Dear Mariella, ho vent’anni e studio da parrucchiera. Lì c’è un insegnante e io non ho capito se gli piaccio davvero o se vuole soltanto sesso. In classe, ogni volta che parlo lui ride o sorride e sembra nervoso quando è vicino a me. Mi lascia fare qualunque cosa nella sua classe e ha spiato nei miei messaggini, mi ha chiesto se ho un ragazzo. Mi tocca la schiena e le spalle e mi dice cose carine sui miei capelli. I miei amici dicono che probabilmente gli piaccio perché sono carina. Ha una compagna e quattro figli, ma ho sentito che la odia ed è pentito di avere avuto figli. Per favore puoi aiutarmi in questa faccenda?
Lettera firmata all’Observer
La moglie del parrucchiere, pover’uomo, l’ha costretto con la forza, probabilmente minacciandolo con una pistola e urlando: mettimi incinta. Non una, ma quattro volte. Lui è sicuramente sincero e ha tutte le ragioni di odiarla. Nella lista delle frasi davanti alle quali bisogna subito fuggire senza mai voltarsi indietro ci sono anche: “Siamo come fratello e sorella”, “Lei non mi capisce”, “Stiamo ancora insieme perché mi fa pena”, “Al massimo dopo l’estate le parlerò di noi due”, “Lei e io facciamo vite separate”. Ognuno però racconta le bugie che ritiene utili nella gestione di un menage complicato, a volte le racconta così bene che finisce per crederci. Poi succede che arriva la resa dei conti. Anche se si è stati attentissimi a cancellare le tracce: messaggini, profumi, macchie di rossetto, capelli, graffi, orecchini caduti in macchina (o seminati da lei, apposta), scontrini, estratti conto della carta di credito, multe, ricevute di ristoranti, fiammiferi di alberghi, anche se ci si svuota sempre le tasche nel cassonetto prima di entrare in casa e si è messo in piedi un sistema efficiente di eliminazione delle prove, prima o poi qualcosa succede. Si dimentica il telefono, si incontra la suocera, il portiere dice la frase sbagliata, il posto più sperduto del mondo che si è scelto per amoreggiare è stato scelto anche dalla migliore amica di lei (storia vera) per una fuga con il marito, e la migliore amica e la moglie avevano fatto all’università un patto di sangue in cui giuravano che si sarebbero sempre dette tutto, anche le cose dolorose. Oppure, si resta intrappolati in una miniera in Cile, nel deserto di Atacama, a settecento metri di profondità. Miracolosamente tutti i trentatré minatori sono vivi, hanno potuto parlare con i familiari due minuti ciascuno tramite una linea telefonica installata lungo una delle sonde che porta loro cibo, si sono mostrati al mondo grazie a una telecamera, hanno ricevuto vestiti nuovi, si sono potuti radere, sono stati divisi in squadre con turni di lavoro per spostare le rocce che cadranno mentre l’escavatrice buca la terra per raggiungerli, sono sotto controllo medico e psicologico, stanno bene a parte il fatto che resteranno là sotto ancora per un paio di mesi e che sono state scoperte le loro amanti. Le mogli sono andate sul luogo del crollo per far avere lettere ai poveri mariti sotterrati e hanno scoperto altre donne che si disperavano, con bambini in braccio, per lo stesso uomo. Un minatore ha quattro signore infuriate che giurano di essere ciascuna il suo unico grande amore e usano per le altre epiteti irripetibili. Una moglie ha scoperto grazie al crollo della miniera che suo marito ha un’altra famiglia, con altri figli, non tutti dalla stessa donna. Un altro ha una prima moglie, da cui non ha mai divorziato, una ragazza con cui vive, un’altra con cui ebbe un figlio in segreto alcuni anni fa e una signora che sostiene di essere la sua fidanzata attuale. Tutte schierate lì, sulle rocce: ognuna vuole per sé gli aiuti del governo, ognuna vuole mandare messaggi, gli psicologi devono leggere ogni cosa prima che i biglietti vengano calati laggiù perché temono per l’impatto psicologico sui minatori già provati (lettere piene di minacce per quando usciranno da lì). Una moglie ha appena scoperto l’altra donna sul luogo del crollo. L’amante le ha detto: sto con tuo marito da cinque anni, lui stava per lasciarti per stare con me, quindi vattene. Le signore pregano, imprecano, piangono, picchiano. I signori stanno rivalutando quell’oasi di quiete che è il fondo di una miniera e probabilmente tra due mesi qualcuno di loro si incatenerà alle rocce per non uscire. Il mondo femminile, intanto, si interroga sulle virtù dei minatori cileni.
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