E dicono che il meglio verrà da ora in poi E dicono che il meglio verrà da ora in poi Voglio diventare vecchia coi ricordi tutti intatti E senza i lobi a penzoloni ad insegnarmi che non è poi sempre bello ostentare le ricchezze che hai Lascio mettere agli altri gli orecchini pesanti (…) Voglio diventare vecchia con ricordi tutti intatti E con le rughe tatuate a ricordarmi quanto è stato bello Ridere con gli occhi e con le labbra Schiva chi si conforta con espressioni di gomma,Voglio diventare vecchia, senza fretta e insieme a te
Erica Mou, SanremoSocial 2012
Cara Erica Mou, che hai detto a Elsa Fornero: “Ministro, voti per me”, ti auguro una vita lunghissima e luminosa, e fra cinquantanni ne riparliamo, di questa sfrenata voglia di invecchiare. Tu, che sei nata nel 1990, l’anno di “trottolino amoroso”, un ottimo auspicio, sarai una celebrata cantautrice a riposo da intervistare sui tempi andati, quando andavi a Sanremo e c’era Gianni Morandi, io darò da mangiare ai gatti. Hai diritto di essere spietata perché sei molto giovane, e se ti ubriachi per quattro notti di fila ti vengono al massimo le occhiaie e un po’ di malumore. Ma non sarà sempre così, e scoprirai perfino che i lobi delle orecchie non c’entrano con l’ostentazione di ricchezza, e che le rughe tatuate non danno tutta questa soddisfazione, a meno di essere un albero. Ci sono molti modi di invecchiare, e non è sempre facile stare allegri. Succedono delle cose strane, ad esempio Antonio Di Pietro, che sta invecchiando, si è messo a piangere al ventennale di Mani Pulite, lamentandosi della persecuzione, cioè delle ventisette inchieste che ha subito per diffamazione (“ancora ora dedico il settanta per cento del tempo a difendere Mani Pulite”, ha detto con le lacrime agli occhi, e veniva perfino voglia di confortarlo). L’importante, invecchiando, è non diventare più cattivi di quando si era giovani. Zelda Kaplan era la più famosa signora anziana di New York. Single, cioè divorziata dagli anni Sessanta, non si perdeva una festa, una sfilata, un viaggio. Aveva novantacinque anni e le piacevano i cappellini, gli occhiali grandi, e gli orecchini pesanti. Una volta, dieci anni fa, raccontò al New York Times di avere ricevuto delle avances da uomini molto più giovani “Ma cosa dovrei farci con uno di trentasei anni?”, rideva. Diceva che il segreto di una buona vecchiaia è interessarsi più al mondo che a se stessi, al proprio orgoglio di vecchi. E’ morta in prima fila a una sfilata, l’altro giorno, con il cappellino in testa, gli orecchini, le calze velate, dopo essersi messa in posa per una fotografia. Con le rughe il meno tatuate possibile.
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