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ArchivioLettere Rubate

10 gennaio 2010

Cara Unità, sono comunista e sono laureato in lettere. Avendo letto un noto libro di Giovanni Jervis, il “Manuale della psichiatria”, sono convinto sarebbe sufficiente abbattere e abolire il capitalismo, per neutralizzare la necessità del trattamento psichiatrico della malattia mentale.
    Claudio Martini, lettera all’Unità

Nonostante abbiano scritto in molti che il credit crunch è maschio, quindi teoricamente sarebbero soprattutto gli uomini ad aver bisogno di un trattamento psichiatrico post bancarotta sciovinista e capitalista, pare che anche le ragazze non se la passino granché bene: secondo un articolo di Naomi Wolf pubblicato ieri dalla Stampa, quest’anno un milione di donne in America comparirà davanti al tribunale fallimentare. E secondo l’economista Elizabeth Warren, un numero appena inferiore “avrà una diagnosi di cancro o chiederà il divorzio”. Grazie Naomi e grazie Elizabeth, meno male che ci siete voi ragazze a farci coraggio in questo inizio di nuovo anno. Grazie anche a Chiara Saraceno, secondo la quale non guadagneremo mai abbastanza, non faremo mai carriera e anzi saremo spesso costrette dalle circostanze avverse “a gettare la spugna”, cioè a rinunciare al lavoro e rassegnarci a lavare i piatti per il resto della vita. Senza scomodare il capitalismo (soprattutto nel magico ed euforizzante momento dei saldi, quando la vista del prezzo iniziale di una gonna magnificamente sbarrato provoca scariche di endorfine in tutto il corpo), basta ascoltare queste signore non esattamente ottimiste per cercare nella borsa i tranquillanti, o fermarsi al primo bar aperto per un paio di bicchierini. La verità è che non ci piacciamo abbastanza e non sappiamo apprezzare le grandi occasioni che la vita ci riserva. Prendiamo la regione Lazio: assisteremo a una lotta fra donne, non è fantastico? Renata Polverini, la sindacalista di destra, Emma Bonino, la radicale di centrosinistra. C’è perfino l’outsider, Loretta Napoleoni, esperta di economia e terrorismo: ha scritto un libro su al Zarqawi e l’ha definito un “povero proletario”, una creatura degli americani cattivi che l’hanno usato per giustificare la loro sporca guerra. Insomma il palcoscenico è tutto per le ragazze, questa volta, una guerra di potere al femminile, signore toste che si sfidano per la presidenza di una regione, senza che nessun uomo si pari davanti e dica: ehi tu donna, qui ci penso io, tu vai in cucina che ho fame. Nessun uomo. Ma proprio nessuno. Nemmeno l’ombra. Si saranno accorti che contro di noi è impossibile vincere? Avranno paura di venire umiliati dalla nostra superiorità, cioè bravura mista a glamour? Tutti i possibili candidati del Lazio sono fuggiti, hanno declinato, oppure fanno i vaghi, fischiettano, si voltano dall’altra parte, fingono di cercare qualcosa nella borsa, come in classe prima delle interrogazioni, si congratulano con le signore, dicono che no, davvero, non siamo interessati, al massimo un mandato esplorativo. Per carità prima lei, ma si figuri io non merito tanto onore, forza Emma, forza Renata, che bella questa sfida, che divertente. Un tale eccesso di galanteria genera qualche sospetto. Enrico Letta, Nicola Zingaretti, Enrico Gasbarra, Antonio Tajani, tutti nomi di possibili candidati uomini, gente ambiziosa che però non ha nessuna intenzione di andare a governare il Lazio, gente che ha smentito alla velocità della luce anche il solo venticello di una candidatura. Si dice che Walter Veltroni, piuttosto, partirebbe davvero per l’Africa, per sempre. Massimo D’Alema non si è nemmeno degnato di rispondere, Nicola Zingaretti è andato a Parigi. Che ha il Lazio che non va? Porta jella? Signore mie, ci dev’essere il trabocchetto da qualche parte. Non per fare la complottista, non per dire che il Lazio è una creatura degli americani, una povera proletaria, una giustificazione per questa sporca guerra, ma qualcosa di strano c’è. Il Lazio fa paura agli uomini, che mandano avanti le ragazze per vedere l’effetto che fa la maledizione Marrazzo.

da Annalena

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