Dear Deidre, ho l’impressione che si divertano tutti tranne me. Le mie amiche vanno a feste strepitose e me le raccontano con gli occhi luccicanti, così a me dispiace essermele perse, ma le volte che vado anch’io mi annoio a morte. Sono un’asociale? Loro dicono di sì. Ma perché il venerdì sera dovrei trovare esilarante andare al pub con in testa orecchie da diavolessa di raso rosso e fingere di essere ubriaca prima di ubriacarmi davvero, molestare i camerieri, inciampare per le scale, finire addosso a qualche brufoloso compagno di liceo? (…)
Jane A., lettera al Sun
Buon anno nuovo a tutti, anche a quelli che la sera del trentuno si sono divertiti, ubriacati, amati, buon anno anche a quelli che erano in qualche posto meraviglioso in costume da bagno o a Central Park sotto la neve. Con la sola preghiera, al ritorno, di non organizzare una cena per mostrare le foto. Buon anno a quelle che si sono ricordate di indossare qualcosa di rosso, e il rosso ha portato loro fortuna. Buon anno ai festaioli vestiti di lamè, buon anno a quelli che odiano il Capodanno perché non sono mai riusciti a rimorchiare durante un veglione e si sa che porta male, buon anno ai deficienti che continuano lanciare petardi, raudi, razzi, colpi di kalashnikov, bombe a mano e pacchi bomba per fare festa (il mio gatto è scomparso alle nove di sera, al centesimo botto: l’ho cercato dappertutto, ho cosparso la casa di bastoncini premio, ho guardato sotto letti, divani, poltrone, dentro gli armadi, dentro la lavatrice, fra i giocattoli, ovunque, pensavo che si fosse buttato dalla finestra dalla paura, invece alle sette del mattino si è infilato sotto le coperte del bambino piccolo e si è messo a leccarlo. All’inizio si sorride, che carini, le gioie della famiglia eccetera, che momento impagabile, poi però il nano si è svegliato per le leccate, e dormiva da quaranta minuti esatti, allora ho pensato di andare a cercare in strada qualche petardo inesploso e legarlo alla coda del gatto, ma si è svegliata anche la bambina grande e non c’era più tempo per le vendette). Buon anno a Elisabetta Canalis, che ha passato il Capodanno con Angelina Jolie, per via dei rispettivi fidanzati, e avrà dovuto fingere di essere appassionata non solo di labbra (che a poco a poco le stanno crescendo), ma anche di diritti umani e di bambini per fare conversazione: chissà se l’amore per George ha resistito a una cena incentrata sul Darfur e sui colori a dita che sviluppano la creatività. Buon anno alle madri insopportabilmente noiose come me, che alle undici hanno già sonno e gira che ti rigira devono sempre tirare fuori qualche penosa storia di figli invece di raccontare l’ultimo viaggio nello Yemen (assicurano però i mondani che è peggio un commensale in fissa con lo Yemen, anzi con l’Etiopia che è diventata il nuovo Yemen). Buon anno quindi a mio marito, che si rifiuta di prendere un piccolo, dolce, indifeso cucciolo di cane con la scusa che la nostra vita ne uscirebbe ulteriormente devastata, e che non è crollato nemmeno dopo che gli ho fatto vedere un ormai vecchio film (il cinema è uno dei propositi per il 2010) su un cane devastatore, con Jennifer Aniston (battuta di David Letterman all’epoca: “Jennifer Aniston è a pezzi, il cane è scappato con Angelina Jolie”). C’era questo cane che divorava pavimenti, segreterie telefoniche, montava barboncini e gambe di esseri umani, svegliava i bambini appena addormentati abbaiando, faceva la cacca in mare, distruggeva porte, zanzariere, ingoiava gioielli, guinzagli, libri e imbottitura di divani. Ovviamente commozione, lacrime estorte, apoteosi del cane. Dialogo: “Lo vedi come sono felici nonostante un po’ di fatica?”, “Lo vedi che non hanno niente da fare dalla mattina alla sera se non andare col cane in spiaggia e cambiarsi canottiera – e poi mi spieghi che si è fatta la Aniston in faccia che sembra la Ferilli?”, “Ma i bambini crescono meglio con un cane in casa”, “I bambini crescono meglio con dei genitori vivi”, “Ma lo porterei fuori sempre io”, “Sì, poi mi guarderesti con la faccia da martire, scarmigliata, con le occhiaie, un tacco rotto e mi diresti: non preoccuparti amore, stai pure sul divano, esco io sotto il diluvio e con la febbre a quaranta, finisco di allattare e vado, anzi vuoi che ti compri le sigarette?”, “Ma hai appena smesso di fumare”, “Ecco, che senso ha portare fuori un cane se non ci si può accendere neanche una ventina di sigarette?”.
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