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ArchivioLettere Rubate

9 maggio 2009

Caro dottor Augias, è con profonda tristezza che scopro di vivere in un paese che non mi piace circondato da gente che non mi piace, volgare e suddita (…) Mi chiedo: che cosa mi accomuna a questo signore che ci governa, ossessionato dal suo aspetto e dalla sua potenza sessuale, e con il popolo che lo segue adorante e plaudente? Vedo qualcosa di avvilente nelle private vicende di questo signore che finge di essere giovane e in forma circondandosi di ragazzine avvenenti e disponibili (…) Mi sento estraneo e disgustato.
Franco Bertini, lettera a Repubblica

Da qualche settimana la sera non si guarda la televisione, non per scelta ma per amore: bagnetto uno, bagnetto due, latte uno, latte due, addormentamento multiplo a ostacoli. Ma giovedì sera non era pensabile restare nell’iperuranio mentre si faceva la storia, così la madre insensibile disse alla figlia: “Sei grande ormai, hai tre anni: occupati di tuo fratello, andate a fare una passeggiata nel bosco e per non perdervi usate le bricioline di pane, ché la mamma deve guardare Annozero su Berlusconi”. Così la bambina si incamminò nel bosco con il suo tozzo di pane e un fagotto sulle spalle, spingendo il fratellino nella carrozzina mentre la mamma stappava lattine di Coca light (che durante l’allattamento fa malissimo) e si sedeva a un centimetro dalla televisione (l’allattamento fa anche diventare ciechi) senza alcun senso di colpa. Michele Santoro aveva la faccia delle grandi occasioni ed era persino più truccato del solito. Il grande giornalismo d’inchiesta aveva finalmente roba grossa di cui occuparsi: una festa dei diciott’anni. Per tutta la durata della trasmissione, infatti, Sandro Ruotolo, inviato di Annozero, ha piantonato l’esterno di un ristorante con le luci al neon e l’ha fatto con lo stesso spirito intrepido con cui quelli coraggiosi come lui vanno sui luoghi degli attentati. Ruotolo era lì, sulla notizia, anche se la festa era stata dieci giorni prima, quindi il locale era chiuso oppure c’era qualche congresso sugli arredi sanitari e non l’avevano lasciato entrare (peccato, all’interno avrebbe potuto trovare senz’altro prove del delitto: briciole di torta, qualche goccia di prosecco, palloncini bucati, forse addirittura uno dei preziosi capelli di Berlusconi). Da lì ricostruiva, con l’aiuto di una giornalista di Repubblica, le mosse del Cavaliere: l’arrivo in aeroporto, l’entrata nel locale pochi minuti dopo l’ingresso della diciottenne con tutti i suoi parenti, sembrava la cronaca dell’Undici Settembre (soprattutto per la faccia) e invece erano pettegolezzi su una festa di compleanno, per i quali tra l’altro bastava leggere i rotocalchi della settimana prima. La madre insensibile ai pianti dei figli e gonfia di Coca Cola guardava Ruotolo con la camera in faccia e l’aria investigativa che chiamava al cellulare il padre di Noemi per chiedergli se era mai stato al mare in Sardegna da Berlusconi. Tutto questo mentre Emma Bonino, con una stella gialla appuntata sul petto, urlava in studio che il Cav. odia le donne perché una volta ha fatto “cucù” ad Angela Merkel ed è una cosa moralmente inaccettabile (lei che ha digiunato tutta la vita e si è incatenata a qualunque cosa contro il moralismo e contro i bacchettoni, e io che l’ho persino votata).
Tutti i libertari del mondo si erano trasformati nelle Magdalene Sisters, e se ci fosse stata nei paraggi una velina, una show girl, una ragazza in minigonna, avrebbero improvvisato un rogo purificatorio. A un certo punto un’altra intrepida cronista ha sottoposto a un duro interrogatorio il preside della scuola di Noemi, che ha balbettato: “E’ una ragazza perbene”, e la cronista (giovane, tra l’altro): “Perbene? Ma le ha viste queste?” e gli ha mostrato le solite foto da calendario pubblicate ovunque. Lui (giuro): “Ah bè, ma quando viene a scuola non sembra così formosa” (risolini). Era tutto talmente folle che la madre insensibile telefonava in giro, per sincerarsi di non avere una depressione post partum con allucinazioni, mentre gli ospiti in studio, gente di spettacolo e politica, carichi di rimmel, si scandalizzavano perché la ragazzina col rimmel voleva fare, da grande, spettacolo o politica. A quel punto tutta la coca era finita, la bambina col fagotto e la carrozzina aveva ritrovato la strada di casa perché invece delle briciole di pane aveva seminato giocattoli, scarpe, pezzi di computer della madre, cellulari. Allora la madre le ha chiesto: “Figlia mia, cosa vuoi fare da grande?”. La sventurata rispose. “La ballerina, guarda!” e si è lanciata dal divano sulla carrozzina con una piroetta. Accertatasi che il contenuto della carrozzina fosse ancora vivo, la madre ha fatto giurare alla figlia che, per il suo bene, non avrebbe mai rivelato l’aspirazione a quelli di Annozero (e a Emma Bonino, Vauro, Concita De Gregorio, Marco Travaglio).

da Annalena

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