Dear Mariella, vorrei tanto un figlio, e anche il mio fidanzato. Ma sono assolutamente bloccata, ho il terrore di vedere la pancia che cresce, se penso al parto mi sento svenire, quando le mie amiche mi raccontano i loro penosissimi travagli mi viene da piangere. Dicono che la natura vince, che siamo programmate per questo, ma io ho troppa paura e sto pensando all’adozione. Sono malata?
Lettera firmata all’Observer
Cose rassicuranti imparate in un tranquillo sabato da partoriente:
Il primo giorno di primavera porta fortuna, anche quando soffia un vento gelido e ci si rifugia con la figlia, la sua bambola e una pancia imbarazzante a una mostra su Darwin (pezzo forte: un vero armadillo villoso che corre velocissimo avanti e indietro e sposta tronchi, tutti i bambini stanno ammucchiati davanti a quel vetro, incitano l’armadillo a spaccarlo, seminare il panico e fuggire e snobbano i racconti sull’evoluzione della specie). Pur non avendo idea di quale sia la faccia da parto, quella mattina, dentro l’ascensore del Palazzo delle Esposizioni, lo specchio ha rimandato un’immagine inequivocabile: faccia da parto.
La certezza che mancano ancora dieci giorni non salverà dall’improvvisa e pomeridiana rottura delle acque in casa da sola con bambina ignara e indignata perché la mamma non vuole più giocare con le costruzioni, medico introvabile e marito raggiunto al telefono che dice: mah, se non senti male vuol dire che non sta succedendo niente, scusa ma ho una chiamata sotto.
Stabilito dall’ostetrica di guardia (a cui verrà fatto un monumento a grandezza naturale in oro e diamanti) che “il sacco si è rotto” e che “la signora è una di quelle che fanno veloce, scommetto che alle nove e un quarto è nato” (data di nascita registrata: ventuno e tredici), i mariti perdono la testa e le ostetriche ridono molto e fanno l’occhiolino (“mica deve partorirlo Lei, sa, deve solo trovare una penna e riempire questo foglio”), le partorienti in fondo si divertono per la preziosa occasione di dileggio.
Il medico (anche per lui monumento a cavallo), dapprima irraggiungibile, arriva invece in un lampo perché era al cinema con la moglie a vedere “La verità è che non gli piaci abbastanza” e stava disperatamente cercando una scusa per mollare il film a metà (“Questi Sex and the City proprio non li reggo”, “Cosa? Credevo che fra noi ci fosse una bella sintonia medico-paziente, dovrò cambiare ginecologo”), ma durante tutto il travaglio della partoriente non farà che ripetere quanto è bella Scarlett Johansson, quanto è sexy Scarlett Johansson, quant’è azzeccato il ruolo della mangiauomini per Scarlett Johansson, quanto è di un altro pianeta Scarlett Johansson. Cosicché, nei secoli, il ricordo delle contrazioni avrà per sempre la faccia da stronza di Scarlett Johansson.
A volte, in mezzo a quintali di sfighe varie seminati sopra i giorni, uno dopo l’altro, arriva un lampo di magnifica, insperata e totale fortuna. “Che parto fichissimo”, ha detto la puerpera (dopo essere stata rassicurata sul fatto che quel rumore era il pianto del bambino, e quel cosino che veniva lavato a testa in giù era il bambino), e il medico, l’ostetrica, tutte le persone col camice lì intorno si sono commosse perché era la prima volta che qualcuno lì sdraiato diceva una cosa così.
Cose bellissime del post parto:
Vedere l’alba e non essere stanchi, pensare a cose assurde come dipingere di rosso lacca una credenza.
Il cornetto pieno di nutella portato dal marito la mattina prestissimo e intinto nel caffelatte della clinica.
La doccia.
Il bimbo nuovo che, essendo trascorse poche ore dalla venuta al mondo, è ancora nel pre devastazione e dorme beato con i pugni chiusi.
La bimba (che adesso diventa la bimba grande) che aveva lasciato la sua bambola alla mamma perché le facesse compagnia “quando il fratellino esce dalla pancia” e adesso vuole in braccio il fratellino e ha gli occhi lucidi di gioia (anche lei è nel pre devastazione da gelosia).
Gli altri bimbi appena nati che strillano in coro.
La certezza che qualche chilo lo si è già perso per forza.
La certezza che molti altri se ne perderanno, ora che comincia l’avventura.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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