del suo matrimonio: Claude Lelouch, regista egocentrico e mai ripresosi dall’Oscar per “Un uomo, una donna”, soffriva molto per un film andato malissimo, e Alessandra lo amava tanto che “andai in giro per Parigi, nei fiorai più imboscati: pagavo cash e mandavo alla sua società, la Film13, fiori con complimenti anonimi. Lui tornava alla sera tutto contento: ah, sai, oggi ho ricevuto un biglietto che diceva che il mio film è meraviglioso”. Lelouch adesso sta con una fan). Comunque, George Clooney piace a tutte: scapolo, brizzolato, con la moto, democratico, bravissimo nel fingere di corteggiare le vecchie zie, amico di Obama e di Veltroni, promosso a maschio con cervello, capace di interessarsi e disquisire dei grandi temi dell’umanità, stando sempre dalla parte giusta (Abruzzo, Africa, Ambiente, Berlusconi). Insomma, un idolo, uno in grado di creare tendenze e ispirare editoriali sullo stato dell’Italia, visto che sta sempre qui. Una grossa responsabilità, soprattutto in un momento di così intense indignazioni morali: poteva facilmente fidanzarsi con un’astrofisica di settant’anni, invece ha scelto, con grande spirito di sacrificio, di riabilitare culturalmente e democraticamente la categoria femminile più oltraggiata, quella delle veline. La storia d’amore con Elisabetta Canalis (la più bella fra le belle ma, come mi ha scritto un’amica, pur sempre “la fidanzata smessa di Muccino”) è assolutamente perfetta: le brave ragazze vanno in Paradiso, le veline (inteso come condizione dell’anima e delle gambe) dopo un buon corso d’inglese vanno dappertutto, anche sulle moto di illuminati e un po’ giuggioloni divi eco sostenibili.
L’impazzimento post natale non finisce però con il netto rifiuto delle avance di George Clooney, comprende anche una condizione particolare di trance per cui se sul giornale c’è scritto: inquinamento, io leggo svezzamento, se c’è scritto passeggiano io leggo passeggino e così via, oltre naturalmente all’attenzione selettiva e fanatica: la vicenda della madre in vacanza a Madonna di Campiglio in un Family Hotel (uno di quegli incubi con miniclub, mini ristorante per mini esseri, mini intrattenimento per mini despoti liberticidi) allontanata dal ristorante dell’albergo perché allattava è stata causa di lunghe discussioni con le amiche: “Che vergogna”, “forse però aveva una tetta abnorme”, “vedi che ho ragione a odiare la montagna d’estate?”, “è così rilassante invece”, “ci vai solo perché così non devi metterti in costume”, “quindi anche tu faresti un favore all’umanità, pensaci”, “comunque io allatto dappertutto e nessuno mi ha mai detto niente, anzi una volta sui gradini di una chiesa una signora mi ha dato un euro”, “ieri in treno però mi guardavano tutti e pensavo: che inciviltà, non hanno mai visto una madre che nutre il proprio bambino, non conoscono i benefici dell’allattamento al seno, quanti secoli ci vorranno perché questo paese esca dall’oscurantismo? Mi sono accorta dopo che l’altra figlia mi aveva sbriciolato un tubo di Pringles alla paprika in testa”.

da Annalena

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