Dear Lucy, mia moglie aspetta il nostro primo figlio. Dieci giorni prima della data prevista per il parto, io dovrei andare a Los Angeles per un viaggio di lavoro con il mio capo. Il viaggio è importante per la nostra compagnia ed essere stato scelto è un onore. Se dicessi che non posso andare, credo che il mio capo sarebbe comunque gentile, ma temo di venire marchiato come una persona non seria sul lavoro e inoltre un mio collega furbo (che da sempre prova a scavalcarmi) andrebbe al posto mio. Non ho motivo di pensare che il piccolo arrivi in anticipo ma, se succedesse, Los Angeles è a otto ore di volo e se manco la nascita mia moglie non me lo perdonerà mai.
Manager, 29 anni, Lettera al Financial Times
Un po’ come Carla Bruni, che se non passeggia per Roma con le altre primedonne è una stronza, se va a L’Aquila tra le macerie è un’esibizionista finto-umanitaria. Un po’ come i presidenti in gran spolvero, che se guardano i fondoschiena delle hostess sono maniaci, se non li guardano sono noiosi effeminati incapaci di competere eroticamente con il nostro premier. O come le donne italiane, che se sprecano un anno di vita per decidere cosa indossare sono frivole fashion victim, ma se in una calda mattina di luglio senza che vi sia nessun funerale in giro si vestono di nero come Mara Carfagna e Mariastella Gelmini al G8, sono insicure inadeguate incapaci di stare al passo coi tubini giallo taxi e le doggy bag di Michelle Obama (l’unica al mondo che nessuno critica qualunque scelta faccia, nemmeno quando visita il Pantheon con ciabatte nere metà infradito da spiaggia metà richiamo per circoli sadomaso).
Comunque: un marito che manca la venuta al mondo di suo figlio in nome di un viaggio di lavoro passerà ovviamente il resto della vita a espiare, e nulla sarà come prima, ma il momento eroico di un padre non è certo la nascita (anzi, capita che svengano, chiedano soccorso intralciando i lavori, oppure pretendano di filmare l’avvenimento con commenti in diretta dalle doglie della moglie: cara, cosa provi in questo momento?, peggio dei giornalisti televisivi sui luoghi delle disgrazie, insomma il più delle volte disturbano, vogliono farsi fotografare col camice da sala operatoria e spiritosamente si fingono provati dalla fatica del parto). I momenti eroici di un padre arrivano subito dopo. Il catalogo estivo è questo:
– addormentare da soli un neonato nelle notti successive alla morte di Michael Jackson, con la tv accesa sui video di Jacko, cullando il piccolo al ritmo di “Bad” (le mosse di quel balletto magnifico, compresi i famosi movimenti di scatto della testa, facilitano la digestione del latte e aiutano il sonno sereno del piccoletto).
– portare la minuscola belva alla sua prima vaccinazione e ricacciare indietro le lacrime mentre, durante la punturina sulla gamba, il bimbo passa dal riso al pianto attraverso una espressione stupefatta che significa: come avete potuto tradirmi così e farmi male, già devo sopportare i pizzicotti di mia sorella, da voi proprio non me lo aspettavo, non ci si può fidare di nessuno al mondo, ma me la pagherete.
– percorrere il paese a piedi con la carrozzina sotto il sole a picco per comprare alla moglie impazzita una specie di manuale americano per una vita meravigliosa (consigliato da una vicina di ombrellone sensitiva, cita Platone e spiega che i pensieri negativi attraggono cose negative per cui bisogna essere sempre felici, contenti e grati perché sennò la sfortuna arriva e ci travolge essendo la nostra mente una calamita potentissima. Tipo, se mi concentro sulle ciabatte di Michelle Obama pensando a quanto sono orrende e a quanto soffrirei nel possederle, l’universo riceverà l’impulso magnetico e si posizionerà inesorabilmente in modo che io un giorno sia costretto a indossarle: è terribile).
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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