Cara Deidre, non mi sento più in sintonia col mondo. E’ come se fossi sospesa dentro una bolla d’aria, e da dentro quella bolla vedo tutto in modo strano. Non rido alle battute degli amici, non capisco di che parla il mio fidanzato e anzi nemmeno lo ascolto più, non mi diverto alle feste, non ho argomenti di conversazione, mi sento un pesce fuor d’acqua, anzi a volte una pazza. Vorrei solo rinchiudermi nel mio mondo. Lo so, dirai che sono depressa e devo andare in analisi.
Diane, lettera al Sun
Succede qualcosa di simile, a volte, anche quando nasce un altro bambino. Nonostante ci si sia ripetuti: non cambierà niente, non farò la fine di quella là, volteggerò leggiadra come una farfalla con questo nuovo piccolo essere al collo, non diventerò una strega né una pazza invasata che parla solo di pannolini e tate, non ucciderò la tata, avrò un’eccellente vita sociale (per quelle che ce l’avevano anche prima, dico), farò meravigliose battute a cui tutti rideranno, sarò per chiunque un esempio di buonumore, disinvoltura e consapevole informazione su ciò che avviene nel mondo. Non funziona così, soprattutto se la notte invece di dormire si cantano ninne nanne in cui ci si ingegna per inserire almeno otto parolacce senza che cambi la melodia. Si arriva in ritardo su tutto, di giorno, perfino sull’incontro fra Michelle Obama e Carla Bruni a Parigi: visto così, da disadattata che scrive al computer con una mano sola perché nell’altra c’è un nanetto che non dorme, è parso il defilé di due mezze cozze, di cui almeno una infelice. Tutti hanno scritto quanto fossero belle ed eleganti, e che ginocchia meravigliosamente chiuse avesse una, e che gambe sportivamente accavallate tenesse l’altra, e le braccia tornite, e le inappuntabili ballerine, e le ciglia finte, e il fascino made in America e lo chic francese. Viste da qua, dove le principesse sono altre (Biancaneve, la Bella Addormentata, Cenerentola, la Sirenetta, la Bella della Bella e la Bestia) e vanno raccontate ogni sera con un’attenzione particolare agli abiti del ballo, le due regine del bel mondo erano inguardabili. Michelle vestita di fiori, con le gambe e le braccia da uomo, il mezzo tacco sui fianchi larghi, la camminata da Marine, le ciglia da travestito del Moulin Rouge. Carla sempre più mortificata nell’aspetto per aver sposato un nano: scarpe lunghissime e piatte, spolverino da suora laica, capelli color topo e dipinta in faccia, assieme al pallore la noia e la voglia di tornare agli zoccoleggianti fasti del passato, con i rossetti, i tacchi alti e lo sguardo assassino. Ma dev’essere lo straniamento da neonato. Perché anche col terremoto è andata così: a Roma si è sentito eccome, la prima notte è stato il terrore (lui dormiva e, svegliato dalla moglie ormai considerata pazza, ha commentato: saranno quelli del piano di sopra, e si è girato dall’altra parte riaddormentandosi di schianto), poi le lacrime e l’orrore, poi un’altra notte a guardare il lampadario del soffitto che dondolava sulla testa del piccolo allattato e nessun tentativo di svegliare chi dorme. Infine torna il marito dal lavoro, pieno di buone intenzioni e di partecipazione, entra trafelato e chiede: l’hai sentita questa scossa, è stata molto forte, hai avuto paura? E i bambini? Risposta della pazza: ti pare che ho il tempo di ascoltare il terremoto, non lo vedi che vita faccio? E’ chiaro che in queste condizioni possono succedere molte cose. Come convincersi profondamente di avere un presidente del Consiglio eroico che ha saputo fronteggiare l’emergenza e abbracciare la gente (dopo aver visto come cammina Nicolas Sarkozy in presenza di gente più alta, tipo Obama, Michelle e Carla, poi, nessuno osi dire mai più che Silvio Berlusconi è un uomo ridicolo). Come accendere il phon al massimo e appoggiarlo sulla scrivania perché ci si era accorti, nei giorni scorsi, che conciliava il sonno del neonato. Il Cav. si è comportato in effetti molto bene, il phon è stato del tutto inutile.
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