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ArchivioLettere Rubate

20 giugno 2009

Dear Lucy, due volte la settimana vado a Londra per lavoro, due ore di treno a tratta. Qual è il miglior uso del mio tempo sul treno? Dovrei vederlo come un’estensione dell’ufficio e continuare a lavorare? O usarlo per le cose mondane ma importanti come catalogare le e-mail? Dovrei migliorare il mio curriculum imparando lo spagnolo? O guardarmi The Wire? La mia famiglia pensa che io sia una drogata di lavoro.
Consulente, donna, 44 anni, lettera al Financial Times

L’uso del tempo, più di ogni altra cosa (oltre alle macchie sui vestiti: di latte, di pizza, di bolle di sapone, di lecca lecca insabbiato) spiega cos’è cambiato da quando nel fare la valigia per il mare si dimenticano a casa tutti i bikini e le creme ma non gli stivali da pioggia numero 24, la cuffia di lana newborn e il dvd dei Tre porcellini. C’era stato, prima, quel giuramento con le amiche “Non cambierà niente”, c’è stata, dopo, la certezza che non c’era più tempo per niente e nessuno che non fosse alto molto meno di un metro. Invece no, si può fare tutto, basta moltiplicarsi (ma non si può avere anche una faccia decente, quindi quando l’amica sincera dirà che si intravedono sulla faccia i segni delle ruote del tir che ti è passato sopra, risponderle carinamente: invece tu stai benissimo, il botox è la grande conquista del post femminismo). Ad esempio: si possono leggere i giornali poco dopo l’alba, davanti al mare (grande scoperta legata alla maternità: la gente è viva e respira, certi perfino si muovono, anche prima delle dieci del mattino), mentre con un piede si dondola la carrozzina, con la bocca si gonfiano i bracciali di Barbie, con una delle diciotto mani si consola la piccola che è stata presa a spintoni da un maschio abbronzatissimo di cinque anni con il giubbotto salvagente di Batman (“mamma, ma io lo amo”), con un orecchio si telefona in città per ricordare al marito di portare il maiale di gomma che grugnisce, i fogli delle vaccinazioni e un paio di libri seri per darsi un tono e per non sfigurare eccessivamente con la baby sitter bionda (lei legge in inglese “Cigni selvatici” di Jung Chang, io controllo su Chi le cosce di Laura Pausini), con l’altro orecchio si ascoltano i commenti da spiaggia sulle ultime drammatiche vicende di Berlusconi (“vergogna”, “dicono che quando si viene operati alla prostata si diventa maniaci”, “che figura in Europa”, “le baresi comunque sono le più zoccole in assoluto”, “si deve dimettere”, “se si è trombato anche Belen giuro che lo voto per ammirazione”). La lettura, per essere produttiva, deve essere partecipata e consapevole: bisogna solidarizzare, oltre che con le magnifiche donne iraniane, con Margherita Agnelli, furiosa perché le hanno liquidato solo settecento o mille milioni di euro tenendole meschinamente nascosti quattro posti barca ad Antibes. Tutto questo con un occhio. L’altro, oltre a controllare che la piccola non venga annegata dal ragazzino vestito da Batman, riuscirà, se ben allenato, a valutare non solo la tenuta estetica e le facce serene da psicofarmaci delle altre madri, ma anche il vestito più carino tra quelli in mano al venditore ambulante, persino a dare giudizi da bovarismo balneare sui modesti muscoli del bagnino, a comunicarli via sms (con la diciannovesima mano) all’amica lontana. Si può fare tutto, tranne dormire e tranne impedire che un’amichetta della bimba, in quell’istante di innocente evasione, si impossessi del telefonino, unico collegamento con il mondo della madre moltiplicata, e lo immerga gioiosamente in mare insieme con il cagnetto gonfiabile.

da Annalena

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