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ArchivioLettere Rubate

24 maggio 2009

Gentilissimo signor Augias, viviamo in Francia da due anni e le tralascio le battute degli amici quando ci incontrano a proposito del sempre più noto presidente del Consiglio. Ma non bastano solo gli amici che hanno buona cultura e buona informazione. Ormai ci si mettono l’ortolano, il panettiere e il giornalaio. Siamo arrivati a dire: “Siamo di origine italiana, ma abbiamo lasciato l’Italia da parecchio”.
R. e C. Di Lenna, lettera a Repubblica

Nella lunga lista delle cose che vorrei ma non posso, andare al cinema è ai primissimi posti. Insieme a: dormire una notte intera, stare ai tavolini di un bar all’aperto la sera per più di otto minuti senza dover muovere la carrozzina simulando una passeggiata sennò lui si sveglia, non dover cercare urgentemente una nuova tata (ma appena, questione di giorni, quella attuale se ne sarà andata, portandosi via i suoi duemila trolley e la disapprovazione per tutto quello che faccio, spero di avere da qualche parte molto champagne da versarmi addosso, e negli anni a venire festeggerò l’anniversario del mio personale giorno della liberazione con cortei, discorsi e giuramenti sulla Costituzione: mai più la dittatura delle baby sitter e mai mai mai un cedimento al revisionismo). Ma andare al cinema, dicevo, resta in cima alla lista: non potendo farlo per via di un allattamento serale compulsivo, ma soprattutto per il terrore paralizzante di chiedere il permesso alla baby sitter, leggo invidiosa quello che le altre scrivono dei film, e ho letto la stroncatura che Natalia Aspesi ha fatto di “Vincere” di Marco Bellocchio: storia di Benito Mussolini giovane e della sua amante Ida Dalser, morta in manicomio pochi anni prima del figlio Benito Albino (storia terribile, quella del figlio; la vicenda di Ida Dalser, tremenda anch’essa, deve però servire da monito alle amanti particolarmente scassacazzi e rivendicative: dal fascismo ad Attrazione Fatale non fanno mai una gran fine, per la consolazione delle mogli). A Natalia Aspesi ha dato molto fastidio, ha detto in radio, vedere “un Mussolini giovane, bello, che scopa”. Perché insomma, uno tanto cattivo non può avere un bel culo, non è etico: “Mussolini si affaccia al balcone e una folla immensa lo applaude: è una fantasia, o una premonizione, o una personale certezza, perché in quel momento la piazza è vuota e il futuro duce è completamente nudo, visto da dietro anche con un bel sedere, e ha appena fatto l’amore, a lungo, con molti gemiti, i celebri occhi di fuoco sempre scomodamente spalancati nell' amplesso, la mascella volitiva già protesa verso l’avvenire”. Ecco, uno che fa l’amore con i gemiti, la mascella tesa e gli occhi spalancati deve avere almeno un bel sedere per essere tollerabile, comunque la scena del balcone dev’essere stata magnifica: una specie di Fabrizio Corona melodrammatico. Corona, cattivissimo, dalla finestra lancia gli slip post amplesso, Mussolini, male assoluto, si immagina una folla ad applaudirlo per le doti amatorie. Ma non è scandaloso, degli amori di Mussolini si è scritto molto: le amanti lo chiamavano Occhiacci, lui sopportava anche le rompiballe purché sapessero fare dei bei “masticazzi” (intraducibile), pare che gli piacesse tenere gli stivali addosso, insomma le solite cose (anche patetiche) di un qualunque maschio traditore. Niente di nuovo, niente di strano: la cosa più sconvolgente sulla vita privata di Mussolini è un’altra, e non è nel film di Bellocchio. Con tutta quella mascella, con tutti quegli occhi spalancati, con tutte quelle mietiture del grano a torso nudo, ci si sarebbe aspettati un comportamento spavaldo in qualunque circostanza. Infatti spavaldamente Mussolini insistette per assistere al parto della moglie, che stava per dare alla luce Edda. Spavaldamente stava lì, ma non resse all’emozione e svenne.

da Annalena

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